As Roma 1927 90 Anni…

“Dimmi cos’è”

la più grande storia mai raccontata.

Esce oggi in libreria il libro dei libri, il volume ufficiale per i 90 anni della Roma scritto da Tonino Cagnucci e Luca Pelosi

È la classica domanda che non dobbiamo mai smettere di porci, perché cercare la risposta è più importante che trovarla. È ciò che cantiamo dal 1983, anno di uscita di “Grazie Roma”, ogni volta che cantiamo la Roma. È il titolo del libro ufficiale sui 90 anni della Roma, da oggi in tutte le librerie della capitale (autori Tonino Cagnucci e Luca Pelosi, Skira editore, 350 pagine, 49 euro – ordinabile anche sul sito della casa editrice a prezzo scontato) e dalla settimana prossima in quelle di tutta Italia. È un viaggio fantastico attraverso la storia della Roma, lo è in tutti i sensi. Perché la storia della Roma è fantastica, checché ne pensino alcuni, e perché dalla fantasia degli autori e dalla matita di Fabio “Hot Stuff “Redaelli è uscito un modo di raccontarla mai usato prima. Un dialogo immaginario tra Agostino Di Bartolomei e un bambino, che nel fumetto iniziale s’imbatte nello storico capitano romanista mentre sta giocando a pallone in un parco e si fa guidare attraverso 90 anni di storia, dove il filo conduttore non è tanto il “dimmi cos’è successo” ma, appunto, il “dimmi cos’è”, perché la Roma non è solo partite, campioni, vittorie e sconfitte, ma è

soprattutto sentimenti, valori ed emozioni.

Infatti il racconto si snoda soprattutto attraverso i fatti e i personaggi che hanno fatto battere il cuore ai romanisti di ogni epoca e di ogni età. E, attenzione, questo è un libro adatto a romanisti di ogni età, perché a ognuno di noi è capitato, nella nostra esperienza di romanisti, di essere o il bambino che chiede o l’adulto che spiega cos’è la Roma. E non sempre lo abbiamo capito davvero.

Molti avvenimenti sono raccontati attraverso la lente d’ingrandimento dei tifosi e delle loro storie, quelle dei singoli e quelle delle straordinarie dimostrazioni di affetto di massa che hanno costantemente caratterizzato questo fantastico viaggio lungo 90 anni. Il Di Bartolomei immaginario naturalmente ha a che fare anche con le sue vicende personali e non a caso la narrazione resta quasi sospesa quando si arriva alla Coppa dei Campioni, capitolo in cui trovano spazio una poesia e tante immagini. Immagini che sono una parte fondamentale di un’opera che ne contiene tante in una: è il racconto a un bambino, ma non è un libro per bambini, è un libro storico ma non è enciclopedico, ha foto straordinarie ma non è un libro fotografico, ha illustrazioni significative e intense ma non è un fumetto. Di sicuro, oltre allo spunto narrativo scelto apposta per emozionare, si tratta anche di un libro di grande impatto visivo, sia per le vignette che ci mostrano non solo i personaggi del racconto, ma anche momenti della storia visti dalla geniale matita di Fabio “Hot Stuff” Redaelli, sia per le foto.

Da questo punto di vista la pubblicazione è un punto d’arrivo per la società, che per la prima volta utilizza solo foto di sua proprietà, frutto di un lungo lavoro di recupero portato avanti negli ultimi anni dall’archivio storico. Tante foto non solo non sono mai state viste prima, ma è sorprendente l’effetto che dà vedere tante immagini che sono ben fisse nei cuori e negli occhi dei romanisti viste da una prospettiva diversa rispetto a quella da cui le abbiamo sempre viste. È un libro da sfogliare almeno due volte: una per immergersi nel racconto e una per gustarsi al meglio le foto. Anzi, almeno tre volte: l’appendice statistica (quasi 4.000 partite, oltre 700 calciatori, allenatori, presidenti), che contiene anche una chicca sul settore giovanile della stagione 1927-28, è materiale preziosissimo per tutti gli appassionati. In verità, è un libro che forse va letto e riletto. Perché “Dimmi cos’è” è la domanda che guida un percorso ricco di emozioni fino a risolvere l’interrogativo solo nell’ultima pagina. Ma resta una domanda che non dobbiamo mai smettere di porci, perché non dobbiamo mai smettere di tuffarci nella Roma, di scoprirla, di viverla. È troppo bello. Perché la Roma è vita. Anzi, come spiega lo stesso Di Bartolomei al bambino nel racconto, «è una questione di cuore». E questo è un libro scritto col cuore.

La Redazione

Il Romanista

Scritto dalla Redazione Il Romanista

Le immagini sono dei rispettivi proprietari.

Il Derby…

                                                            LA SETTIMANA CHE PRECEDE IL DERBY

Lunedì:

Sguardo veloce ai risultati del fantacalcio, letta a qualche diffidato “avversario” pensando «potevano ammonirlo, questo ci dà sempre fastidio», i tuoi li conosci, li hai seguiti durante la partita, sai che non potevano tradirti e sai anche che te non li avresti fatti giocare e rischiare quel dannato giallo.

Martedì:

Provi a non pensarci, sulla tua radio sintonizzi “RDS” e “Latte e Miele”, ma anche lì ti parlano di sicurezza, di orari, che di giorno siamo tutti più bravi.

Mercoledì:

Cerchi di non chiamare nessuno che te ne possa parlare, ricordare. D’altronde ci manca solo qualcuno che ti metta addosso altra ansia. Rispondi solo agli amici di sempre… loro capiscono, loro sanno, loro stanno come te!

Giovedì: 

Anche non volendo e anche se non te ne importa, ti inventi una scusa con te stesso e vedi quale è la persona designata a dirigere la partita. «Proprio quello che li ha aiutati l’altra volta!!! E che diamine!!!»

Venerdì:

Non resisti e inizi a rivederti vecchie cose e sentirti di tutto. Conduttori, inviati, giornalisti, opinionisti, ma nessuno ne parla come vorresti, stanno tutti a pensare al contratto di questo o a chi potresti comprare l’anno dopo o al bilancio che non si sa se sarà in positivo e c’è addirittura chi li chiama e ne discute. Dentro di te monta la rabbia, in primis verso te stesso (li hai voluti sentire te!), e poi pensi «Aho, domenica si gioca!!! Dobbiamo pensare solo a questo!!! Questi so’ tutti matti!!!» Allora chiami l’amico di turno che non ti risponde con il classico ‘Pronto’, ma dicendoti: Sto sotto casa che ti aspetto!!! La risposta è semplice: 5 minuti e passo dajeeee.

Sabato:

Monta la tensione. Cerchi di organizzarti più cose possibili cercando di non pensarci. Stai a contatto con persone alle quali non interessa niente di calcio per evitare di parlarne ma .. NIENTE! Il risultato è l’esatto contrario di ciò che avresti voluto: passi la serata in silenzio pensando alla formazione, al possibile risultato, anche alla strada che farai per arrivarci. E la cosa peggiore che ti capita è che invece di lasciarti in pace, nel tuo “religioso” silenzio, vieni anche chiamato in causa e non credi alla domanda che puntualmente ti viene posta: “ma che ci vai domani allo stadio? Secondo te come finisce?” Ma che domanda idiota mi fai! Certo che ci vado allo stadio, sono 25 anni che non vengo al tuo compleanno perché festeggi quando gioca la Roma e pensi domani non ci vado? Sorrido a mezza bocca cercando di glissare l’argomento con un “sì sì ci vado, speriamo bene”, ma l’insistenza non conosce limiti “ma si dai, speriamo sia una bella partita”. Ma quale bella partita!!! Magari finisce 10-0!!! E pensi: mai più prima di una partita, mai più con questo tizio.

LA DOMENICA…

Apro gli occhi e penso “daje che ce la facciamo”.

Vago per casa cercando di fare qualcosa per far passare il tempo; l’appuntamento è alle 12.30 e sono solo le 9!!!

Fortunatamente mia moglie mi conosce e mi capisce e mi lascia in pace, quasi sempre da solo (anche perché sono diventato insopportabile). Qualche gesto abitudinale. Due chiamate. Accendo la tv, ma non riesco a seguirla. Di mangiare non se ne parla, basta un caffè. Finalmente le 12.00, adesso li chiamo e vedo se partiamo. Proprio come mi aspettavo, in 5 minuti siamo in macchina! Ormai è fatta. La solita strada, il solito parcheggio, la solita camminata, l’ingresso, le scale… ci siamo!

Guardi dall’altra parte: non ti piacciono i colori, i modi di essere, le persone, tutto praticamente!

Le due ore che rimangono le passi lì in mezzo a chi ti capisce, che anche se per due ore non dici una parola e non riesci a sorridere per i nervi tesi, non ti chiede perché o per come, lo sa.

La partita passa tra alti e bassi, tensioni, sigarette e unghie mangiate; tra sguardi fugaci e sospiri di sollievo per un rischio superato; guardi costantemente l’orologio visto il risultato che vede noi in vantaggio di un goal su di loro. Non passa mai. Poi il fischio finale, sorrisi, abbracci e finalmente nervi distesi. Sai che non prenderai in giro nessuno perché non vuoi che lo facciano a te, ma ti guarderai gli sfottò sui social network, vedrai le interviste in tv, sentirai la gente parlare…

con il sorriso di chi ha vinto stampato sulla faccia. 

D’altronde basta quello…

Ed ora seduto sul divano, diviso tra “Domenica sportiva” e “Controcampo” pensi «mi sa che al ritorno richiamo il tizio di ieri e ci esco nuovamente , ha portato bene!»

Scritto da Stefano Annicelli

Foto fonte: Wikipedia.

Usain Bolt

L’uomo più veloce del Pianeta…

Il 21 agosto 2016 non è stato solo il giorno di chiusura dei Giochi olimpici di Rio de Janeiro ma anche il giorno del 30 esimo compleanno del velocista giamaicano, Usain Bolt, l’uomo più veloce dell’intero globo terreste. Mai compleanno si è potuto festeggiare in modo più festoso. E’ stato un “happening collettivo” che non ha riguardato solo l’atleta dell’isola caraibica ma tutti gli appassionati sportivi, di ogni estrazione, ceto, colore, nazionalità. Durante le XXXII Olimpiadi moderne l’intero Brasile si è letteralmente “consegnato” al formidabile “sprinter giamaicano” : era il personaggio più atteso e non ha deluso. 

Diventando leggenda. 

Mai prima di Usain Bolt un’atleta della velocità – ossia coloro che corrono i 100&200 Metri – sono riusciti nell’impresa di vincere per tre olimpiadi di seguito la medaglia d’oro – come invece ha saputo fare il giamaicano a Pechino 2008, Londra 2012 e a Rio 2016. 

Le origini



Usain St. Leo Bolt (Sherwood Content Trelaway 21 agosto 1986) : 

è un velocista giamaicano. 

Nasce nella parrocchia di Trelaway, una delle 14 suddivisioni della Giamaica con capoluogo Fremouth. Cresce a Sherwood Content, un villaggio di circa un migliaio di abitanti. 

La carriera: le vittorie e l’importanza per l’Atletica leggera del “personaggio Bolt”.
Sin da quando era un giovanissimo atleta, in Giamaica, si accorsero della sua enorme classe e “facilità di corsa” che gli ha sempre permesso di dominare letteralmente i suoi avversari in pista. 

Tuttavia, Usain Bolt ha dovuto lavorare duramente per disciplinare la sua esplosività, quella prorompente “superiorità atletica” che lo ha portato a scrivere la storia dell’atletica leggera moderna e della velocità. 

Ma era tutto scritto gia nel suo nome : infatti “bolt”, può essere tradotto con i termini “freccia” o “fulmine” (lightning). 

Dopo aver ottenuto il Record Mondiale a New York durante una gara preceduta da un forte temporale, la stampa coniò vari giochi di parole per descrivere la sua straordinaria velocità che, in gara, lo porta a essere assolutamente superiore nei confronti dei suoi avversari. Fu in quella occasione che prese a circolare l’espressione (apprezzata da tutti i fan del giamaicano sparsi nei quattro angoli del globo terrestre) “Lightning Bolt (Fulmine Bolt)”. 

Questo modo di descrivere lo sprinter dell’isola caraibica rende bene l’idea di ciò che sia Usain Bolt : il “velocista più grande di tutti i tempi“. 

Non ci sono dubbi. 

Le sue gare sono emozione pura che appassiona milioni di sportivi in tutto il mondo : ma, l’importanza di un personaggio come il giamaicano è stata fondamentale anche per veicolare l’atletica leggera e il suo mondo fuori dagli steccati delle ombre del doping, sebbene, proprio Bolt e la Federazione Atletica della Giamaica, siano stati “molto chiacchierati” per via di alcuni tesserati coinvolti in alcune vicende della piaga doping, il nemico assoluto di ogni sport e, dell’Atletica in particolare. E’ su questo specifico argomento che, le “vittorie straripanti” di Bolt, sono state prese di mira dai suoi innumerevoli detrattori – uno su tutti il grande Carl Lewis, americano, l’atleta che prima dell’era Bolt  aveva saputo “catturare” l’immaginario collettivo attorno alle sue meravigliose vittorie – ma, nonostante queste infamanti accuse, lo sprinter giamaicano non è mai stato trovato positivo. A mettere le cose in chiaro, è stata l’affermazione ufficiale dello stesso presidente IAAF, Lamin Diack.

Usain Bolt è un personaggio inedito per l’Atletica : il suo stile improntato alla ricerca dello spettacolo – anche e sopratutto nei momenti e nei giorni che precedono le gare – ha portato una ventata di aria nuova nel mondo troppo ripetitivo dell’Atletica leggera. Prima di lui, non era mai esistito un personaggio mediatico di questo sport. Nessuno aveva avuto quella naturale propensione a essere “personaggio” : a tutto vantaggio dell’intero movimento. 

Con Usain Bolt, si sono aperti spazi e, non solo nel variegato mondo degli sponsor – che del resto sono sempre esistiti – . Il fatto è che Usain Bolt sarebbe “il personaggio” anche lontano dalle piste d’atletica e, in questi anni, sono state tante le occasioni in cui il giamaicano si è dilettato nei suoi innumerevoli hobby : 

Usain il Dj…

Usain il calciatore (a Manchester, sponda United – la squadra per cui lo sprinter fa il tifo – hanno avuto modo di osservarlo nei panni di giocatore e, molti dei presenti giurano che, se volesse, Usain Bolt saprebbe fare la differenza anche in un rettangolo verde, da calcio… 

E del resto, proprio in quella famosa giornata di alcuni anni fa, a ridosso della preparazione per i Giochi olimpici di Londra 2012 – naturalmente vinti – disse che gli sarebbe piaciuto vedersi nei panni del calciatore, una volta tolti quello del velocista), Usain il ballerino. Il segreto forse risiede nel fatto che, essendo nato nell’isola caraibica, il suo carattere lo porta a essere spensierato, rilassato. In una parola caraibico : improntato sempre all’ottimismo. Ma Bolt non è solo questo. E’ cosciente di rappresentare uno dei popoli che, nel passato (ma anche nel presente) ha vissuto momenti terribili. Il giamaicano non dimentica mai che le sue vittorie sono importanti per la Giamaica e per tutti coloro che vivono condizioni di vita precarie, sempre a contato con abusi di potere. Non ha mai dimenticato di essere “nero” e, che questa condizione, nel mondo, ancora oggi, vuol dire vivere in condizioni disumane, a contato con i soprusi e le schiavitù, nel sistematico calpestare dei diritti umani. 

Per questa ragione non ha mai fallito un appuntamento che si sia trattato di Olimpiadi o Mondiali per lui il risultato è sempre lo stesso : 

il più veloce di tutti, il più forte di tutti. Il primo.
E’ l’unico atleta ad aver vinto la nedaglia d’oro in tre Olimpiadi consecutive nei 100&200M e nella 4x100M con la staffetta della Giamaica. Detiene i primati mondiali, stabiliti ai Mondiali di Berlino 2009 (nei 100&200M) e quelli dei Giochi olimpici di Londra 2002 (4x100M).   

L’ultima Olimpiade a Rio de Janeiro

Ai recenti giochi di Rio 2016 tutti lo attendevano al varco e, in cuor loro speravano che lo sprinter giamaicano fosse battibile per gli altri atleti che correvano nelle distanze della “velocità pura” – come i tecnici chiamano le distanze dei 100 e dei 200 metri -. Ad alimentare questa possibilità era stata la notizia di un infortunio dell’atleta giamaicano durante i trials (ossia la selezione da superare per poter rappresentare il paese caraibico ai vari giochi olimpici, sull’esempio di quanto avviene da sempre negli Stati Uniti, un modo questo, per avere un’alta competitività nella composizione dele nazionali di atletica leggera n.d.t). In quella gara l’infortunio non permise a Bolt di terminare la gara e sopratutto la selezione. 

Un disastro : l’intero mondo con il fiato sospeso. Sarebbe stato atroce se, Rio 2016 avesse perso il personaggio più atteso prima ancora di cominciare. Per sciogliere l’arcano si dovette attendere un meeting di atletica a Londra dove, Usain Bolt fu presente, gareggiò e vinse. 

Pericolo scongiurato.

A Rio de Janeiro, il giamaicano ha subito stretto un naturale feeling con i brasiliani sia in pista sia fuori dalla pista. L’unico neo – che comunque deve essere costato tantissimo al fuoriclasse della velocità pura giamaicana – è stato quello di non essere riuscito a migliorare i record – che comunque gli appartengono – sia nei 100 che nei 200 M e, ovviamente nella 4×100 M, la formidabile staffetta giamaicana che grazie a Bolt domina incontrastata da anni. 

Al termine della gara che ha sancito l’ennesima vittoria della staffetta 4x100M – in pratica l’ultima gara di Bolt ai Giochi olimpici tutto lo stadio della città carioca ha tributato un ovazione lunghissima al campione dell’isola caraibica. E’ stato il modo dei brasiliani di ringraziarlo anche se tutti, nell’animo erano un po’ tristi per la conferma del ritiro di Bolt, almeno per quanto riguarda le Olimpiadi. 

Con parole semplici ma dirette il formidabile sprinter ha fatto sapere che alla soglia dei 30 anni, non è possibile che sia ancora qui a Tokyo 2020, quando di anni ne avrà 34, troppi per un velocista anche se della sua caratura.

E’ finita con un trionfo che lo ha reso per sempre leggenda. 

Le frasi celebri di Usain Bolt : “Io sono leggenda
Il suo nome rimarrà per sempre inciso nella storia delle Olimpiadi moderne per essere stato in grado di vincere per tre volte consecutive ma, al di là di questo aspetto fondamentale, “Lightning Bolt” avrà sempre un posto di riguardo nei pensieri e nella memoria dei suoi milioni di fan in tutto il mondo : a corollario di questa storia leggendaria, per inquadrare meglio il personaggio, abbiamo selezionato alcune storiche frasi di Usain Bolt, frasi e pensieri che spaziano tra diversi argomenti.
-Usain Bolt invincibile

Nessuno mi può battere, sono il migliore atleta al mondo, e mi piace“.  

Usain Bolt indimenticato

“Quando si parla di grandi ti ricordi di Muhammad Alì, Michael Jordan o Pelè : io voglio fare parte di questa cerchia. Voglio essere così grande da non essere dimenticato”.

Usain Bolt e la velocità

“Il mio tempo sui 100M era previsto dai fisici e statistici americani per il 2030. Sono in anticipo di 22 anni? Bene, non mi pongo limiti”.
-Usain Bolt e le polemiche sul doping

“Vorrei dire qualcosa a Carl Lewis : ho perso ogni rispetto per lui. Il doping è una cosa seria e avanzare dubbi su un atleta mi fa davvero  rabbia. Penso voglia attirare l’attenzione su di lui”. 
-Usain Bolt e la passione per il calcio

“Quando smetterò con l’atletica vorrei giocare a calcio da professionista. Anche soltanto per una stagione”.
-Usain Bolt e le donne

“E’ molto difficile perché le ragazze si gettano letteralmente su di me. I giornali le incoraggiano e per me è molto difficile dire di no”.
-Rio 2016 : le frasi di Usain Bolt
Durante lo svolgimento delle gare per la XXXII Olimpiade che è andata in scena solo poche settimane fa nella città carioca, lo sprinter giamaicano, tra una gara e l’altra, non ha mai fatto mancare le sue impressioni alla stampa : qui di seguito ne abbiamo scelto solo alcune ma che ben rappresentano il suo essere personaggio leggendario. 
-Usain Bolt e l’importanza delle sue vittorie per lo sport

“Lo sport ha bisgogno delle mie vittorie. Ci vorrà molto tempo prima che qualcuno con un talento pari al mio infranga i miei record”.
-Usain Bolt e la sua assenza alla cerimonia inagurale di Rio 2016

“Non sono andato alla cerimonia inagurale perché avevo perso il pulmann. E poi mi è presa la pigrizia.
-Usain Bolt e il villaggio olimpico

“Qui finora mi trovo benissimo. L’unico problema al villaggio è che ho dovuto comprare un televisore. Asafa (Pawell, n.d.r) ne aveva bisogno e io sono un bravo compagno di stanza”. 
(Fonte.:sports-reference;repubblica;telegraph;oglobo;elpais;lemonde)

Scritto da Bob Fabiani

Link

-www.sports-reference.com;

-www.usainbolt.com;

-www.iaaf.org;

-www.olympic.org  

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Foto fonte: Wikipedia.

Fuori i Secondi di Stefano Annicelli

3 minuti.
180 secondi.
Un tempo breve.
Aggiungeteci un quadrato, tre corde, quattro angoli e quei brevi istanti sembrano diventare un’infinità. Il pugilato è questo: racchiude mesi di preparazione in alcune riprese da “solo” 3 minuti.
Ed all’interno di questo tempo provate ad immaginare, a volare con il pensiero e la fantasia, provate a vedere ciò che può esserci; perché se non l’avete mai provato, dovete per forza usare la fantasia, superando lo stereotipo di sport violento.
Infatti il pugilato è rispetto; per il maestro, per l’avversario e per se stessi. Ed è appunto il proprio “io” ad essere l’avversario più difficile.
Il pugilato ti insegna a battere te stesso, ti insegna che è vietato dire “non ce la faccio!”, ti insegna che sono solo scuse che ti poni, quelle che ti fanno abbandonare il cammino e il combattimento.
Non avrò tregua fin quando non sarò arrivato in cima è un imperativo che WisF! 3.0 si è posto, affiancandosi allo spirito che spinge il pugile nella sua “battaglia”.
Il pugilato ti forgia il carattere, te lo tempra.
A volte sarebbe più facile mollare piuttosto che continuare a combattere, ma chi nasce con carattere non molla finché non crolla!
Infatti la vera forza sta nel alzarsi da terra nei momenti difficili, dopo essere stato colpito …e continuare a picchiare come se non fosse successo … questo è un PUGILE.
La palestra, per un pugile, è il microcosmo nel macrocosmo della vita; ed ogni pugile, al raggiungimento di ogni obiettivo, non si crogiola, ma se ne pone uno nuovo, sempre più grande.
Adesso usciamo dalla palestra ed affrontiamo la vita con questo spirito, sognando sempre al di sopra delle proprie capacità.
La boxe è così, quando inizi non smetti più.
Scritto da Stefano Annicelli

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Sportedintorni di Stefano Annicelli

Il primo articolo di questo blog dedicato allo sport non poteva non essere dedicato che al calcio.

sport1Molti sono gli spunti per una discussione inerente lo sport nazionale:
Il campionato passato con la Juventus dei record, la sorpresa Roma ed il flop delle milanesi;
Il calciomercato e tutti i fantomatici scambi che ci propinano i giornali nelle loro pagine da riempire;
La stagione europea ed il suo epilogo con il derby di Madrid come finale Champions;
I mondiali appena finiti con la vittoria della Germania e la delusione dell’Italia;
La lotta per i diritti tv
Ma credo che per iniziare a parlare di calcio, si debba partire da ciò che realmente è la chiave portante: la passione delle persone.

Passione che porta milioni di persone a gioire, piangere, fare chilometri, abbracciarsi, conoscersi, tutto per 90’ di pura adrenalina.

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È la passione e non gli interessi televisivi che fanno vedere una partita.

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Anzi le tv se ne approfittano lucrando appunto sulla cosa più importante tra le cose futili, aumentando i prezzi, dividendosi le “esclusive” ed obbligando chi vuole assistere allo spettacolo ad avere le varie piattaforme. D’altronde reprimere la Passione lo fa anche chi gestisce gli stadi, mettendo i settori “popolari” a prezzi impopolari, non curandosi invece di rinnovare strutture fatiscenti o migliorarne il confort e la visibilità.
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Sono stati definiti utenti, li hanno chiamati clienti, ma nessuno mai ha voluto vedere quel binomio, quel dualismo, quell’antitesi che fa contrapporre gli interessi alla passione, i soldi al cuore. E sono proprio quel cuore e quella passione che fanno svegliare alle 3 di notte per partire in una gelida mattina di inverno insieme ad altri “fratelli” incurante di freddo e pioggia, neve e gelo, che fanno fare centinaia di km per arrivare in uno stadio scoperto per vedere una partita, una squadra, 11 maglie, per portare in alto il vessillo della propria squadra, della propria città.
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…e pensare che è proprio chi porta questa passione nel cuore che ne paga le conseguenze:
Caro biglietti, pay tv, tornelli e restrizioni varie, tessere per vedere partite in casa, per vederle in trasferta, per non vederle, strutture fatiscenti, nessuna di queste cose fermerà la Passione… Noi non supereremo mai questa fase!

Questo primo articolo non è un vero e proprio articolo, ma una dedica:

sport7A chi si fa 19 trasferte all’anno
Alle curve degli anni 70 e 80
A chi pressati dentro una macchina con altri quattro “animali” e con altri 500 km da fare si sente come un re sul trono
A tutte le tifoserie calde passionali, che non lasciano mai sola la squadra
A chi ritiene “febbre a 90” l’essenza del calcio
A chi quando suona la sveglia di notte e deve alzarsi per andare in trasferta, rimane un istante tra il tepore delle coperte e pensa: “dai che oggi vinciamo!”
A chi gioca ancora a Subbuteo
A chi di notte si rivede le cassette storiche
A chi da piccolo sognava di giocare con quella maglia e il numero 10 sulle spalle
A chi a 30 anni ancora ci spera
A chi ci ha lasciati con la Roma, la mia passione, nel cuore

Alla prossima…
Stefano Annicelli

Primoluglio Siamoarrivati finalmente!

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Ho creato un Flipagram intitolato mafa73.blogspot.com…. con @flipagram – guardalo Music: Bob Sinclair – Looks Like Love!

Primoluglio3