Vallepicciola a Castelnuovo Berardenga un viaggio nella zona del Chianti Classico…

Vallepicciola il mio viaggio in paradiso…


A Castelnuovo Berardenga, l’Azienda Agricola Vallepicciola si estende per 256 ettari, di cui 70 vitati ed altri 40 che saranno piantati entro i prossimi 2 anni…


Il Chianti Classico sta vivendo una nuova stagione, fatto di investimenti e progetti sul territorio per un nuovo Rinascimento del Vino.


Ho percorso L’ A1 venerdì da Modena fino a Firenze Certose per percorrere la strada provinciale che porta a SIENA il percorso è splendido fatto di colori e emozioni tipici della zona del Chianti, appena si arriva verso l’azienda sembra entrare in un silenzio infinito, a destra e sinistra si trovano filari di vigneti a perdita d’occhio, la vallata è da mozzafiato, sembra un giardino dell’Eden è tutto maledettamente incantevole.

Siamo arrivati a Vallepicciola…


Un luogo perfetto, a mezz’ora da Siena e un’ora da Firenze, per esplorare la Toscana, muovendo da antiche stradine.


Qui il protagonista è innanzitutto il vino, centrale nel progetto della proprietà della Famiglia Bolfo, da alcuni anni è impegnata nel vistoso rilancio di questa splendida zona.


Vallepicciola con le sue 50mila bottiglie prodotte, è in una fase di startap nella testa di serie delle aziende del Chianti Classico.

Del resto l’impegno della proprietà, capeggiata dalla Famiglia Bolfo, Bruno e Giuseppina due fratelli amanti da sempre della Toscana e del Sangiovese coordinano le varie attività delle Aziende con una grandissima energia tra un viaggio e l’atto in giro per il mondo, Alberto Colombo Amministratore Delegato e grande appassionato di vino e cibo finalmente a 50 anni la sua passione diventa un lavoro, Riccardo Cotarella uno dei più grandi e stimati enologi italiani nel mondo, Erasmo Mazzone Responsabile Cantina, Alessandro Bernardini Cantiniere, Giacomo Mannari Responsabile Vendita Diretta e Ospitalità, uno staff molto professionale che dedicano la loro vita alla Cantina e al successo di essa.

      

IL WINE TASTING

diretto da Giacomo Mannari, senese è il Responsabile delle vendite al pubblico, è il “padrone di casa” per tutti i visitatori di Vallepicciola.


Chianti Classico DOCG 2013

Sangiovese 

🔴🔴 #vinoottimo

Il colore è rosso rubino, appena portato al naso si sentono immediatamente le note di ciliegia matura, l’affinamento in legno gli donano un profumo di vaniglia nel finale. In bocca è morbido e elegante.


Chianti Classico Riserva DOCG 2013

100% Sangiovese

🔴🔴🔴 #vinosplendido

Qui il colore rosso rubino è molto intenso con riflessi violacei bellissimi, al naso le note di ciliegia, amarena e lampone tutte molto marcate e eleganti nel finale il sentore di vaniglia è elegantissimo. In bocca è affascinante e morbido ben strutturato con dei tannini molto eleganti.


Boscobruno Pinot Nero Toscana IGT 2014

100% Pinot Nero

🔴🔴🔴 #vinosplendido

Il colore è rosso granato è molto brillante, al naso i sentori sono complessi e spaziano tra la frutta e le spezie in bocca risulta esseremolto elegante e deciso un vino da invecchiamento…

Chapeau 


Lugherino Toscana IGT Rosato 2016

100% Pinot Nero

🔴🔴 #vinoottimo

Un Rosato equilibrato un’acidità bilanciata al naso le note floreali e di frutta sono estremamente delicate e ben distinte un grandissimo lavoro in vigna e in cantina per un Rosato tendente all’internazionalità…


Perlinetto Toscana IGT Bianco 2014

Chardonnay 50%, Pinot Bianco 25% e Perit Manseng 25%

🔴🔴 #vinoottimo

Potrei iniziare dicendo che si possono fare grandi bianchi anche nel Chianti Classico e questo prodotto è la riprova. Un grandissimo bianco equilibrato e persistente, appena lo portato al naso ho subito sentito i profumi di mimosa e camomilla, in bocca nel finale esce in maniera prepotente e elegante la pesca questo bianco è veramente elegante. 


Perlinetto Spumante Brut 2011

100% Sangiovese

🔴🔴🔴 #vinosplendido


B R A V I S S I M I… 👏👏👏👏 il Perlage è splendido, il colore è giallo oro, appena portato al naso si sono sprigionati sentori floreali fantastici, in bocca frutta bianca matura con un’eleganza disarmante nel finale è molto persistente, veramente una grande grandissima bolla.


Un progetto molto esaltante è un grandissimo lavoro in vigna e in cantina sentiremo parlare molto di questa splendida Cantina nel cuore del Chianti Classico.

” Sono sempre stato innamorato di queste zone, tra le splendide città di SIENA e FIRENZE, che, non avendo ancora perso la primitiva intesa tra uomo e natura, proteggono armonicamente in un mosaico perfetto rinomati vigneti, oliveti, castelli e borghi medievali. Confidiamo che le risorse, l’attenzione, la determinazione, la professionalità che stiamo tutti dedicando a questo progetto portino ai risultati che ci siamo fissati.”

-BRUNO BOLFO-

Vallepicciola Società Agricola S.r.L.

Strada Provinciale 9 di Pievasciata, no.21 53019 Castelnuovo Berardenga SIENA, Italia

Tel. +39.0577.1698718

Fax +39.0577.1698718

info@vallepicciola.com

Scritto da Massimo Fabiani

Foto di Massimo Fabiani


www.jamesmagazine.it

LA BELLEEPOQUE QUANDO PROMUOVERE IL VINO È UN’ARTE
Ottobre 13, 2017 Sara Favilla Champagne Evidence

Photo by Lido Vannucchi

Un nuovo modo di comunicare e promuovere il vino, un linguaggio e delle modalità totalmente inconsuete che sono un continuo work in progress. Il nome emblematico rimanda al particolare momento storico a cavallo tra ottocento e novecento, incardinato su due elementi in apparente contrasto, la fiducia nel progresso scientifico e la nostalgia del passato. È lo stesso principio su cui Massimo Fabiani e Flaviano Lenzi stanno costruendo la propria azienda: un progetto innovativo che recuperi però i valori antichi di umanità concretezza nell’intessere saldi legami.


Massimo Fabiani, classe 1973, romano doc trapiantato in Emilia da oltre 20 anni, si è creato un percorso tutto personale nel mondo del vino lavorando per 5 anni come Direttore Commerciale Italia ed Europa dell’Azienda “Corte alla Flora” a Montepulciano (SI), ed essendo attualmente direttore commerciale per l’Azienda Biologica del Lazio “CantinAmena”. Flaviano Lenzi, classe 1970, emiliano doc, appartenente a una famiglia di assicuratori, coltiva da sempre in parallelo la passione per vino e champagne, e nel 2016, complice l’amicizia ventennale con Massimo, decide di unire le risorse con l’amico nel tentativo di trasformare l’amore per le bollicine in un’attività concreta.


Fondandosi sul principio che il vino deve unire, non dividere, e che lo champagne non deve essere per pochi, Massimo e Flaviano hanno iniziato la loro ricerca di piccoli e medi produttori di vino sposandone i valori e creando un rapporto diretto, individuando un target e strutturando quindi un percorso di crescita aziendale che porti il produttore a fondare un mercato solido e duraturo. Sono quindi una sorta di traghettatori, di mediatori che accompagnano un’azienda dalla terra alla vendita del vino, seguendone tutte le fasi di lavorazione, da quella enologica al marketing puro con la cura dell’immagine, delle etichette, il merchandising, la distribuzione, i rapporti con ristoratori e clienti. LaBelleEpoque è un veicolo in espansione, la promozione aziendale è diretta e mira a trasformare il prodotto da entità fisica a entità sensoriale, questo anche grazie ai futuri progetti legati a La Città Golosa e al nuovo Concept ENO2.0.

Due globe trotter che ci mettono la faccia e che lavorano per i produttori come se fossero loro stessi i proprietari. Ed è stata questa forse la chiave di volta che ha permesso loro di entrare in contatto con la famiglia Bergère, nel cuore della Champagne francese, a Épernay. Un marchio ancora poco conosciuto in Italia, ma le cui origini risalgono all’ottocento e che si è strutturato come azienda nel 1949, grazie ad Albert Bergère, capostipite pionieristico della maison alla cui guida vi è oggi André con la moglie Brigitte Martin e i figli Annaelle e Adrien: le 4 A dello Champagne di cui Massimo e Flaviano si sono innamorati e con cui hanno stretto un accordo il 15 luglio 2016. Un’azienda che è prima di tutto una famiglia, e i cui valori si perpetuano in nome di tradizione, qualità e rispetto. I vigneti sono impiantati soprattutto a Fèrebrianges, Etoges, Congy, ma anche Mesnil sur Oger, Oger, Avize, Chouilly e Cramant e sono coltivati per il 50% a uve Chardonnay, per il 30% a Pinot Meunier e per il 20% a Pinot nero. La raccolta poi è completata con l’acquisto di uve in villaggi e terroir Premier Cru e Grand Cru per le cuvée. La gamma proposta da Bergère è molto ricca e oltre alle due cuvée Tentation e 38-40 (Chardonnay in purezza prodotto solo in annate eccezionali a partire da una selezione di vecchie vigne di oltre trent’anni del terroir di Avize) propone un Sélection Brut, un Blanc de Blancs, un Rosé Brut, un Prestige Brut Millésime, un Brut Nature pas dosé e un Grand Cru Blanc de Blancs. Oggi lo champagne Bergère è distribuito in Italia da CantinAmena ed è il progetto apripista di LaBelleEpoque.

“L’incontro con la famiglia Bergère è stato folgorante, e ci ha fatto capire di voler perseguire il valore della semplicità, dell’impegno quotidiano nel lavorare nell’interesse dei nostri clienti, crescendo insieme a loro, seguendoli in un percorso fecondo fatto di relazioni umane concrete, come in una famiglia. Siamo camaleontici, adattiamo il nostro modus operandi ad hoc in funzione del cliente, creando una rete di professionisti che lavorino in sinergia, sporcandoci le mani, mettendoci la faccia e lavorando al fianco dei nostri clienti ogni giorno”, affermano all’unisono Massimo e Flaviano.

C’è Costa Oltre Bologna…

Ecco cosa ha detto Lorenzo Costa su:
La cucina del mitico Daniele

La Pannacotta ( Irina Steccanella 😂)

I vini di Gabriele ( Tiziano ❤️ )

Le bollicine di Adrien Bergère (Flaviano e Massimo )

La mia ammirazione per Aurora e Massimo Mazzucchelli


🖊: Lorenzo Costa 

“La mia intervista integrale che uscirà su La Città Golosa! Grazie mille a Leonardo Tozzi e Massimo Fabiani!”

D: La cosa che hai fatto di cui sei piu orgoglioso e quella che non rifaresti?
R: Sono molto contento di avere aperto Oltre.! Ho sempre avuto mio padre come mito lavorativo: lui aprì il suo locale a 33 anni, io a 26. Questo mi serve a capire che la strada è quella giusta. A maggior ragione, fare impresa oggi in Italia è davvero per folli, quindi sono felice del pizzico di follia che metto nelle scelte.

Cosa non rifarei? Rifarei tutto! D’altronde è grazie ad errori e scelte giuste se oggi sono la persona che sono, nel bene e nel male. Ogni scelta fatta nella vita è frutto di quel preciso istante in cui viene elaborata, quindi penso che dietro ad ogni azione ci sia sempre un perché. Quindi perché no?


D: Ingredienti e ricetta per un locale di successo?
R: Domanda da un milione di dollari! Ovviamente deve esserci la giusta alchimia tra missione, capacità, materia prima, posizione, collaboratori e un pizzico di fortuna. Avanzo un’ipotesi? Alla base di tutto c’è il team. Dobbiamo circondarci di persone con la nostra stessa visione o essere noi bravi a trasmetterla. Il resto? Tanta umiltà e testa bassa. Collaborazione, ammirazione e rispetto per i colleghi sono altri elementi fondamentali.


D: La vostra cucina spiegata con parole semplici a chi non vi conosce.
R: La cucina di Oltre. è tutta merito di Daniele Bendanti, con il quale ne condivido la filosofia. Vogliamo onorare la tradizione bolognese, le ricette antiche e le cucine delle nonne. Ma con un twist moderno: questo non significa piatti destrutturati, spume e sferificazioni. La nostra ricerca va ancora più a monte: materie prime di primissima scelta e lavorazioni moderne ma rispettose sono le basi della sua cucina.


D: Il vostro piatto forte e la vostra specialità.
R: Ci riteniamo davvero forti sui Tortellini, mentre il nostro piatto speciale è il Piccione.

Daniele prepara personalmente il ripieno dei Tortellini. Salumi pregiati, lombata di vitello al posto del maiale per dare la dolcezza, noce moscata e la Mortadella di Pasquini & Brusiani. Conferiamo il ripieno alle Sfogline di Via Belvedere che ci fanno avere i tortellini chiusi nella loro sfoglia. Infine il brodo di cappone, che prepariamo noi come da tradizione.


D: La pietanza che preferisci lavorare.
R: Non sono un cuoco di conseguenza non lavoro direttamente le pietanze. Sono cresciuto a casa della mia nonna Cesira che abitualmente tirava a mano una sfoglia di 12 o più uova che strabordava dal tavolo mentre io giocavo ai suoi piedi immaginandomi in una capanna. Ad oggi, tirare la sfoglia è la cosa più magica che conosca. Il calore dell’impasto e la ruvidezza della sfoglia mi fanno tornare bambino in un attimo.

D: Il vostro piatto piu difficile da realizzare ma che da piu soddisfazione.
R: Come dicevo prima, il Piccione.

Viene spiumato, pulito, smontato, eviscerato e sottovuotato in più parti.

Ogni piccione ha due piccoli fegati che vengono tritati e sfumati in padella con scalogno, un filo d’olio, sale, pepe, albana passita e raffreddati in abbattitore. Setacciamo col tarocco questo impasto e ne prepariamo una quenelle che completerà il piatto.

La supreme e il petto cuociono sottovuoto a 60 gradi per 30 minuti. Le due cosce cuociono sottovuoto a 62 gradi sempre per 30 minuti. Durante il servizio rosoliamo i vari pezzi dalla parte della pelle. Le cosce successivamente vanno in forno a 200 gradi per 7 minuti. I petti nel mentre riposano per non fare accumulare il sangue. Completiamo il piatto col suo fondo di cottura e con una salsa di frutta di stagione.

D: Un ingrediente o un piatto sopravvalutato.
R: A mio avviso negli ultimi anni ho visto troppa carne cruda nei ristorante. Sembrava quasi che non avere una battuta di manzo in menu potesse squalificare il locale. Troppe preparazioni senza fantasia, troppi piatti di ardesia e poche tartare preparate al tavolo con maestria e giusti ingredienti.


D: Un ingrediente o un piatto sottovalutato

R: La Pannacotta! Dolce bistrattato ma penso che quando sia fatta bene o aromatizzata in una maniera particolare possa essere una grande conclusione del pasto. Consistenza, freschezza e il sapore del latte per me la rendono unica.


D: A cena con un buon vino. Quale? Un rosso e un bianco. O una birra.

R: Tra i vini rossi cito il GS di Costa Archi. Vino secondo me emblema della regione grazie ai vecchi cloni di Sangiovese BBS 11 e T 19. Potente ma al contempo elegante.

Per il bianco invece mi sposto in Valle d’Aosta e bevo il Blanc de Morgex et de La Calle di Cave Mont Blanc. Salato e sapido come piace a me, dopo ogni sorso mi sembra di aver leccato un sasso raccolto da un fiume. Per le birre invece alzo bandiera bianca non essendone un esperto consumatore. Mi sposto invece su altre bollicine, che conosco meglio. Quelle francesi in particolare! Ultimamente sto apprezzando molto Il Blanc de Blanc Grand Cru di A.Bergère. Uno Chardonnay di rara pulizia e nitidezza nato dalle mani di un mio coetaneo. Nei suoi Champagne posso riconoscere nettamente la giovane mano di Adrien.


D: I piatti della primavera.
R: Con l’aumento delle temperature tornerà il Piccione tra i secondi. Tra i primi rivedremo i Tortellini in crema di Parmigiano: nella loro versione estiva annegano in una crema preparata cuocendo mezzo kilo di croste di Parmigiano in un litro di latte fresco per cinque ore. Il latte si stringe e la magia è servita. Ci sarà anche una tagliatella molto semplice ma che sarà un inno al territorio con il Culatello di Spigaroli e gli asparagi di Altedo.


D: A cena a bologna o in emilia romagna da uno chef. Chi?
R: Il mio posto del cuore è il ristorante Marconi. I fratelli Mazzucchelli sono un esempio professionale per me. Dedizione, umiltà e professionalità sono i loro punti focali ma senza mai disdegnare il calore e il contatto umano. Da quando hanno rinnovato il ristorante a Giugno 2016 lo annovero anche tra i più belli.


D: Bologna a tavola. Un parere sulla ristorazione in citta.
R: Il livello si sta alzando è innegabile. Ad oggi secondo me manca una figura portavoce della ristorazione bolognese, che sia forte in cucina e mediaticamente. Ho l’impressione che Bologna non cresca perché viviamo ancora con una mentalità provinciale: per i successi non vieni mai ricordato ma solo invidiato, mentre gli errori fanno di te un caso locale per le malelingue. Ecco, io vedo poca coesione. E senza coesione anche un fuoriclasse fa fatica ad emergere. E qualcuno meritevole di emergere c’è.


D: Hai la bacchetta magica. Tre cose che faresti per la città.

R: Sognando ad occhi aperti innanzitutto eliminerei Sirio. Il sistema di telecamere che controlla la ZTL a mio avviso scoraggia molti anche solo ad avvicinarsi alle mura e di conseguenza alle attività del centro.

In secondo luogo ovviamente, mi piacerebbero parcheggi più fruibili all’interno delle mura per avvicinarsi il più possibile a Piazza Maggiore.

Terzo ma non per importanza mi piacerebbe la presenza di un mercato coperto ma fatto di artigiani veri e piccole/medie imprese bolognesi, anche non necessariamente del mondo del cibo. Una sorta di vetrina sulla città di Bologna con tutte le nostre eccellenze, che sono tante.

Scritto a quattro mani Io e  Leonardo Tozzi

Foto Le foto sono dei legittimi proprietari.

STRANGE PUNCH

Strange Punch di Franceschino…
4,5 cl di jamaican rum

1.5cl di lime 

1 cl di sciroppo di mandarino

Top di ginger ale!


Strange punch perché è uno strano punch, servito in coppa ma anche con un top di ginger ale che generalmente nelle coppette non si addiziona mai una bevanda sodata, a parte le eccezioni es: barracuda (cocktail iba in coppetta sombrero dove si finisce il drink con un top di prosecco). 

Il drink è molto fresco ed adatto alle temperature estive. Si decora con una bordatura di zucchero dulcita delle Mauritius! 

#pastis #franceschino

Scritto e Foto di Franceschino

REFERENDUM CATALOGNA!

                 REFERENDUM CATALOGNA
La sfida indipendentista catalana per “liberarsi” dell’oppressione di Madrid


Sono ore molto concitate quelle vissute dai cittadini della Catalogna per il “Referendum sull’autodeterminazione” che, andrà in scena domani, domenica 1 ottobre. L’aria è di quelle irrespirabili dopo la posizione di netta rottura del governo centrale spagnolo – di stanza a Madrid – che, non ha mai perso occasione per ribadire un solo aspetto: 

“Il referendum in Catalogna non si farà”.


A Madrid, non sono andati tanto per il sottile e, per dar forza a questa posizione, ritenuta da molti come una “netta presa di posizione reazionaria” hanno messo in atto, la solita, stucchevole, arcigna “faccia del Potere”. Quello che non si piega in nessuna circostanza e, se necessario, pronto a rilanciare sulla strada antidemocratica. Eppure, quando il governo ha deciso di “alzare la posta” qualcuno, nella vecchia e civilissima Europa avrà provato un senso di smarrimento e, un certo brivido freddo lungo la schiena nel vedere, la disinvoltura di Madrid e del Governo Rajoy, nel mettere da parte il “dettame democratico” e, in un colpo solo ricorrere alle peggiori “pratiche degli anni bui” quando, in tutta la Spagna a dettare legge era il “regime dittatoriale franchista”.


Se Madrid pensa di risolvere la “questione dell’indipendenza della Catalogna” ricorrendo alle prove di forza muscolare, la situazione potrebbe condurre l’intera Spagna nel baratro della “guerra civile”. Assistendo alla decisione del tutto inaccettabile di Madrid di volere impedire a “ogni costo lo svolgimento democratico di un referendum” con l’invio di ben 10 mila agenti della Guardia Civil per tentare di far tornare sui propri passi la cittadinanza catalana senza per questo cercare di comprendere le “vere ragioni” che si celano dietro a questo referendum lascia del tutto interdetti. Il problema posto dalla Catalogna al Governo centrale di Madrid pone alcune questioni che non possono essere risolte solo con la “prova di forza” della capitale spagnola come se si trattasse di una “stupida rivalsa” tra chi si sente “l’unico depositario della storia” e, quindi per questo pensa di poter mettere all’angolo tutti gli altri, tutti quelli che non la pensano come il Governo Rajoy.


Sarebbe servita la politica (quella con la “P” maiuscola).

Non si tratta solo di voler ribadire il distaccamento, la separazione di Barcellona e di tutta la Catalogna dalla Spagna ma, invece, di ristabilire una “autonomia politica ed economica” da sempre negati da Madrid. Nessuno si può permettere di mettere in discussione l’egemonia politica, giuridica ed economica della capitale che, come in queste ore dimostrano le decisioni quanto meno “imprudenti” del primo ministro Rajoy stanno a dimostrare ancora una volta l’assoluta crisi della democrazia in Europa e, nell’intero Occidente.


Una volta ancora l’Unione Europea ha perso l’occasione per uscire da quel cinismo che la sta facendo deragliare verso il dramma dei nuovi nazionalismi. Senza per questo riuscire mai a prendere una decisione “alta” neanche davanti all’assurdo comportamento franchista optato da Madrid quando si è arrivati ad autorizzare un blitz della Guardia Civil contro il governo catalano con arresti dei membri del governo ribelle ed indipendentista. (8 settembre). Oppure con la procedure da parte della magistratura per indagare 700 sindaci che si erano schierati a favore del referendum.


In queste ore, la stessa Guardia Civil ha messo in atto un’altra prova di forza bloccando il centro raccolta voti (elettronici) e sigillando 1.300 seggi. Da Barcellona però sono stati subito pronti a ribadire che “riusciremo a votare lo stesso”.

Ma la situazione potrebbe diventare davvero esplosiva e drammatica soprattutto se da Madrid arriverà l’ordine di esecuzione di arresti contro i cittadini assolutamente pronti a far valere il loro diritto costituzionale anche se Madrid non lo considera tale.


Scritto da Bob Fabiani

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Link
-www.lavanguardia.com/temas/consulta-cataluna;

-www.publico.es/politica;

-https://cat.elpais.com;

-www.repubblica.it/esteri/news/referendum-catalogna