Solo una partita e due birre…

Questa è una storia vera.
E’ il racconto se cosi, lo vogliamo chiamare, di un gruppo di ragazzi di trenta anni che hanno in comune due passioni:
“la birra e il Dio calcio”.
Ho sempre giocato a pallone, sempre a livello dilettantistico, diciamo anche parrocchiale. La voglia di correre dietro alla palla non mi è mai mancata.  Non so spiegare bene il perché né il suo fine sociale, ma sentire il vento scivolarmi in faccia mi fa sentire libero di andare con i pensieri dove voglio, anche in mondi fantasiosi. Mi piace buttarmi per terra, usare le mani, gridare, volare in mezzo a qui 7,32 metri, solo per il gusto di andare a deviare una cosa tonda che viaggia a velocità e con traiettorie strane.
Il portiere…quando sei piccolino che si fanno le squadre, sei sempre quello scelto per ultimo, considerato quello che non serve a niente, quello che non sa giocare. Non sei il leader del gruppo, quello che dice: le squadre le faccio io.
Se visto dagli altri anche un “male”…queste le domande che leggi negli occhi degli altri bambini: perché mentre tutti corrono e sudano lui se ne sta bello e beato tra i pali?
Perché si fa la doccia a fine partita se non si stanca? Invece ti accorgi di essere fondamentale.
Ti rendi conto che i tuoi interventi rimangono scolpiti nella mente di tutti: amici e nemici. Sei chiamato poco in causa. Non puoi permetterti il lusso di sbagliare, perché da un tuo errore si decide l’esito di una battaglia. Tu difendi quei metri, non devi permettere a nessuno di oltrepassare quel confine che si chiama linea di porta e per evitarglielo devi danzare. La musica non ha sempre la stessa armonia. Varia, cambia di timbro e tu devi essere lì pronto a interpretarla. Quando hai imparato a seguirla, allora viene tutto più naturale: i movimenti, le valutazioni delle traiettorie, gli interventi, ti accorgi anche di essere diventato più bravo nel ballare. Cosi sono chiamato un settembre di un anno fa da un mio carissimo amico. Era da un po’ che non lo sentivo, ci incontriamo e siamo felici nel vedere che i nostri trentuno anni non ci hanno cambiato molto. M’invita a conoscere la sua squadra di calcio, mi dice che stanno cercano un portiere per un torneo, perché quello che hanno non da molta sicurezza. Cosi accetto. Sono entusiasta all’idea di giocare. La zona è situata nella periferia nord di Roma. La prima occhiata è per il campo. Non è il campo di quarta generazione, questo è all’antica; in terra. Ci sono dei piccoli sassolini che quando ti tuffi per andare a prendere un pallone all’angolino, ti lasciano il segno sulla pelle come se fossero tatuaggi effettuati con il metodo tradizionale Maori. Immagino subito che saranno partite dure e polverose .Mi presentano alla squadra, loro si chiamano Tori Rossi e giocano con la maglietta ufficiale dell’AS Roma. M’innamoro subito. Incrocio i loro sguardi, noto che non hanno  una grossissima fiducia in me. Penso anche però che se mi hanno cercato, l’altro portiere non sarà il massimo,  Mando via questo pensiero molto egoistico e mi reco verso lo spogliatoio. Mi avvicino alla panca, butto la borsa a terra e sento subito dire: la panca è tutta occupata- penso che possa cambiarmi anche appoggiando la mia roba a una sedia. Prendo una sedia e anche in questo caso sento dire:- maschio le sedie sono tutte occupate- allora con tono deciso, esprimo un concetto: secondo voi, dove mi posso cambiare? La squadra serena risponde: da solo nell’altro spogliatoio……è giusto così. Sono regole non scritte, di un rito d’iniziazione. Non puoi entrare subito in uno spogliatoio e fare come vuoi. Lo spogliatoio è un pochino come una caserma, dove gli opliti si preparano per scendere in battaglia. Ognuno ha bisogno dei suoi spazi e tempi, un novellino può solamente abbassare il morale della truppa. Avrò il mio posto ma come esige la democrazia, dovrò conquistarmelo. Sento dall’altro spogliatoio le urla dei soldati che si preparano, s’incitano, discutono come vincere. Loro si conoscono da molto tempo, hanno combattuto molte battaglie insieme, i loro movimenti sono coordinati. Tutta la falange è compatta, combattono come un sol uomo .Il campionato inizia e le prime scorribande sono molto veloci. Siamo molto forti e tecnici, giochiamo semplice alla mano, passaggi rapidi e corti…
Noto con piacere che attiriamo una discreta quantità di pubblico. Soprattutto due ragazze; Marta e Laura. Marta è molto bella bionda con gli occhi verdi e soprattutto esulta con grazia. Riesco subito a conoscerla. È scontato però che passo il mio tempo nelle retrovie. Scalpito dalla voglia di affondare il fendente nella carne avversaria. Purtroppo devo frenare i miei impeti e risparmiare l’energia per quando sarò chiamato in causa. Passano tre partite ed io sempre lì ad aspettare. Ti frega la cultura classica a pallone. Dalla panchina io vedevo i miei eroi: Agamennone, Menelao, tutti schierati sul campo di battaglia contro quei figli di Troia. Finalmente alla quarta arriva il mio momento. L’altro portiere  si fa male seriamente; il ginocchio si gira. Entro e prendo subito possesso della falange estrema. Impartisco ordini, direttive, vedo che i miei compagni mi seguono, si fidano di me.  Posso tornare a danzare tra i pali. I miei compagni rimangono sbalorditi della mia foga, il pubblico approva e applaude. Con meriti sul campo sono stato accettato dalla squadra, ho una panca ed una sedia insieme con loro. Arriviamo alla semifinale contro una squadra che si dice sia la più forte di tutte: i Diavoli Verdi. Ci prepariamo nel nostro spogliatoio. Sempre gli stessi movimenti per vestirsi, gli stessi indumenti. Si crede portino fortuna. Fuori piove, il campo se così si può chiamare è un pantano. Noto che sugli spalti ci sono una settantina di spettatori, quarantacinque secondo la questura. Vedo che c’è anche Marta, la saluto e lei mi manda un bacio. Schierati  al centro del campo di battaglia, Diavoli Verdi contro Tori Rossi…
Diavoli Verdi contro Tori Rossi… Penso! La rievocazione della battaglia di Cassino? Penso anche che noi fortunatamente non apparteniamo ideologicamente a nessuno di quei due schieramenti che si affrontarono nel 1943. Mentre m’incammino verso la porta che devo difendere, ripenso a questo piccolo corso e ricorso storico e mi accorgo che sono sotto la curva avversaria. Subito insulti partono verso la mia persona e il mio ruolo. Mischiati alla pioggia battente, sono parole che fanno male. Faccio finta di non sentirli. Mi concentro. La partita comincia, i due schieramenti si studiano per circa venti minuti, poi all’improvviso una palla innocua verso di me. Mi abbasso per raccoglierla. Penso! È la stessa danza che ha fatto milioni di volte.  Questa volta è diverso. La palla sottovalutata e offesa per questo, con il terreno bagnato mi scivola dalle mani…goal. Ho commesso un errore banale, ho portato in svantaggio la mia squadra, ho deluso i miei compagni e tutto questo l’ho fatto davanti agli occhi di Marta. Sono scoraggiato. Insulti pesanti piovono dagli spalti: portiere sei una schiappa… ahahahahah  hai spaperato, portiere cambia sport gioca a boccette. Questo mi colpisce a morte. La falange estrema è caduta. I miei compagni si accorgono del mio stato d animo e vengono a rincuorarmi. Fortunatamente il nostro capitano pareggia subito con un impetuoso colpo di testa. 1-1 palla al centro. Il mio riscatto arriva presto, inizio secondo tempo.  Francesco atterra in area un avversario. Arbitro fischia: rigore. Penso è finita, è finita, è finita…se lo paro, ce la possiamo ancora fare ma se segna, è finita, è finita. Mentre mi avvicino alla linea di porta, noto che il tiratore è un destro, quindi se non mi fa una finta, per sua natura, tirerà alla mia destra.
Io mancino D.O.C.: ho l’emisfero celebrale destro più sviluppato, quindi mi è più naturale buttarmi alla mia destra. Ci guardiamo negli occhi per un tempo infinito. Precisi gli ordini, sudore e rabbia. Facce scudi da opliti, odio di dentro come una scabbia si può percepire dai nostri sguardi. Sarà un duello senza esclusioni di colpi. Poi distolgo lo sguardo verso sinistra. Dagli spalti vedo poco più lontano, un pensionato e un vecchio cane, che guardavano un aeroplano, che lento andava macchiando il mare. Si rompe il tempo e l’attimo. Per un istante resta sospeso. L’arbitro fischia. L’avversario tira sulla mia destra, il tiro è potente ma non tanto angolato. Colpo di reni, allungo il braccio e devio il pallone in angolo….siamo ancora in ballo…Dopo il rigore parato prendiamo coraggio, giochiamo bene ma non riusciamo a concludere. È incredibile abbiamo più fiato ma non riusciamo a muoverci, ci hanno chiuso in una gabbia. 89”….a un certo punto la nostra ala destra: Gianluca fa la cosa più stupida che si possa fare da centrocampo: prende la palla e tira. Tutti pensano che sia impazzito, anche perché Gianluca non ha il piede fatato. Però la palla con il campo in quelle condizioni rimbalza sul tre quarti e prende una traiettoria strana. Ribalzando acquista forza e s’impenna. È un pallonetto, è goal. Bravo Gianluca Bravo –ma nooo niente- ma come niente io i falsi modesti li parerei vivi! Bravo Gianluca Bravo. L’arbitro guarda il cronometro, siamo in finale. Nello spogliatoio infialiamo a Gianluca il corriere dello sport acceso fra le gambe, e lui corre tutto intorno gridando: fiamma olimpica, fiamma olimpica, fiamma olimpica, finche non entra nella doccia. L’acqua della doccia è gelida, fuori piove tiepido. Marta e Laura ci aspettano. Ehhhh digli di venire dentro! Perché? Si bagnano fuori! Si bagnano ma si salvano! Vestitevi, andiamo al Pub di Andrea a festeggiare l’accesso in finale.
Il pub lo sconosco bene, ci ho lavorato sette anni, per tutta l’ università. È molto carino e tranquillo, si chiama mcqueen ed è situato in via Aurelia 77.
Ci dirigiamo verso il pub, siamo tanta gente, abbiamo voglia di bere bene e mangiare, volgiamo ridere e scherzare insieme agli amici. Al Mcqueen ci sono birre di gran classe……c’è anche la Gorgona del birrificio Policarpo. Quanto è buona! Sarà la sete post partita, sarà l’ora ma la Gorgona scende giù che è un piacere. Chiara doppio malto fruttata, alta fermentazione, cruda (non pastorizzata), Gradi alcolici 7,5% vol. Colore oro carico con riflessi quasi mielati che ne fanno indovinare i toni fruttati.
Questa birra è una grande espressione delle crude italiane, ideale per passare una buona serata e dire stasera ho bevuto una grande cruda.
Niente quella sera non c’è stato verso di accompagnare Marta da solo a casa. Tutta la squadra i Tori Rossi insieme… Ma non ci sono i tifosi avversari  che ci fanno gli agguati! Ehhhhh non si sa mai…….grazie! veri compagni. Cosi accompagnate le ragazze, ognuno di noi non voleva essere riportato per primo a casa, perché non si sa mai! Alle due di notte ci siamo ritrovati in piazza Eugenio Morelli quartiere portuense, a bere peroni gran riserva al chiosco di Mario.
A un certo punto abbiamo avuto un incontro ravvicinato con una pantegana fuori ordinanza, che secondo il nostro capitano era un nuovo pallone da calcio peloso. Secondo altri no, così abbiamo usato il metodo galileiano d’indagine per accurarlo. Ancora oggi la pantagena si chiede cosa volessero quegli undici pazzi che per quarantacinque minuti regolamentari l’hanno inseguita al grido di: pallone fermati. Finché infilatasi in un tombino, li ha sentiti discutere per altri quarantacinque minuti se si trattasse di autogoal oppure no. Quella serata è finita cosi. In finale ci siamo andati . Non vi sto raccontando com’è andata a finire. Anche Marta da quel giorno non è riuscita più a vederla. Ci rimane il ricordo però di un gruppo di amici che hanno coltivato insieme una passione per una palla tonda. Il solo scopo di divertirsi e di correre ci ha portati fino in finale. Non porta nessuna gloria né denaro, ma ci siamo arrivati. Sempre insieme siamo riusciti ad assaggiare una birra buonissima: la Birra Gorgona del Birrifici Policarpo. Il calcio è anche questo: ricordi, passioni, bevute, serate indimenticabili che non rivivrai mai più. Sei consapevole di questo e pensi: ne è valsa la pena? Direi proprio di sì. Se passate da Roma andate a visitare il pub, magari ci trovate anche i Tori Rossi a sorseggiare una buona birra.

Testi e Foto di Claudio Sargentini

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Ci Siamo…

Carissimi amici,
molti di voi in questi giorni mi hanno fatto notare che nel mese di #Settembre non sono usciti gli articoli di #attualità di Bob Fabiani, #luxurymotors di Stefano Mollaioli e #fashionlifestyl e #imieiviaggi scritto da ME…

Vi starete chiedendo cosa sta succedendo…

cisiamo1In questi giorni ho cercato tramite cellulare e tramite email di spiegarvi e prendere tempo, si quel tempo che mi è servito per creare una nuova strada sia per il mio #blog  sia per il progetto che stavo costruendo da tempo, da molto tempo…

Il #blog a partire dal #primodidicembre avrà un nuovo “nome” una nuova “grafica” e delle nuove “rubriche”…
Avremo delle nuove #newentry e saranno presenti sempre quelle stesse #facce che fino ad ora ci hanno aiutato a crescere e a trovare la nostra strada.

Il #blog si chiamerà:

BOTTEGA47.BLOGSPOT.IT
Perché BOTTEGA47?

Vi starete chiedendo mentre leggete questo mio articolo…

Semplice e affascinante nello stesso tempo!!!

Perché sarà il nostro e il vostro LOCALE a #bologna…

DOVE?

All’interno del #mercatodellerbe……..

Proprio così, abbiamo creato un #polodelgusto, una #factory al centro di #bologna aperto dal #lunedì al #sabato……..

Finalmente potrete venirci a trovare, finalmente potrete #degustare il nostro #cibo e i nostri #vini, le nostre #bolle, le nostre #birre e poi potrete interagire con tutti i personaggi che hanno creato il mafa73.blogpost.com, questo era il sogno quando avevo iniziato questo mio viaggio, potervi abbracciare tutti insieme stare seduti davanti  ad un #calice e un buon #piatto in un’atmosfera unica……..

IL NOSTRO E IL VOSTRO LOCALE AL CENTRO DI BOLOGNA…..

-BOTTEGA 47-

Il locale avrà anche un #magazzino e un #sito dove potrete essere voi gli attori principali, stiamo creando un mondo #social che permetterà ad ognuno di VOI di avere un contatto con ognuno di NOI….
Stiamo anche creando #l’enotecab47 e un #app con un clic e molto, molto altro…

I LAVORI SONO INIZIATI QUESTA DOMENICA…
TRA QUALCHE GIORNO SAPREMO DIRVI LA DATA CERTA DELLA NOSTRA APERTURA…

Per il resto aspettatevi grandi novità!!!

Molti di Voi erano a conoscenza di questa avventura e molti altri no, non è stato facile tergiversare in tutti questi mesi, ma alla fine ci siamo riusciti…

Vorrei ringraziare le nostre famiglie e quelle acquisite, tutti i nostri amici produttori che ci hanno assistito e spronato in questi mesi, alle persone care che non ci sono più ma che da qualche parte ci hanno sostenuto…
Un grazie speciale anzi specialissimo a Cinzia Chan e Mariano Monti, senza di loro non avremmo mai potuto creare “BOTTEGA 47” e al MERCATO delle ERBE!!!

A presto…

BOTTEGA 47
Via Ugo Bassi, 23
40121
Bologna
Presso il Mercato delle Erbe
BOX 47

Testi e Foto di Massimo Fabiani

Meursault Clos de Perrieres 1er Cru 2012

di Albert Grivault
– chardonnay 100%
– alc. 13,5%

meursault1La letteratura critica sulla viticoltura in Cote d’Or, dal celeberrimo precursore di ogni classificazione formale di queste zone, quindi dal dr. Lavalle a seguire (all’epoca, nel XIX, lo valutò come Tete de cuvèe), è unanime nel valutare il climat “Clos de Perrieres”, come uno dei più, se non la più vocata parcella dell’intera AOC di Meursault. Il nipote del fondatore, Michel Bardet, con il quale è semplice interagire e discutere di vino, con somma piacevolezza, che gestisce attualmente lo storico “domaine Albert Grivault”, ci ha fatto dono, anche quest’anno, della sua più venerabile opera enoica, in versione 2012, il celeberrimo “MEURSAULT CLOS DE PERRIERES 1ER CRU; il vino è il frutto di una vigna che poggia su un lotto di terreno posseduto, in regime di “monopole” dal domaine; pertanto, vanta un rapporto di esclusività con questo terroir, che amplifica esponenzialmente il valore di questo meraviglioso prodotto, conteso ed ambito su scala globale.

Il vino è qualificabile come un “grand cru in pectore”, considerato il suo oggettivo blasone, ed è declinato dal suo produttore, ogni anno, come nella migliore tradizione borgognona, con religiosa e devota adesione all’anima di questo storico climat.

Il nostro tasting da bottiglia (il secondo, dopo un primo contatto con il vino, quando si trovava in stato affinamento in barrique), si è rivelato, comprensibilmente, precocissimo e non concepito per godere pienamente dell’energia tracciante e luminescente che è in grado di sprigionare, al palato, dopo il suo necessario percorso di affinamento, che dovrà sostenere, per almeno un paio di lustri, in vetro; nonostante, quindi, la gioventù estrema dell’approccio, ed una nostra sacrale reverenza dovuta a questa sorta di sfregio alla sua compostezza infantile, il vino ci ha, invece, davvero stupefatto per come ci si è manifestato: dalle tonalità vivide e stordenti, già smagliante ed estremamente comunicativo, vibrante e nervoso a causa del nobile lignaggio del suo spessore molecolare, tutto racchiuso in pochi atomi di grandissima energia potenziale, ma senza alcuno sfoggio estrattivo; al naso, ha elargito effluvi dai rimandi inconfondibilmente speziati, calibrato sui toni del pepe bianco e di quello rosa, nonchè nette nuances minerali, di pregevolissima tessitura materica e fuse in un amalgama seduttivo, difficile da decodificare in questa fase primigenia; in bocca, il vino ha palesato, da subito e senza esitazioni, il suo registro di fabbrica inconfondibile, caratterizzato da una verticalità ed ampiezza di sorso vertiginose, in cui hanno spiccato evidenti toni agrumati, del tenore della buccia di lime e dei fiori d’arancio; infine, approssimandosi a lasciare il segno del suo sorso, ha primeggiato in una lunghezza quasi sospesa, che ha disegnato un retrolfatto coerente e maestoso, ostentando una attitudine alla persistenza aromatica, già in questa fase, che gli riconosciamo nel dna e che il tempo renderà, senza dubbio, irresistibile.

Anche quest’anno siamo orgogliosi di proporlo sul nostro store:  http://www.borgognamonamour.it/meursault?product_id=161 .

Il micro-articolo che fa seguito, trae spunto da una recente degustazione, tenutasi presso la nostra azienda.
Francesco Bisaglia

Meursault2Borgogna Mon Amour di Francesco Bisaglia
vini di Borgogna
Via G. Galilei, 1 – 33170 – Pordenone – Italia
P.I: 01723200935
Cel.  (+39) 366.2924728 – Tel/Fax. (+39) 0434.537330 – URL : www.borgognamonamour.it

Fuori i Secondi di Stefano Annicelli

3 minuti.
180 secondi.
Un tempo breve.
Aggiungeteci un quadrato, tre corde, quattro angoli e quei brevi istanti sembrano diventare un’infinità. Il pugilato è questo: racchiude mesi di preparazione in alcune riprese da “solo” 3 minuti.
Ed all’interno di questo tempo provate ad immaginare, a volare con il pensiero e la fantasia, provate a vedere ciò che può esserci; perché se non l’avete mai provato, dovete per forza usare la fantasia, superando lo stereotipo di sport violento.
Infatti il pugilato è rispetto; per il maestro, per l’avversario e per se stessi. Ed è appunto il proprio “io” ad essere l’avversario più difficile.
Il pugilato ti insegna a battere te stesso, ti insegna che è vietato dire “non ce la faccio!”, ti insegna che sono solo scuse che ti poni, quelle che ti fanno abbandonare il cammino e il combattimento.
Non avrò tregua fin quando non sarò arrivato in cima è un imperativo che WisF! 3.0 si è posto, affiancandosi allo spirito che spinge il pugile nella sua “battaglia”.
Il pugilato ti forgia il carattere, te lo tempra.
A volte sarebbe più facile mollare piuttosto che continuare a combattere, ma chi nasce con carattere non molla finché non crolla!
Infatti la vera forza sta nel alzarsi da terra nei momenti difficili, dopo essere stato colpito …e continuare a picchiare come se non fosse successo … questo è un PUGILE.
La palestra, per un pugile, è il microcosmo nel macrocosmo della vita; ed ogni pugile, al raggiungimento di ogni obiettivo, non si crogiola, ma se ne pone uno nuovo, sempre più grande.
Adesso usciamo dalla palestra ed affrontiamo la vita con questo spirito, sognando sempre al di sopra delle proprie capacità.
La boxe è così, quando inizi non smetti più.
Scritto da Stefano Annicelli

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L’isola felice non c’è più

La ricordavamo gitana e musicante, l’abbiamo ritrovata austera e silenziosa.
Come ogni anno il nostro pellegrinaggio musicale, in Luglio, ci ha portato a Perugia per Umbria Jazz. Per anni considerata kermesse d’elite nel panorama italiano, ma che, più passa il tempo e sempre più sta perdendo quei connotati che ne fecero la patria di un genere per pochi che si è voluto provare a dare ai molti.
Lo diciamo senza troppi giri di parole, questo nuovo vestito che negli ultimi anni è stato cucito sulla città, non ci piace, quella che i contemporanei chiamerebbero versione 2.0 non ci appartiene, come questa manifestazione non appartiene più alla musica che vuole rappresentare.
Ripenso a Sonny Rollins al Cinema Turreno, Keith Jarret allo Stadio Santa Giuliana, Erich Clapton a Villa Fidelia, BB King girare per la città sulla Vespa Special 50 rossa di Emiliuzzo, James Brown rincorrere numeri di telefono a i “più” proibiti, feste, balli, grida e soprattutto musica sempre ed ovunque.

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Oggi primo sabato di UJ siamo in piazza IV Novembre presso il Caffè del Banco, pardon “Gianni” per chi ha bazzicato questi lidi, a sorseggiare ovviamente una birra Gordon in lampadina (tipico boccale prodotto dal marchio belga/scozzese) ghiacciato e, guardandoci intorno non ci dicono di feste, non vediamo balli, non sentiamo grida e soprattutto non c’è musica; quasi mi chiedo se ormai non reggo più la birra tanto da non aver sentito neanche il concerto iniziare, poi alzo gli occhi al palco e vedo i musicisti…………questo mi rincuora pesavo di essermi seriamente invecchiato.

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Cerchiamo, troviamo, prendiamo e leggiamo il programma; sembra cospicuo: oltre 200 concerti in programma, 500 artisti presenti; forse avremmo sbagliato città.
Facciamo l’appello: la Fontana Maggiore c’è, il Duomo pure, l’Arco Etrusco ci siamo passati, la Rocca Paolina presente……siamo nel luogo giusto, eppure la musica manca…….

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Ci spostiamo per le vie della città, una volta formicai di musicisti ambulanti dediti alla sperimentazione dei suoni; dove una volta si fondevano didjeridu e violoncello, ora a malapena riusciamo a scovare un sax con basso……gli unici spiriti liberi, così si sono definiti nel corso della loro “performance”, sono due ragazzi che cantano in un qualche dialetto.

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Arriva uno spiffero su cosa ci sarà stasera: il Parco di Santa Giuliana ospiterà quello che una coppia ha appena definito l’Evento; una lunga serata-notte che vedrà alternarsi sul palco in 12 h di musica performer dell’electro music, organizzata da un Dj molto conosciuto anche a livello internazionale Ralf (lo Zio)…..prezzo del biglietto di ingresso 20 euro…me cojoni mi verrebbe da dire!

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Ci affacciamo e con piacere scopriamo che la performance non è il solito dj set, prende vita il progetto R.Ha.R.F. (Rhythm harmony and repetition of form). Sul palco con il dj umbro ci sono Gianluca Petrella, Giovanni Guidi e Leonardo Ramadori ed un ospite d’eccezione, il trombettista Enrico Rava. Qui il pubblico non è composto solo da puristi, la sfida sembra ancora più elettrizzante. L’attesa è grande: nessuno sa cosa potranno creare insieme due maghi dell’improvvisazione come Ralf e Rava. Forse non è poi così vero che elettronica da ballo e jazz sono incompatibili.

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La riflessione a questo punto è d’obbligo… per mangiare la Pagnotta quanta strada tortuosa è stata fatta da quel giorno del lontano 1973 dove un gruppo di amici appassionati del genere seduti al tavolino di un bar ebbero un’Idea meravigliosamente musicale?
Questa è Perugia oggi, questa è Umbria Jazz ora…
Questa è l’Isola che non c’è più!

Testi e Foto di Marco Sargentini

I veri intenditori non bevono vino. Degustano segreti

“ I veri intenditori non bevono vino . Degustano segreti”
Salvador Dalì

dali1Così come ogni persona può scegliere se far conoscere agli altri il suo mondo , anche i vini nascondono nei loro sentori una miriade di segreti  che solo alcuni riescono a percepire.

Scoprire i segreti che si celano dentro una classica Bordelese  piuttosto che in un’elegante Renana passando attraverso una sontuosa Champagnotta ,  richiede attenzione e fantasia ma soprattutto leviamoci dalla testa che solo  “gli addetti ai lavori” sono in grado di farlo….

Ho qui davanti a me una bottiglia di Chablis – Les Vaux Sereins 2013 acquistata neanche una settimana fa a Nizza e ripenso al giorno in cui l’ho scelta in mezzo alle altre : ero in una piccola enoteca nel centro  della città in un caldo pomeriggio di Agosto e il fatto che questa bottiglia non lasciasse trapelare nessuna informazione aveva attirato subito la mia attenzione.

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Chi sei?

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Le enoteche sono affascinanti per noi amanti del vino , ogni scaffale racchiude un pezzo di storia , ogni bottiglia contiene un segreto che chiede solo di essere conosciuto e te sei li, nel mezzo a questi polverosi pezzi di vetro dai nomi dolci , armonici, rotondi e intriganti che ti chiedi ” e adesso da dove inizio?”

Borgogna , Valle della Loira , champagne, vini rossi, rosati, bianchi, liquorosi… mi gira la testa, passo da un ripiano all’altro, leggo e rileggo le etichette più volte, le tocco, le sfioro quasi con timore, cerco di ricordare le caratteristiche di certi vini fino ad ora solo lette nei libri e mai potute constatare di persona…

Mi sento un pò Alice nel Paese delle Meraviglie , sorrido…

Oltre allo Chablis acquisto un Medoc Tour Prignac Recolte 2009 Grande Reserve  dal tipico uvaggio bordelese,  e esco da quella piccola enoteca soddisfatta del mio modesto bottino.

Sono passate circa due settimane e le due bottiglie sono ancora li , intatte . Non so se ho fatto delle buone scelte , non so se rimarrò delusa da questi vini o se al contrario ne sarò estasiata , a prescindere da come saranno voglio trovare il momento giusto per aprirle , voglio poterle gustare con il cibo adatto e condividerle  con qualcuno di speciale… il vino è divertimento e scambio di idee e non mi va di giocare da sola.

Chissà, magari nel prossimo articolo vi racconterò di una cena a base di vini francesi…

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30 Luglio 2014:
Enoteca Coccolino
Cecina 

Ispirati da un Luglio  travestito da Novembre , io e il mio gruppo di amici decidiamo di andare a mangiare “ la ciccia” (come si dice dalle mie parti ) e a bere del buon vino rosso.

dali5Il ristorante / enoteca Coccolino  ci accoglie nella sua  atmosfera calda e familiare , arredato con centinaia di casse di vino provenienti dai maggiori produttori italiani e stranieri , rimaniamo stregati dal suo silenzioso racconto di bottiglie d’annata e di pregio …  Ci sentivamo come Pinocchio nel Paese dei Balocchi!

Insieme a me ci sono cinque neo sommelier che passando in rassegna gli scaffali pieni di storia, sorridono ogni volta che ritrovano in quelle bottiglie ciò che fino a poco tempo fa era solo teoria

Finalmente a tavola ordiniamo carne di Angus, di Bisonte e ci rammarichiamo per non poter assaggiare anche lo struzzo ( si è vero siamo delle buone forchette!) … impieghiamo quasi 20 minuti per decidere cosa bere , ci brillavano gli occhi alla vista di quella carta dei vini che ci invitava a scoprire i sentori dei vitigni piemontesi, toscani , siciliani…

La salivazione era già alle stelle!

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Alla fine optiamo per un Terre More dell’Ammiraglia 2010 Marchesi de Frescobaldi 13,5°  leggermente tannico e non eccessivamente allappante ,  dopo un boccone di burroso cinghiale in salmì il sapore di questo vino è una piacevole scoperta.

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Bevo il primo sorso e ho un flash .. ciliegia!
Faccio per condividere con gli altri il mio pensiero  e la scena che mi si presenta è fantastica: siamo tutti li con il bicchiere al naso ,in silenzio a fissarci nell’attesa che qualcuno spari la prima cavolata!
Per fortuna la Delegazione Fisar Livorno puo tirare un sospiro di sollievo, dalle nostre bocche non è uscito niente di vergognoso, giuro!

Il secondo vino è un Ruit Hora Caccia al Piano 1868 vendemmia 2011 Bolgheri , 14° , 12 mesi di barrique che permettono al tannino di far sentire la sua presenza  non risultando però particolarmente entrante ma  gradevole e ottimo con l’entrecote ordinate ( strepitose)

Riferendomi al Caccia al Piano e alla carne che stavamo divorando chiedo alla persona vicino a me : “ Cosa ne pensi di questo abbinamento? ”
Risposta : “ Mah.. non lo so se ci sta bene , è buono il bisonte , è buono il vino , io gongolo!”

Siamo sommelier si sa , ma cosa c’è di più vero in una risposta del genere?

“W LA VITA”

Note:
Vorrei ringraziare il Ristorante: “Enoteca Coccolino” che ci ha permesso di passare una piacevole serata all’insegna del buon vino , dell’ottima carne ( la consiglio a tutti gli amanti della “ciccia” ) e dell’onesto rapporto qualità/prezzo .

Ringrazio inoltre i miei splendidi compagni di viaggio (e di bevute) che mi accompagneranno in tanti altri racconti……

Sara Tomei

“Una cacio e pepe, un giubbotto antiproiettile e addio Tony “cinque pance”…la mala a tavola”

“Una cacio e pepe, un giubbotto antiproiettile e addio Tony “cinque pance”…la mala a tavola”

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Nessuno se ne sarebbe accorto, passando per caso nella zona Eur Fermi. Ma non sono più anni di sbirri in carne ed ossa, questi che viviamo.
Ai racconti di pallottole e vendette voglio ora sostituire i racconti di quei pasti, a volte frugali a volte meno, che hanno segnato la storia della cucina quando il cucchiaio di legno é in mano ai gangster…o alle loro madri.
Scena prima, atto primo…un romanzo criminale.

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Il primo piatto è per celebrare un piatto di pasta simbolo di Roma: il cacio e pepe.

La scena é tratta dalla serie “romanzo criminale”. Qui troviamo i piatti sulla bara del libanese, gentile omaggio del Bufalo, che attendono i ragazzi della batteria della Magliana. Un addio sobrio ed elegante, preparato nel cuore della notte da un oste romano. Nessun fiore e nessuna lacrima, un crema di formaggio e pepe che avvolge le mezze maniche.

Atto secondo: la mafia italoamericana a tavola.

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Il primo tributo è ovviamente dedicato al Padrino di Francis Ford coppola, le parole sono di Mario Puzo…ed il cucchiaio di legno sostituisce la pistola nelle mani di Clemenza : “«Può succedere che devi cucinare per una ventina di ragazzi un giorno.

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Cominci con un po’ di olio e ci friggi uno spicchio d’aglio. Ci butti dei pomodori, un poco di conserva, friggi e fai attenzione che non s’attacca. Quando tutto bolle ci cali dentro salsicce e polpette. Poi ci metti uno schizzo di vino e un poco di zucchero. È il mio segreto».

….se avete il coraggio di andare contro Clemenza…
Il secondo piatto è servito invece da Scorsese e dai suoi Bravi Ragazzi:«In carcere la cena era sempre un grande evento……..

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C’era sempre un primo di pasta e un secondo di carne o pesce» racconta Henry. Anche Paulie, come Clemenza, ha un suo segreto culinario. «Paulie si occupava dell’aglio.

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Lo affettava con una lametta, così sottile che si scioglieva nella padella con un filo d’olio. Vinnie era incaricato del sugo. Secondo me ci metteva un po’ troppa cipolla, ma era un ottimo sugo. Johnny Dio faceva la carne, non avevamo la griglia e quindi cuoceva tutto in padella.
Affumicava tutta la prigione e i secondini soffocavano, ma faceva una bistecca fantastica.»

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Alla prossima!
Scritto da Matteo Tassi