Brigitte Bardot o Berlinetta Boxer?

Morbida, sinuosa, sensuale, provocante, di rottura: durante la progettazione la chiamarono Brigitte Bardot, all’entrata in produzione divenne Berlinetta Boxer.

Non ha importanza, il nome che conta è un altro…
Il nome che conta è Ferrari!

 

I buoi stanno davanti al carro // Enzo Ferrari

Motore davanti e il resto dietro: questo era il motto di Enzo Ferrari ed a cavallo tra gli anni sessanta e gli anni settanta il modello più rappresentativo di questa filosofia era la 365 GTB/4 “Daytona”. Un autentico capolavoro disegnato per Pininfarina da quel Leonardo Fioravanti che, dopo aver interpretato la più squisita tradizione Ferrari, sarà l’artefice stilistico della grande trasformazione.

Nonostante le parole del Drake già nel 1960 venne realizzata la 246P prima Ferrari a motore posteriore che, poco più che prototipo, fece la sua prima ed unica apparizione in Formula 1 nel Gran Premio di Montecarlo di quell’anno. A decretare il successo nelle competizioni di quella scelta tecnica fu la 156 F1 con cui Phil Hill vinse il Campionato Piloti e Costruttori nel 1961. Sempre in quell’anno vide la luce la stupenda 246SP, capostipite di una lunga serie di vetture Sport Prototipi a motore posteriore centrale che raccolsero innumerevoli successi nelle competizioni.

Nella produzione di serie la prima vettura realizzata da Ferrari con questa architettura fu nel 1967 la Dino 206 GT, carrozzata Scaglietti, il cui motore era stato progettato anni prima da Alfredo Ferrari, detto “Dino”, quel figlio scomparso prematuramente a 24 anni la cui morte causò una ferita inguaribile nell’animo di Enzo.

Nell’Ottobre del 1968 venne presentato al Salone di Torino il prototipo P6 con motore V12 montato trasversalmente in posizione posteriore. La P6 è la prima “vera” Ferrari stradale in cui il carro sta davanti ai buoi: in primis perchè per il Commendatore l’autentico motore Ferrari doveva essere un 12 cilindri, ed in secondo luogo perchè le Dino erano una serie a parte in cui non compariva nemmeno il logo del Cavallino.

Attraverso la P6 e grazie alla mano di Leonardo Fioravanti (anche se qualcuno la attribuisce a Filippo Sapino) dopo essere stata presentata nel 1971 arriva in produzione nel 1973 la 365GT/4 “BB”.

BB in omaggio a Brigitte Bardot per la bellezza della carrozzeria caratterizzata dal taglio netto della linea dell’equatore a separare idealmente la vettura in due parti: nera quella bassa delle ruote e della tecnica, colorata quella alta del design e dell’aerodinamica.

BB per la filante carrozzeria Berlinetta e per quel motore 12 cilindri a V di 180° simile, pur non essendolo in realtà, ad un motore Boxer.

Quel taglio orizzontale che separa la carrozzeria verrà poi riproposto qualche anno dopo nella 308 GTB ed attraverserà un ventennio di produzione Ferrari toccando modelli epici quali la GTO, la F40 ed addirittura nel 1995 nella F50.

Naturalmente non fu l’unico stilema introdotto dalla BB: l’aggressiva parte anteriore dalle linee tese a cuneo e le proporzioni semplicemente perfette faranno scuola per decenni. Altra caratteristica inconfondibile è il cofano posteriore dotato delle due “torrette” nere incastonate in una coppia di griglie longitudinali a cui è affidato il compito di far respirare i quattro carburatori triplo corpo Weber, due per bancata. Sempre sul cofano posteriore trovano posto, in questo caso in tinta con la carrozzeria, altre tre griglie orientate in senso opposto alle precedenti per lo smaltimento del calore generato dal motore. Due colorazioni per due funzioni diverse, atte ad esprimere i concetti di inspirazione ed espirazione. Ed ancora sul posteriore trovano spazio in questa versione tre fanali per lato, derivati dalla 365 GT 2+2,  sotto ai quali si trovano tre scarichi sempre per lato.

Ma il motore era il vero protagonista: un 4300 cc da 360 CV in grado di staccare lo 0-100 in 5 secondi e far volare la vettura fino a sfiorare i 300 km/h. Parliamo di una vettura di serie (prodotta in 387 esemplari) del 1973… un Mostro!

Nel 1976 sua maestà si rinnova: Ferrari presenta la 512 BB un’evoluzione figlia di una crisi petrolifera che segnò profondamente il mondo dell’automobile di quegli anni. La cilindrata venne portata a 4900 cc mentre la potenza scese a 340 cv (anche se aumentò la coppia su tutto l’arco dei giri) allo scopo di avere un’erogazione più regolare ed una minore emissione dagli scarichi, che furono protagonisti di una riduzione da tre a due per parte.

Sul posteriore scesero a due anche i fanali e fece la sua comparsa il piccolo spoiler sul tettuccio, quasi ininfluente sulla resa aerodinamica, ma importantissimo per creare la turbolenza necessaria a migliorare la dissipazione del calore da parte delle griglie sul vano motore. Così come per le torrette anche lo spoiler rivela la sua funzione attraverso la colorazione nera. Le altre modifiche alla carrozzeria furono la comparsa dei caratteristici fari gialli sul frontale accompagnati da un piccolo spoiler, l’allungamento dello sbalzo posteriore, l’allargamento dei parafanghi per ospitare una gommatura più generosa e le celebri prese d’aria NACA sulle fiancate laterali (che più avanti saranno uno dei segni distintivi della F40).

Gli interni rimangono pressochè invariati, ma con l’aumento di cilindrata, di gommatura e la possibilità di aggiungere il condizionatore il peso passa da poco meno di 1200 kg a quasi 1400 kg. Ne verranno prodotti appena più di 900 esemplari (929 per la precisione).

Nel 1981 a dieci anni da quello storico salone di Torino entra in produzione la 512 BBi in cui i 4 caburatori Weber lasciano il posto all’iniezione elettronica che esalta la frubilità del motore senza incidere sulle prestazioni. Sono di modesta entità le modifiche estetiche che riguardano principalmente il paraurti posteriore, che ora integra il retronebbia, ed alcuni dettagli di plancia e volante. Naturalmente la targhetta posteriore, dal design molto particolare per l’epoca, viene arricchita di quella “i” che ne identifica il progresso tecnologico spinto, anche in questo caso, dalla necessità di ridurre le emissioni.

Sono 1007 gli esemplari di 512 BBi usciti da Maranello prima che questa, nel 1984, lasci il posto ad un’altra pietra miliare di Fioravanti: la Testarossa.

Un design semplicemente immortale che ha cambiato gli orizzonti tecnici di Ferrari delimitando, nel panorama automobilistico dell’epoca, un nuovo confine tra eleganza e sportività. La creazione di un genio il cui nome non poteva essere più azzeccato – “Leonardo” – che ancora oggi viene riconosciuto come emblema del Made in Italy. Tutto questo è la BB e sono sicuro converrete con me che l’accostamento ad un’altra icona di bellezza ed eleganza, qual è Brigitte Bardot, è tutt’altro che azzardato.

Per portarvi a casa una BB vi serviranno tra i 350.000 ed i 450.000 euro.
Per una cena romantica con una splendida ottantaduenne è necessario contattare il suo agente 🙂
Poco ma sicuro entrambe avranno molte storie da raccontarvi.

Vi saluto con il video del bravo Davide Cironi nella sua Drive Experience con una 512 BBi

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