Borgogna

Riflessioni scritte sulla mia Moleskine in treno durante uno dei miei innumerevoli viaggi…

È da qualche mese che Io e Francesco abbiamo deciso di iniziare questa collaborazione sul blog rivolta alla “Borgogna”, ogni volta che ci sentiamo al cellulare tra un km e l’altro mi ripeto sempre questa frase:

 -punto di approdo definitivo-

E’ per questo che sono rimasto affascinato dal suo lavoro e dalla sua passione per la Francia e in particolare della BORGOGNA, il nostro è stato amore a prima telefonata ( quando ci siamo sentiti la prima volta  al cellulare mi sembrava come se ci conoscessimo da anni, stesse idee, stesse passioni,  stessa voglia di cambiare il mondo enologico attorno a noi ), allora mi sono chiesto dai provaci, chiediglielo Massimo non esitare chiedigli di collaborare con Te sul Blog e non avere timore e Lui mi ha risposto: “SI”

Eccoci qui a condividere con tutti Voi la sua e la mia passione per una terra magnifica che ci ha cambiato la vita…
Buon viaggio a tutti!
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Oggi nasce ufficialmente il progetto “Borgogna Mon Amour”, dopo una gestazione impegnativa ma appagante; l’obiettivo (e l’auspicio) è quello di aspirare a rappresentare, nel panorama dell’offerta di questa tipologia di prodotto, una proposta strutturata, eterogenea e di contenuto informativo.

Voglio, a questo proposito, rivolgere il mio più caloroso benvenuto ai visitatori, sperando che vogliate intraprendere con me un lungo viaggio, che comincia da oggi; un percorso evolutivo che vorrei condividere anche con l’ausilio dei vostri suggerimenti, pareri ed opinioni, che potrete esprimere negli spazi interattivi presenti sul sito. Questa iniziativa nasce dalla fatale attrazione per una regione, la Borgogna, che costituisce una realtà vinicola unica al mondo, per la sua singolare capacità di donare vibrazioni spirituali e, nelle sue massime espressioni, note di puro lirismo a coloro che si accostano e si lasciano travolgere dalla magia dei suoi vini. Questa regione è innegabilmente un punto di approdo (definitivo?) per l’appassionato del mondo enoico; una terra promessa che, nel corso di mille anni di storia, l’uomo ha avuto il pregio di saper prima ascoltare, poi decodificare ed, infine, assecondare, declinando i mille sospiri di suolo e sottosuolo di queste terre. La sedimentazione secolare delle tradizioni, che ha permesso l’affinamento delle metodologie di vinificazione e l’asseverazione dell’unicità pedoclimatica di ciascun climat, mediante l’interpretazione dell’anima di ciascun lembo di queste terre, hanno scolpito il noto concetto di  “esasperazione del terroir”; è proprio questa la variabile che strega l’eno-appassionato, che si impossessa dei suoi sensi, spingendolo alla ricerca, all’approfondimento di questo microcosmo ed, infine, al periodico desiderio di richiamare alla memoria “quella matrice di pinot noir e quell’accezione di chardonnay in purezza”; la magia risiede proprio nelle loro interpretazioni, che rendono i lieu-dits un grande puzzle, in cui ogni appezzamento possiede una storia da raccontarci ed un’accezione gustativa unica e propria, che lo differenzia da quelle del climatimmediatamente adiacente; c’è qualcosa di sacrale in tutto questo. Un aspetto mi ha colpito più di altri nella ricognizione di questo mondo: l’efficace connubio tra la rigida tradizione e la nouvelle vague modernista di cui si fa promotrice la nuova generazione divigneron che si sta affacciando sulla scena; questa efficace fusione denota come i viticoltori di questo eldorado vitivinicolo rifuggano ogni forma di immobilismo, evitando la tentazione di arroccarsi sull’autorevolezza della propria storia: questa è una terra di uomini sempre in vivido fermento, dinamici e lungimiranti, che non dimenticano i dettami delle loro gloriose origini ma che guardano al futuro rilanciando, con coraggio, la propria sfida all’eccellenza.

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Una chiosa finale sulla scelta dei vini proposti in vendita: è orientata nella direzione di trovare un equilibrio tra i due estremi accennati, tradizione e modernità, bypassando, almeno per il momento, realtà apicali che hanno scavato un divario economico incolmabile con la media delle aziende della regione: mi riferisco, ovviamente, ai fuoriclasse diVosneRomanée (tranne un’incursione, ce la siamo concessa, negli Echèzeaux). Sono certo ci sia una Borgogna per tutti: ho optato per quella accogliente, ospitale, artigiana e rurale, che ben rappresenta l’essenza di questa meravigliosa terra.

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Un augurio di una buona navigazione.

Francesco Bisaglia
366.2924728
francesco_bisaglia@virgilio.it
www.borgognamonamour.it

La Valpolicella che ho sempre sognato…

Quando si pensa ai grandi Vini Italiani nel mondo si pronunciano sempre tre grandi vini per eccellenza: il Barolo, il Brunello e l’Amarone. Ed è per questo, e altri innumerevoli motivi, che iniziai a lavorare nel mondo del vino, volevo capire, comprendere, studiare, visitare queste tre grandi eccellenze italiane.
La prima volta che visitai la zona del Valpolicella mi ricordo benissimo che la mia cultura su tale zona di produzione era veramente scarsa, ma la passione per i luoghi e la loro storia mi hanno sempre aiutato a sopperire nelle difficoltà che mi hanno sempre accompagnato.

Stavo crescendo con il mito di Veronelli e delle sue ricerche specifiche dei prodotti e primValpolicella2a di tutto degli uomini e della terra, ogni volta sentivo parlare di persone incredibili e nello stesso tempo così semplici, e mentre viaggiavo tra un luogo e l’altro non vedevo l’ora di tornare a casa per approfondire il tema.

Quando tornavo a casa la prima cosa che facevo era cercare in rete tutti gli articoli, le degustazioni di questi uomini che prima di tutto facevano parlare le proprie origini e la loro terra e poi del loro vino. Al centro di tutto e dei loro pensieri c’era sempre questa vallata, la Valpolicella, disegnata dalle mani sapienti di grandi artisti e uomini, e di questo affascinante vino, l’Amarone.

È per questo che ho iniziato ad innamorarmi di questo vino così complesso e nello stesso tempo unico nel suo genere, che, per tutti i sommelier, gli appassionati, i giornalisti e addetti ai lavori, era considerato UNICO e sopratValpolicella3tutto consideravano tale terroir un riferimento per tutti.
Da quel periodo che Io chiamo di gioventù è passato tanto tempo, sono tornato tante e tante volte nella zona del Valpolicella che ho perso il numero, ma mi rendo sempre più conto adesso, che ho cercato di riaprire i cassetti della memoria, che tutto quello che ho letto, sentito, discusso, studiato, degustato sull’argomento risulta essere vero e nello stesso tempo accaduto veramente, come se tutto quello che avevo studiato fosse già scritto in quegli anni, cioè che le cose non sarebbero andate come tutti ci aspettavamo.
All’epoca mi sentivo un talent scout di un terroir che era tra quelli non amati dai colleghi e dal consumatore emancipato e non: sentivo sempre le stesse conclusioni: troppa uva, vini senza identità, e poi questo Amarone, un rosso da uve passite quasi dolce, però secco, che stranezza… e poi come lo spiego al mio cliente e con che cosa posso abbinarlo, e perché dovrei venderlo nella mia enoteca nella mia carta…… Insomma mi sentivo di avere tra le mani qualcosa di veramente unico e raro e che se le persone non lo capivano era meglio, potevo stare ore e ore a parlare finalmente di qualcosa di più grande di un prezzo e di un colore dentro un bicchiere oppure di una sensazione finale in bocca, potevo finalmente parlare del terroir.

Stavo iniziando il mio percorso interiore e professionale.
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“Bisogna prima di tutto conoscere i luoghi ancor prima dei vini…”

Ma tutto questo accadeva solamente nella mia mente e nel mio cuore, il mercato prima ancora di arrivare a Me si era già impossessato dell’Amarone e della sua zona, io credevo che si sarebbe creato un progetto educativo, avrei voluto vedere le guide del settore parlare del produttore e della sua terra prima ancora della bottiglia e della sua etichetta e del suo prezzo, avrei voluto vedere crescere un movimento culturale enologico e di stima del mercato, volevo immaginare che si parlasse del contenuto prima ancora del prezzo più basso da inserire in un supermercato oppure in una nuova zona di vendita, avrei voluto che si smettesse di stare a discutere su come riuscire a creare business invece di creare le basi per un futuro roseo e professionale per tutti.

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Ma tutto questo non è accaduto!

Il mercato non è, e non sarà mai, questo, oggi nascono Cantine e Aziende ogni giorno e piccoli contadini vedono crescere i propri conti in banca in maniera esponenziale, il mercato è cambiato e le grandi come le piccole aziende devono sopravvivere. Oggi più che mai la Valpolicella è cambiata, come sono cambiati i suoi interpreti e i suoi vini: è disunita, non ha più o forse non lo ha mai avuto una guida, vuole impressionare il mondo con ettolitri e ettolitri di vini irriconoscibili.

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Una volta ho letto in una delle innumerevoli riviste della mia libreria personale che il vino della Valpolicella non è solo il mezzo di sostentamento, è prima di tutto il parametro per valutarne la felicità.
Sono passati decenni, ma la mia voglia di cercare sempre qualcosa di unico e raro mi ha portato di nuovo a visitare quelle bellissime vallate del Valpolicella grazie ad una scoperta nata per caso durante il Vinitaly 2013. Mentre stavo degustando le bollicine di Prosecco del mio amico fraterno Marco Cuscito dell’Azienda Giavi, mi imbattei in una degustazione che non avevo assolutamente messo tra le mie priorità: l’Azienda DAMOLI BRUNO, nel Consorzio della Valpolicella. Non ricordo il motivo del mio avvicinamento, ma non potrò mai dimenticare le sensazioni che ho provato degustando il loro vino: era come se il tempo si fosse fermato e come se in un attimo tutti i ricordi e le informazioni sulla Valpolicella si rivelassero nella mia memoria.

Il territorio le sue contraddizioni, i suoi profumi, i suoi vini, insomma sembrava come se si fosserò riaccese in me le luci della memoria.

E’ per questo motivo che dopo un anno da quell’incontro e dai vari incontri in cantina a degustare annate e visitare i terreni di Damoli, oggi ho deciso di scrivere le mie sensazioni, del passato e del presente, ma soprattutto guardando al futuro di un vino che ho sempre amato: “l’Amarone”.

I ringraziamenti di solito si fanno sempre alla fine e si citano alla fine di ogni articolo fonti e quant’altro invece io lo voglio fare adesso.

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Ringrazio prima di tutto e di tutti Bruno Damoli, un uomo di un’altra epoca enologica, i suoi due figli Lara e Daniele per tutte le informazioni che mi hanno donato e per le splendide giornate trascorse insieme, a tutte le Aziende che in questi lunghi anni mi hanno dato la possibilità di parlare con loro e di degustare i loro vini, il Consorzio della Valpolicella, le guide e i suoi interpreti, alle riviste del settore, ma soprattutto a tutti coloro che mi hanno fatto innamorare dei luoghi che ho visitato, a tutti i luoghi che ho visitato per dei ristori e a tutte le splendide degustazioni tra le vie delle città del Veneto…..

Grazie di cuore!

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Tecnica e Vitigni

tratto da Porthos numero 18/19 Autunno 2004-Inverno 2005 di Giampi Giacobbo a cura di Samuel Cogliati realizzato con la collaborazione di Luca Elettri e Mario Plazio.

La tecnica produttiva dell’Amarone è una preziosa eccezione nell’ambito dei vini rossi. Le uve sono raccolte a diversi gradi di maturità, a seconda della filosofia di ciascun produttore. Poi inizia la fase più originale: l’appassimento. In questo segmento della gestazione del vino hanno grande importanza il disegno e soprattutto la sensibilità del produttore; determinare il momento in cui interrompere l’appassimento e dare il via alla fermentazione è un’incombenza tutt’altro che scontata. Tradizionalmente l’uva veniva posta sulle arele, sorta di grandi cassettoni ricoperti di canne, in modo da assicurare una certa areazione ed evitare la formazione di muffe poco nobili. L’ubicazione più logica delle arelle erano i granai delle fattorie di collina, ideali per la buona circolazione di aria e per l’assenza delle nebbie autunnali che ristagnano in pianura.

Oggi a questo scopo si sono costruiti più anonimi capannoni, con temperature e umidità controllate, mentre l’uva è più spesso riposta in cassette di plastica. Meno caratteristiche di quelle in legno, hanno il vantaggio di una maggiore pulizia e di essere inattaccabili da muffe e microrganismi indesiderati.

Tradizionalmente sono tre i vitigni principe dell’Amarone: la Corvina, la Rondinella, e la Molinara. Entrato a far parte del disciplinare di produzione, è anche il Corvinone, altra uva autoctona della Valpolicella. In origine considerato un cultivar della Corvina, si è scoperto invece che è una varietà autonoma ben diversa dalla Corvina stessa. Conferisce al vino una grande concentrazione polifenolica, tannino e struttura.

La Corvina è reputata il vitigno più importante per l’apporto di tannino e sostanze coloranti; conferisce aromi fruttati, specie se coltivate in collina.

La Rondinella ha la proprietà di adattarsi a varie tipologie di terreno, da resistere alla siccità e di prestarsi piuttosto bene all’appassimento. E’ molto vigorosa e di buona produttività.

Caratteristica principale della Molinara è il suo grappolo spargolo, conferisce al vino una buona acidità e freschezza, però scarseggia di sostanze coloranti.

Altre uve, nella misura massima del 15 per cento complessivo, possono concorrere a produrre Amarone. Tra le autoctone citiamo alcune rare varietà come l’Oseleta, la Dindarella e la Forselina.

DEGUSTAZIONE

Damoli Bruno

Tutti gli amanti dell’Amarone dovrebbero confidare in questa cantina che non si è adeguata alla folle corsa dei prezzi e del vino che deve piacere a tutti.

L’azienda è situata a Negrar nel cuore della Valpolicalla Classica, la zona storica della Valpolicella, in Via Jago di Mezzo, 5, con 2 ettari di proprietà.

La famiglia vede in testa papà Bruno, un uomo dedicato alla storia del Valpolicella, e i suoi due figli Daniele, l’uomo tutto fare in azienda, e Lara, la responsabile vendita Italia e estero. Loro rendono questa Azienda una rarità nel panorama dell’Amarone.

Daniele e Lara mi raccontavano che suo papà continua a lavorare la terra e i vitigni come faceva suo nonno Checo.

La produzione è di circa 5.000 bottiglie e oggi si producono circa 1000 bottiglie di Amarone. Della produzione che abbiamo degustato, annata 2005, l’annata ora in commercio, sono state prodotte solamente 866 bottiglie.

Abbiamo assaggiato l’annata 2005 dell’Amarone “Checo”: il nome del vino è stato dedicato al loro nonno Francesco, da tutti chiamato “Checo dei Merli”. Mentre Daniele mi versa il vino nel bicchiere i colori mi portano a dei ricordi che pensavo di non ritrovare più, i primi sentori di prugna passita, ciliege sotto spirito, sono come un tuffo nel cuore, al palato le note di caffè e cacao sono delineate e precise, alla fine si sentono forti note balsamiche, nello sviluppo gustativo appare una interessante tannicità.

Questo Amarone apre il cuore di chi lo degusta la sua complessità e la sua freschezza lo rendono unico nel panorama moderno, sembra come se la famiglia Damoli volessi riportare questo vino nel posto che merita nell’olimpo dei vini rossi della Valpolicella.

Mi ha profondamente commosso, mi ha reso partecipe di un’avventura, la loro, che oggi considero di una difficoltà estrema, fare un vino per pochi e non per tutti.

Questo affascinante Amarone mi ha provocato l’effetto di berlo e non quello di un vino contemplativo.

Alla fine della degustazione mi sono subito reso conto che questo vino è elegante e gentile, come del resto questa splendida famiglia.

Scheda Tecnica:

Zona di Produzione: Nel cuore della Valpolicella Classica.

Altidudine: 200 m.s.l.m. fino a 400m.s.l.m.

Resa per ettaro: Vigneti con sistema d’impianto a pergola veronese, resa 100q/ha, vigneti con sistema d’impianto a guyot resa 80q/ha.

Vinificazione: le uve raccolte nel mese di ottobre, leggermente sovrammaturate, vengono adagiate in cassettine e appassite in fruttaio per circa 100-120gg, poi vengono pigiate e messe in vasche da acciaio, fermentano per circa 30-35gg. Durante il periodo di fermentazione, si eseguono rimontaggi e follature giornalieri e delastage.

Affinamento: il 70% del vino riposa, invecchia e matura circa 5 anni in botti di rovere di francese e di Slavonia da 8 a 12 hl, il restante 30%, invece, viene messo in barrique di secondo e terzo passaggio.

Valpolicella9Azienda Agricola Damoli Bruno
Via Jago di Mezzo, 5 – 37024 NEGRAR
Verona ITALIA
www.damolivini.com
info@damolivini.com

Dedico questo mio articolo a tutti gli amanti dell’Amarone e a tutti quelli che in questi anni mi hanno aiutato a scoprire questo affascinante vino.

Massimo Fabiani

Primoluglio Siamoarrivati finalmente!

#imieiviaggi #attualità #borgogna #atavolacon #bollicineedintorni #sportedintorni #luxurymotors #fashionlifestyle #musicismylife #happybeer

Ho creato un Flipagram intitolato mafa73.blogspot.com…. con @flipagram – guardalo Music: Bob Sinclair – Looks Like Love!

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Primoluglio

Siamo arrivati finalmente!

E’ stato un lungo percorso iniziato il 04.10.2013 quasi per gioco e adesso eccoci qua con amici pronti a condividere con Me questa nuova avventura.

Sarà un lungo cammino che faremo tutti insieme con professionalità e gioia, per un’avventura che spero vi piaccia, gli articoli usciranno con scadenza mensile ogni sabato……..

Il blog avrà nei prossimi mesi nuova grafica e credo che riusciremo a mandarlo in rete tra la fine di Agosto e gli inizi di Settembre.

LE FIRME!
#imieiviaggi scritto da  Massimo Fabiani
#attualità scritto da Umberto Fabiani
#borgogna scritto da Francesco Bisaglia
#atavolacon scritto dai nostri amici chef
#bollicineedintorni scritto dai nostri amici sommelier
#sportedintorni scritto da Stefano Annicelli
#luxurymotors scritto da Stefano Mollaioli
#musicismylife scritto da Marco Sargentini
#happybeer scritto da Claudio Sargentini
#fashionlifestyle sarà una bellissima sorpresa
#lokicocktail sarà scritto da Vincenzo Locci

#nonfiniscequi……….

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Il primo articolo uscuirà sabato 05.07.2014 ci saranno delle sorprese!!!
Massimo Fabiani

Franciacorta andata e ritorno…

-Un viaggio iniziato a Verona durante il Vinitaly e finito da Biondelli-.

Biondelli1   Anche quest’anno il Vinitaly ha chiuso i suoi cancelli dopo un’edizione assai importante per numeri di presenze nazionali e internazionali e con i suoi 155.000 mila persone che hanno affollato stand e le vie della città di Verona.

Mi sono preso qualche giorno di riflessione prima di iniziare a scrivere questo blog sul Franciacorta e sulle sue bollicine di riferimento e sulla Cantina Biondelli.

Chi mi conosce sa che in tutti questi anni di presenza al Vinitaly era raro vedere la mia faccia e il mio tablet nel Padiglione del Franciacorta, ma non per motivi enologici anzi, bensì per la difficoltà nel riuscire a ritagliarmi uno spazio adeguato nel degustare i vari prodotti del Franciacorta.
In questa edizione 2014 del Vinitaly grazie a Claudia Bondi Ambasciatrice Italiana dello Champagne, ho avuto la fortuna di essere presente al Seminario “Biondelli presenta Be Italien” dove sono state presentate le annate di Brut 2010, Saten 2010 e per la prima volta Brut 2011, presso il Room Tasting del Consorzio del Franciacorta.

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Durante la presentazione della Cantina Biondelli oltre a Claudia Bondi erano presenti il proprietario Joska Biondelli, l’enologo Cesare Ferrari, Roberto Ravelli e il gota della stampa enogastronomica d’Italia e Io di Wine is Food 3.0…

L’Azienda ha presentato il Brut e il Satèn 2010 non millesimati e, in anteprima, il Biondelli Franciacorta DOCG Brut base 2011, non millesimato, il tutto attorno ad una cornice professionale e gestita in maniera esemplare da tutto lo staff dell’Azienda.
La presentazione è stata un successo.

Cenni storici della Cantina Biondelli:

La proprietà della Famiglia Biondelli appartiene al territorio di Bornato, un antico Borgo sito nel cuore della Franciacorta.
L’azienda agricola, che comprende diversi terreni, ha il suo centro in una cascina cinquecentesca edificata di frfonte allo storico castello medioevale di Bornato e all’inizio della splendida Valle del Longarone racchiusa tra gli abitati di Bornato, Cazzago San Martino e Calino.
Le originidella famiglia Biondelli si ritrovano nel patriziato cittadino di Piacenza, ai tempi del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla. Fu durante il secondo conflitto mondiale con Giuseppe Biondelli, ambasciatore d’ Italia, che il destino della famiglia Biondelli incrociò la Franciacorta, infatti è li che decise di stabilirsi a Bornato in seguito al matrimonio con Clementina dei Conti Maggi di Gradella.
Fu per amore di sua moglie, che l’allora console generale decise di acquistare la villa e la proprietà agricola in precedenza appartenute ai Conti Fè d’Ostani.
Giuseppe Biondelli rimase colpito profondamente dai luoghi che circondavano la Franciacorta, ma rimase anche colpito dall’atmosfera particolare che si respirava in quegli anni che molti definirono la “belle èpoque” della Franciacorta.
L’unione dell’amore tra i due, la grande voglia di guardare oltre i propri confini geografici resero quella scelta una scelta vincente che oggi il figlio di Giuseppe, Carlottavio e suo figlio Joska Biondelli portano avanti con passione e dedizione.

La nascita ufficiale della Cantina è nel 2010.

E’ Joska Biondelli figlio di Carlottavio che conduce personalmente l’azienda vinicola. L’attenzione estrema per l’ecosistema è sempre stata evidente, infatti l’azienda ha terminato nel 2013 il processo di conversione ad agricoltura biologica.

La prima produzione della Cantina Biondelli è stata effettuata con le uve vendiemmate nel 2010: con una produzione complessiva di 19.000 mila bottiglie di Franciacorta Brut e 6.000 bottiglie di Franciacorta Satèn. Con il 2011n il numero delle bottiglie è aumentato, arrivando a 25.000 mila bottiglie per il Franciacorta Brut e 8.000 mila bottiglie di Franciacorta Satèn.
L’azienda si estende in 10 ettari di cui 8 ettari Chardonnay e 2 ettari di Pinot Nero.
Nei prossimi anni usciranno sul mercato il Franciacorta Rosè e il Franciacorta Millesimato.

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Durante la presentazione l’enologo il Sig. Cesare Ferrari ci spiegava che la vendemmia 2011 è stata praticamente perfetta , con rapporto tra acidità e zuccheri egragiamente bilanciati, nel bicchiere presentato per la prima volta al pubblico e questa considerazione la si percepiva in maniera schietta in degustazione, le annate precedenti il 2010 si sono rilevate di qualità eccelse e la linea guida dell’azienda la si percepiva su tutte e tre le degustazioni.

“La scelta dell’etichette, la profonda pulizia del prodotto la grandissima capacità di estrapolare dalla terra la tradizione rendono questa azienda elegante e di altissima professionalità”.

Oltre a Joska Biondelli e suo papà Carlottavio Biondelli in Azienda collaborano Roberto Ravelli enologo e agronomo con oltre 30 anni di esperienza nel mondo del vino, Diego Uberti agronomo e responsabile in vigna e in cantina.

La presentazione al Vinitaly suscitò in Me una forte emozione professionale, nei giorni seguenti alla presentazione tornai allo Stand per parlare con il Sig. Joska Biondelli per ringraziarlo personalmete e per chiedergli di poter visitare l’Azienda al più presto per capire se c’era la possibilità di una collaborazione futura.

L’incontro fu splendido sembrava che parlassimo la stessa lingua commerciale e professionale da sempre e che il nostro incontro non era stato casuale………

Prendemmo subito un appuntamento la settimana successiva il 14.04.2014 in Cantina e durante la giornata trascorsa in Cantina la mia voglia di collaborare con questa Famiglia era sempre più forte ogni ora che passava, la conoscenza del padre e la splendida giornata che abbiamo trascorso insiem mi hanno fatto capire con quanta passione lavorano attorno a questo piccolo paradiso terrestre e che il futuro è ben delineato nella mente di Joska Biondelli e del suo staff……..

Ma questa è un’altra storia.

Massimo Fabiani

Biondelli4Cantine BIONDELLI Soc Agr. S.r.l
Via Basso Castello, 2
Bornato
25046 Cazzago San Martino (BS)
ITALIA

Tel: + 39 (0)30 7759896
E-mail: info@cantinebiondelli.com
www.cantinebiondelli.com

Vinitaly 2014

Vinitaly CI SIAMO….
L’edizione 2014 è la numero 48 del Vinitaly e per Me la nona edizione, i Produttori presenti hanno raggiunto la ragguardevole quota di 4.100 suddivisi in 17 aree…..
Bisognava munirsi di 2 ruote per riuscire a girare tutti i Padiglioni ma ormai sono anni che lo dico ma non sono mai riuscito a portare con me insieme a Smartphone e Tablet una bicicletta smontabile….
VEDRETE NEL 2015!
È stata l’edizione di un nuovo inizio, di una nuova stagione nel segno di una vitalità portata avanti dai “nuovi protagonisti” tutti rigorosamente “UNDER 30”.
È stata anche l’edizione dei social, l’edizione della speranza per tutti operatori e per gli addetti ai lavori per un futuro pieno di soddisfazioni nazionali e internazionali….
Anche Matteo Renzi ci ha voluto tranquillizzare affermando la crescita del settore nei prossimi 6 anni, ma le parole non bastano se non decidiamo di fare squadra tutti insieme per raggiungere la vetta del successo!
BISOGNA FARE SQUADRA!
I produttori hanno dichiarato in questi giorni di voler applicare una nuova via che da anni molti piccole aziende nel panorama nazionale cercano di applicare con difficolta e passione , cioè “un’agricoltura sostenibile”, riducendo sensibilmente la presenza ingombrante della chimica, lasciando quindi spazio a un’agricoltura pulita.
Una rivoluzione epocale.
Come ogni rivoluzione che si rispetti ha generato due fazioni contrapposte: “rivoluzione e scontro anche generazionale tra, la fazione di chi dichiara di preferire una produzione di vino biologico e biodinamico e, chi, posizionandosi sulla fazione opposta, si è apertamente schierato sulla “strada convenzionale”.
Anche qui – e il dato è molto importante – la chimica viene relegata in un angolo.
Rivoluzione epocale che fa rima con “rivoluzione morale” e non economica: i nuovi protagonisti “UNDER 30” sono molto attenti al marketing e, questo nuovo inizio porta benefici al vino a chi lo produce e a chi lo consuma, in tutto il mondo.
Vinitaly 2014: i giovani produttori di vino alzano orgogliosamente i calici, il nuovo inizio è partito e ora, la rivoluzione epocale sarà inarrestabile.
Wine is Food 3.0 sarà molto attenta a questo nuovo corso e vi terrà sempre aggiornata su tutto….
Seguiteci sui nostri social e su www.wineisfood.it e ci vediamo in giro tra un calice di vino e un ottimo piatto….

Vino Rosso: Cabernet Franc 100%
Azienda: Paolo e Noemia D’Amico.
Zona: Lazio.
Sentiremo parlare molto di questo vino…..

Vino Bianco: Sauvignon
Azienda: Maso Thaler
Zona: Alto Adige
Una piccola realtà gestita in maniera splendida un bianco straordinario…..

Prosecco: Emma
Azienda: Giavi
Zona: Conegliano Valdobbiadene
Questo è il suo secondo compleanno al Vinitaly un prosecco che vuole guardare al futuro….

Franciacorta: Satèn DOCG Chardonnay 100%
Azienda: Biondelli
Un vino elegante, piacevole con una freschezza disarmante, equilibrato e nello stesso tempo di una complessità mostruosa….

Champagne: Marguerite Guyot Cuvée Fluer de Flo
Brut Rosé
Florance ha unito i tre uvaggi Chardonnay, Pinot Noir e Meunier in maniera splendida uno champagne da avere sempre in frigo per ogni appuntamento che merita….

Quest’anno ho avuto la possibilità di degustare e di poter viaggiare intorno al nostro paese facendo anche qualche viaggio al di fuori dei nostri confini, è stato importante capire quanto in questi ultimi anni le aziende grandi e anche quelle più piccole stanno ricercando la propria storia e il proprio territorio e quindi le proprie eccellenze…..
È stato importante vedere giovani produttori e aziende ormai consolidate avere speranza nelle proprie capacità e sulla loro Terra di appartenenza…..
“Uno dei più grandi privilegi nel mondo è di poter partecipare nella viticoltura e nel ciclo produttivo della vite. Questo ci insegna l’umiltà e la giusta prospettiva del mondo e di chi siamo.”
Joe Bastianich
Ho degustato tanti vini ma ho voluto menzionarli solamente 5 e ringraziarli personalmente per il loro coraggio e la loro professionalità e la loro passione….
Grazie a Paolo e Noemia, a Marco a Filippo a Joska e Florance…..
Ringrazio anche tutti gli altri operatori ci vediamo tra i filari di questo splendido paese L’ITALIA……
Massimo Fabiani
Wine is Food 3.0!

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Montemercurio

MONTEMERCURIO
Cantina in Montepulciano
Si dice che anticamente, dove ora domina la fortezza di Montepulciano, si ergesse un tempio di epoca romana dedicata al dio Mercurio; questa storica struttura da al colle l’omonimo nome di MONS MERCURIUS ( II secolo.  A.C.), lo stesso con cui oggi è stata battezzata l’azienda di famiglia di Marco Anselmi.
Infatti il suo marchio si ispira alla mitologia greca – romana e particolare proprio Mercurio, il Dio dai calzari alati che celermente provvedeva a consegnare i messaggi tra gli abitanti dell’Olimpo.
L’Azienda si trova in località “TOTONA”, nome che secondo un noto linguista del luogo poteva derivare dalla antica Dea Latona, madre di Apollo e Diana.
Siamo stati in Azienda in questi primi giorni dell’anno e Marco Anselmi ci ha racconta un po la storia di questa piccola realtà è della storia di suo Nonno.
È nei primi anni ’60 il nonno DAMO piantò il primo tralcio di vite, probabilmente non sapeva che qualche decennio dopo suo nipote avrebbe preso le redini dei vigneti e avrebbe costruito una Cantina e un’Azienda e che poi proprio da il suo nome sarebbe nato un vino unico nel cuore di Montepulciano.
Dopo la morte del Nonno del 2006 la famiglia di Marco si è impegnata affinché quel piccolo vigneto di circa 3 ettari venisse valorizzato per arrivare ai nostri giorni dando alla luce una gamma di prodotti che rispecchiano il lavoro del nonno e della terra di Montepulciano, capace di rispecchiare le virtù di un uomo che fu capace di valorizzare la terra,  cercando di creare un sogno che potesse divenire realtà:
” creare un vino unico che rispecchiasse la storia della propria terra.”
Oggi gli ettari sono diventati 10 e la passione e il lavoro che la famiglia Anselmi dedicano a questo vino sono unici, ogni minimo dettaglio è gestito in maniera maniacale da Marco e dal suo staff, dalla raccolta rigorosamente manuale, alla fase di fermentazione, fino all’affinamento in botti tradizionali toscane, per esaltarne il nettare e per distaccarsi dai parametri standardizzati del mercato nazionale e internazionale.
È questo il progetto che Marco Anselmi ogni giorno porta avanti nel territorio di Montepulciano e nel mondo.
Un richiamo alla tradizione, il rispetto della territorialità e l’unicità di Montepulciano sono questi gli ingredienti semplici che rendono questo vino e questa Azienda unica nel panorama nelle terre poliziane.
UN VINO UNICO UN’AZIENDA UNICA: “Montemercurio nel cuore di Montepulciano!”
Abbiamo assaggiato insieme a Marco Anselmi il DAMO 2007 un vino che nasce dalla passione del nonno che fino al 2006 curò personalmente prima di morire con una passione unica, ancora oggi in azienda lo ricordano tutti dai familiari a tutte le persone che hanno lavorato con Lui.
I vigneti sono ad un altitudine di 450mt s.l.m l; l’esposizione è Sud – Ovest gli uvaggi che compongono questo vino sono 80% Sangiovese, 20% costituito da Barbera, Cannaiolo, Montepulciano e Carmela; la resa ad ettaro 35q.
Appena lo si versa nel bicchiere si notano immediatamente i colori intensi del rubino,  al naso è avvolgente con un eleganza straordinaria, appena lo si porta verso il naso dal bicchiere escono i profumi di frutta matura, lampone per finire con dei sentori marcati di tabacco e cioccolato, in bocca risulta essere un vino di un eleganza disarmante un vino unico nel suo genere…..
È un vino curato nei minimi particolari e mentre lo si degusta lo si percepisce nella sua originalità e nella sua pulizia e eleganza in bocca, si comprende quanto il lavoro maniacale durante la vendemmia e la meticolosa selezione delle uve in cantina rendono questo vino unico nel suo panorama, rimango disarmato nel vedere come questo vino mi abbia ammaliato…..
È un vino estremamente elegante e nello stesso tempo affascinante e deliato in tutti i suoi particolari, mentre lo degustavamo Marco ci ha raccontato quanto sia stato difficile in un settore dove ormai si tende a standardizzate il vino creare un Vino Nobile di Montepulciano così unico, anche nella scelta del tipo di etichetta ( tra le altre cose bellissima ), ‘immagine del nonno nei vigneti è affascinante e nello stesso tempo elegante come il vino, mentre si gira la bottiglia sul tavolo una lamina d’oro percorre il tragitto in verticale della bottiglia, anchw nella vendita delle bottiglie rigorosamente in cassa legno da 6 verticale risulta essere affascinante.
Marco ne produce circa 4000 bottiglie e quando lo ritiene opportuno e forse anche per questo che questo vino è UNICO.
La giornata sta volgendo al termine mi sarebbe piaciuto restare allungo con questo ragazzo di 26 anni che tutti i giorni si reca in azienda come faceva suo nonno e con la stessa passione cerca di portare avanti un progetto ambizioso che oggi a differenza del passato è diventata un azienda che si affaccia in tutto il mondo con le sue 40.000 bottiglie ma questa è un’altra storia…..
In bocca al lupo Marco credo che tuo nonno dall’alto ti stia guardando e sia fiero di Te e del vostro lavoro.
Per andare in Azienda
Az. Agr. MONTEMERCURIO
Via di Totona 25 / A 53045 Montepulciano
Siena
Tel. 0578.716610
Email
vini@montemercurio.com

Montemercurio1 Montemercurio3

 

Il Chiantino nobile contadino di Caparsino cultore del buon vino…

Un viaggio a modo mio…

Da dove dovrei partire per raccontare quello che ho provato andando a Radda in Chianti per degustare il Caparsa, il Chianti Classico Riserva di Paolo?

Tutto nasce nei primi anni 90 quando viaggiavo e percorrevo per le prime volte quelle bellissime strade che costeggiano i vigneti di sangiovese, fin da quel momento evidentemente qualcosa era rimasto nascosto nel profondo del mio cuore.

A distanza di quasi 20 anni e con qualche capello bianco sulla testa, oggi ho ripercorso quelle stesse strade con la stessa gioia e la stessa emozione per i colori e i sentori che solo il Chianti riesce a donarti…

Il Chianti è veramente un territorio unico al mondo!!!!

Un’esplosione di ricordi e sensazioni che da giovane non avrei mai pensato sarebbero diventatati cosi importanti da divenire per me oggi un mestiere!!!!

Arrivare da Paolo alle 09:00 del mattino e vedere un’uomo immerso profondamente nel lavoro giornaliero, dentro al suo mondo, mi ha colpito profondamente…
Non avevo mai avuto la possibilità di vederlo tra i suoi vigneti, i suoi vini e le sue mura di casa, solamente e devo anche dire fortunatamente, nelle varie anteprime del Chianti Classico.

Mi ha accolto con profonda umiltà e gentilezza, doti ormai rare nell’universo umano che ci circonda, questo lo rende veramente una persona speciale, vedere la sua Azienda è affascinante, in una location vecchia di circa cinque secoli che Paolo e la sua famiglia giorno dopo giorno stanno cercando di portare avanti non senza grandi difficoltà…

La profonda passione nata dal padre il quale molti decenni fa decise di comprare i terreni in un momento storico unico e la continuità col figlio che lo ha portato a raggiungere le strade più lontane del mondo con il suo vino e poi i 5 nipoti che Paolo aspetta crescano per portarli nel suo stesso mondo che fin da piccolo era ed è il filare e il grappolo il vino…

Tutto questo è Caparsa!

Un’azienda unica che fin dai primi giorni Paolo ha voluto fosse vicino alla natura al 100% non usando nessun agente chimico sia nei terreni che in cantina…

Un’uomo che segue passo dopo passo il suo vino dal primo giorno fino all’apertura della bottiglia in tavola, veramente un’uomo unico nel suo genere fin dalle prime parole si capisce che per lui la cosa veramente più importante è il suo vino: “il vino del contadino!!!!!”

Lo ha anche scritto nella sua etichetta e lo sfoggia ogni giorno mentre lavora sulle sue magliette bianche….

“Il chiantino nobile contadino di caparsino cultore del buon vino…”

Dopo una breve visita  della cantina Paolo ci ha fatto assaggiare da botte grande il Caparso 2010 che uscirà il prossimo anno, un vino complesso stimolante dove il sangiovese in purezza esplode in tutte le sue caratteristiche, profumi e sentori quasi idilliaci.
Si vede in Paolo e nei suoi occhi la grande passione che questo vino produce nel suo cuore e assaggiarlo per me dalla botte insieme a Lui è stato veramente una gioia immensa!!!!

Grazie Paolo per avermi dato questa possibilità che rimarrà ben segnata nella mia memoria e nel mio cuore….

Abbiamo anche assaggiato le annate 2007 e 2009 due bottiglie eccezionali.

Il 2007 un Chianti immenso sembrava la sensazione diretta del grappolo, una rotondità quasi perfetta, i sentori delle  bacche rosse esplodevano singolarmente in bocca, una sensazione che non ho mai incontrato in nessun altro Chianti Classico e credo quasi unica nel suo genere, perfetto in tutti i suoi aspetti degustativi…
Il 2009 un vino diverso meno complesso e più pronto.
Paolo ama dire che i suoi vini dovrebbero essere degustati dopo tanti anni ebbene questo sembra essere già più pronto del 2010…

Più volte ho ringraziato Paolo per avermi dato la possibilità di poter raccontare a tutti voi di questo affascinante produttore e di questo magnifico nettere degli dei che é il Caparso!

Credo che dopo aver degustato questo vino non si torni più indietro…
Buon viaggio a tutti…

Chiantino

Pugnitello…

Pugnitello 2011
“CORTE alla FLORA”

DEGUSTAZIONE:
“Per gli amanti dei veri sapori della Toscana”

Un vino che non ti aspetti.
Introverso, affascinante ed enigmatico, fin dal nome: PUGNITELLO.
Un vino per chi cerca i sapori veri, i profumi intensi e affascinanti viaggi enogastronomici.
Stupire senza abbagliare, il Pugnitello  si rivolge a un pubblico ristretto, che non si ferma alle poche notizie scritte sulla retro etichetta o all’interno di qualche frettolosa guida, ma che cerca nel nettare di Bacco un nuovo percorso degustativo.

Indicato per una cena importante, per chi vuole distinguersi portando a tavola una più che valida alternativa ai tanto, forse troppo, conosciuti Chianti Classico e Brunello.

Un vino di nicchia, con solo 5.000 bottiglie prodotte ogni anno.
Un vino che sa di Toscana, antica, storica, piena di tradizione. Una tradizione fatta di nomi difficili, forti, ruvidi, ma schietti e immediati.

Pugnitello: un vino, un vitigno.

Niente giri di parole, niente complicati esercizi di branding.
Il Pugnitello è un antico vitigno autoctono, riscoperto dall’Azienda San Felice, produttore attento alla ricerca e alla rivalutazione del territorio toscano, delle sue vigne e dei suoi vini. Una ricerca iniziata alla fine degli Anni ’60 con un attento studio sul Sangiovese, prodotto in purezza in vini come “Il Grigio“, e sul Colorino utilizzato per produrre il “Poggio Rosso“.
Uve autoctone, e’ da qui che sono partiti nel 1988 in localita’ Cervognano a Montepulciano “Corte alla Flora”, nello stesso hanno impiantato i primi vigneti estesi in circa 90 ha, decisero di impiantare questo affascinante vitigno il Pugnitello ma senza perdere di vista anche i grandi vitigni come il Prugnolo Gentile oppure i vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon, Merlot il Syrah.

Il Pugnitello rappresenta l’ultima tappa di questo percorso coraggioso, lontano dalla tentazione di fare vini “facili”, immediati, per un grande pubblico. Carattere fiero e caparbio, il Pugnitello si distingue, già al primo colpo d’occhio, per l’intensità del colore, un rosso violaceo, compatto che, con il tempo, si “addolcisce” verso tonalità più calde.
Portando il bicchiere al naso, ci si ritrova avvolti dalla piacevole complessità dei profumi. In primo piano un bouquet di frutta di bosco a bacca rossa, seguita da prugna matura, sentori di cuoio, leggere venature erbacee e nuance di pepe nero. Una volta in bocca, il Pugnitello sprigiona tutto il suo carattere grintoso e vigoroso. Pastoso e concentrato, mostra una discreta componente alcolica (13,5%) e una buona acidità. Un esplosione di aromi di frutta a bacca rossa, sempre più matura al crescere degli anni di affinamento in cantina. I tannini sono evidenti, anche se morbidi e per nulla invadenti. Segno della buona capacità del Pugnitello di invecchiare e di evolvere.

Per gli appassionati dei dati tecnici: il Pugnitello fermenta a contatto con le bucce per 20-25 giorni, all’interno di contenitori d’acciaio. Successivamente, affina in botti di rovere francese da 225 litri, per 12/18mesi e in bottiglia per altri 6mesi.

Il 2010 e’ stata la prima vendemmia imbottigliata dopo 10 lunghi anni di studi enologici e di cantina, abbiamo deciso di proporlo al grande pubblico nella versione 100% perché crediamo che la riscoperta di questo grande grandissimo vino autoctono possa sprigionare tutte le sue caratteristiche migliori.

Il 2011 è stato affinato in botte grande per 18 mesi e in bottiglia per altri sei mesi.

Per i buongustai: il Pugnitello, a tavola, predilige secondi piatti tipici della campagna toscana, carni rosse, ma soprattutto selvaggina e formaggi mediamente stagionati. Imperdibile con il maialino di cinta senese arrosto, servito con contorno di fagiolini, ottimo anche da servire con il baccala’, ma questa e’ un’altra storia……

Il Pugnitello si colloca su una fascia di prezzo di circa 30/50 nella carta dei vini nei Ristoranti e nelle Enoteche, in linea con l’alta qualità dei prodotto e della gamma dell’ Azienda CORTE alla FLORA.

Nel 2010 sono state commercializzate  3.036 bottiglie da 0,750 numerate e in cassa di legno e 72 bottiglie da 3L, questo prodotto e’ stato venduto solamente nei settori sopra indicati e in assegnazione.
Nel 2011 sono state messe in commercio circa 5.000 bottiglie da 0,750 numerate e 100 bottiglie da 3L.
Il Pugnitello un viaggio gustativo che vi rimarrà impresso nella mente e nel cuore………

L’annata 2010: ” annata dolce e ricchissima, in bocca risulta essere fresco e carnoso con un finale pepato e originale, 84!!! ” di Andrea Gori.

Potete contattarmi tramite email oppure al cellulare per acquisti e visite guidate in cantina.

Massimo Fabiani

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