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Borgogna 2017…

BORGOGNA 2017. IL RACCONTO DELL’ANNATA VITICOLA IN CORSO

Borgogna Mon Amour 

Cote d’Or 2017. Lo staff redazionale ripropone una rubrica tanto cara non solo agli addetti ai lavori; come sempre, la stessa resterà in vigore per tutto l’anno vegetativo 2017, quindi sino al raccolto delle uve di chardonnay e pinot noir in Cote d’Or. Al termine di ogni mese, verrà redatto un report, comprensivo di alcuni parametri che riteniamo essenziali per meglio comprendere l’andamento dell’annata viticola in corso.

Seguite i nostri aggiornamenti, per restare sempre aggiornati sull’evoluzione del millesimo 2017.


MARZO:

Début du millesime avvenuto nel corso della terza settimana del mese, senza farsi attendere, complice (anche) un meteo particolarmente benevolo. Temperature: la douceur di cui si è fatto cenno, poggia essenzialmente sul riscontro di temperature al di sopra della media del periodo: di quasi 11° superiori (e per più giorni), avendo toccato picchi di 22.3° (la massima di marzo del 2016, per un raffronto recente, era stata di 10.5°, mentre il record assoluto da quando esistono le rilevazioni era stato un solo grado in più di quest’anno; fatto avvenuto nel 1989) e con minime anche superiori di 7.5° alle medie (nel 2016 si erano toccate minime di 1.5°), avendo i termometri sfiorato i 10°. Precipitazioni: si registrano, precipitazioni per un totale di 46 mm, inferiori del 13% rispetto alle medie del mese. Le ore di luce: si segnalano abbondantemente sopra la media, cioè 176, contro le 140 di media del periodo. Per quanto può contare questo incipit d’anno vegetativo, questa mensilità ha certamente favorito una spinta ed una conseguente vigoria vegetativa non trascurabile, i cui effetti anticipativi, saranno apprezzabili nel corso del mese successivo.

Credits: Domaine J. Grivot

APRILE:

L’esuberanza vegetativa evidenziata, si è effettivamente palesata nel corso di questa delicatissima mensilità, teatro, (anche) lo scorso anno di una gelata mortifera (27 aprile). Temperature: la propulsione innescata da quelle registrate in marzo ha proseguito la sua onda lunga sino al giorno 6; infatti, dal giorno successivo, ha cominciato ad innescarsi un trend di temperature minime con segno meno, presagio di eventi preoccupanti, poi, purtroppo concretizzatisi; in particolare, seppur con qualche giorno di tregua, le minime, di notte, hanno cominciato la loro picchiata verticale, attestandosi sotto lo zero, per raggiungere il picco dei -3.2° (ben -8.2° rispetto alle medie del periodo) il giorno 20; siamo giunti a soli 0.8° dal record di minime di sempre del periodo, toccato il 4 aprile del 1968, anno in cui si attestarono a -4°; le temperature massime, pur avendo toccato i 24.3° (il giorno 10), nelle giornate massimamente critiche (dal giorno 18 al 30) hanno toccato anche i 6.7° ed hanno evidenziato forti escursioni termiche; a questo proposito, si evidenziano, su tutte, la forchetta 1.9° (minima) – 20.4° (massima), concretizzatasi il giorno 24; il saldo mensile delle massime, nonostante le bizzarrie climatiche evidenziate, ha segnalato comunque un generale (su scala mensile) +1.8° rispetto alle medie del periodo. Precipitazioni: 17.5 i millimetri caduti al suolo; un -51% significativo rispetto alle medie di aprile. Le ore di luce: 248.6 ore, rispetto alle 177.8 del periodo. Come preannunciato nelle analisi soprastanti, anche quest’anno ha fatto la sua comparsa, nel corso dell’ultima decade del mese, un’ondata di freddo e gelo che ha costretto anche la Cote d’Or ad approntare sistemi difensivi all’altezza, per scongiurare le risultanze dell’anno precedente; va precisato che Chatillionais e Chablis (circa il 25% dei vigneti è stato duramente compromesso) sono state nuovamente colpite duramente, la Cote de Nuits pare (una stima reale dei danni sarà compiuta prossimamente) aver temperato abbastanza gli effetti del gelo, mentre la Cote de Beaune, come spesso accade, a causa della sua posizione geografica, è stata più interessata dal fenomeno. Si è ricorso ad abbassare le temperature dei vigneti grazie all’ausilio del copioso e caldo fumo prodotto da tonnellate di paglia bruciate sui principi dei filari di vite, nonchè agli spettacolari sorvoli di elicotteri sopra i filari, allo scopo di produrre aria più calda al suolo. Per analisti più approfondite sul tema di quanto accaduto e sta accadendo in Cote d’Or, rimandiamo i nostri lettori all’articolo (e relativi aggiornamenti) presenti sulla nostra pagina facebook ( https://www.facebook.com/BorgognaMonAmour/ ), nel corpo del post del 27 aprile.

Credits: domaine Arnoux-Lachaux

Scritto dallo staff di Borgogna Mon Amour

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Meursault Clos de Perrieres 1er Cru 2012

di Albert Grivault
– chardonnay 100%
– alc. 13,5%

meursault1La letteratura critica sulla viticoltura in Cote d’Or, dal celeberrimo precursore di ogni classificazione formale di queste zone, quindi dal dr. Lavalle a seguire (all’epoca, nel XIX, lo valutò come Tete de cuvèe), è unanime nel valutare il climat “Clos de Perrieres”, come uno dei più, se non la più vocata parcella dell’intera AOC di Meursault. Il nipote del fondatore, Michel Bardet, con il quale è semplice interagire e discutere di vino, con somma piacevolezza, che gestisce attualmente lo storico “domaine Albert Grivault”, ci ha fatto dono, anche quest’anno, della sua più venerabile opera enoica, in versione 2012, il celeberrimo “MEURSAULT CLOS DE PERRIERES 1ER CRU; il vino è il frutto di una vigna che poggia su un lotto di terreno posseduto, in regime di “monopole” dal domaine; pertanto, vanta un rapporto di esclusività con questo terroir, che amplifica esponenzialmente il valore di questo meraviglioso prodotto, conteso ed ambito su scala globale.

Il vino è qualificabile come un “grand cru in pectore”, considerato il suo oggettivo blasone, ed è declinato dal suo produttore, ogni anno, come nella migliore tradizione borgognona, con religiosa e devota adesione all’anima di questo storico climat.

Il nostro tasting da bottiglia (il secondo, dopo un primo contatto con il vino, quando si trovava in stato affinamento in barrique), si è rivelato, comprensibilmente, precocissimo e non concepito per godere pienamente dell’energia tracciante e luminescente che è in grado di sprigionare, al palato, dopo il suo necessario percorso di affinamento, che dovrà sostenere, per almeno un paio di lustri, in vetro; nonostante, quindi, la gioventù estrema dell’approccio, ed una nostra sacrale reverenza dovuta a questa sorta di sfregio alla sua compostezza infantile, il vino ci ha, invece, davvero stupefatto per come ci si è manifestato: dalle tonalità vivide e stordenti, già smagliante ed estremamente comunicativo, vibrante e nervoso a causa del nobile lignaggio del suo spessore molecolare, tutto racchiuso in pochi atomi di grandissima energia potenziale, ma senza alcuno sfoggio estrattivo; al naso, ha elargito effluvi dai rimandi inconfondibilmente speziati, calibrato sui toni del pepe bianco e di quello rosa, nonchè nette nuances minerali, di pregevolissima tessitura materica e fuse in un amalgama seduttivo, difficile da decodificare in questa fase primigenia; in bocca, il vino ha palesato, da subito e senza esitazioni, il suo registro di fabbrica inconfondibile, caratterizzato da una verticalità ed ampiezza di sorso vertiginose, in cui hanno spiccato evidenti toni agrumati, del tenore della buccia di lime e dei fiori d’arancio; infine, approssimandosi a lasciare il segno del suo sorso, ha primeggiato in una lunghezza quasi sospesa, che ha disegnato un retrolfatto coerente e maestoso, ostentando una attitudine alla persistenza aromatica, già in questa fase, che gli riconosciamo nel dna e che il tempo renderà, senza dubbio, irresistibile.

Anche quest’anno siamo orgogliosi di proporlo sul nostro store:  http://www.borgognamonamour.it/meursault?product_id=161 .

Il micro-articolo che fa seguito, trae spunto da una recente degustazione, tenutasi presso la nostra azienda.
Francesco Bisaglia

Meursault2Borgogna Mon Amour di Francesco Bisaglia
vini di Borgogna
Via G. Galilei, 1 – 33170 – Pordenone – Italia
P.I: 01723200935
Cel.  (+39) 366.2924728 – Tel/Fax. (+39) 0434.537330 – URL : www.borgognamonamour.it

I veri intenditori non bevono vino. Degustano segreti

“ I veri intenditori non bevono vino . Degustano segreti”
Salvador Dalì

dali1Così come ogni persona può scegliere se far conoscere agli altri il suo mondo , anche i vini nascondono nei loro sentori una miriade di segreti  che solo alcuni riescono a percepire.

Scoprire i segreti che si celano dentro una classica Bordelese  piuttosto che in un’elegante Renana passando attraverso una sontuosa Champagnotta ,  richiede attenzione e fantasia ma soprattutto leviamoci dalla testa che solo  “gli addetti ai lavori” sono in grado di farlo….

Ho qui davanti a me una bottiglia di Chablis – Les Vaux Sereins 2013 acquistata neanche una settimana fa a Nizza e ripenso al giorno in cui l’ho scelta in mezzo alle altre : ero in una piccola enoteca nel centro  della città in un caldo pomeriggio di Agosto e il fatto che questa bottiglia non lasciasse trapelare nessuna informazione aveva attirato subito la mia attenzione.

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Chi sei?

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Le enoteche sono affascinanti per noi amanti del vino , ogni scaffale racchiude un pezzo di storia , ogni bottiglia contiene un segreto che chiede solo di essere conosciuto e te sei li, nel mezzo a questi polverosi pezzi di vetro dai nomi dolci , armonici, rotondi e intriganti che ti chiedi ” e adesso da dove inizio?”

Borgogna , Valle della Loira , champagne, vini rossi, rosati, bianchi, liquorosi… mi gira la testa, passo da un ripiano all’altro, leggo e rileggo le etichette più volte, le tocco, le sfioro quasi con timore, cerco di ricordare le caratteristiche di certi vini fino ad ora solo lette nei libri e mai potute constatare di persona…

Mi sento un pò Alice nel Paese delle Meraviglie , sorrido…

Oltre allo Chablis acquisto un Medoc Tour Prignac Recolte 2009 Grande Reserve  dal tipico uvaggio bordelese,  e esco da quella piccola enoteca soddisfatta del mio modesto bottino.

Sono passate circa due settimane e le due bottiglie sono ancora li , intatte . Non so se ho fatto delle buone scelte , non so se rimarrò delusa da questi vini o se al contrario ne sarò estasiata , a prescindere da come saranno voglio trovare il momento giusto per aprirle , voglio poterle gustare con il cibo adatto e condividerle  con qualcuno di speciale… il vino è divertimento e scambio di idee e non mi va di giocare da sola.

Chissà, magari nel prossimo articolo vi racconterò di una cena a base di vini francesi…

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30 Luglio 2014:
Enoteca Coccolino
Cecina 

Ispirati da un Luglio  travestito da Novembre , io e il mio gruppo di amici decidiamo di andare a mangiare “ la ciccia” (come si dice dalle mie parti ) e a bere del buon vino rosso.

dali5Il ristorante / enoteca Coccolino  ci accoglie nella sua  atmosfera calda e familiare , arredato con centinaia di casse di vino provenienti dai maggiori produttori italiani e stranieri , rimaniamo stregati dal suo silenzioso racconto di bottiglie d’annata e di pregio …  Ci sentivamo come Pinocchio nel Paese dei Balocchi!

Insieme a me ci sono cinque neo sommelier che passando in rassegna gli scaffali pieni di storia, sorridono ogni volta che ritrovano in quelle bottiglie ciò che fino a poco tempo fa era solo teoria

Finalmente a tavola ordiniamo carne di Angus, di Bisonte e ci rammarichiamo per non poter assaggiare anche lo struzzo ( si è vero siamo delle buone forchette!) … impieghiamo quasi 20 minuti per decidere cosa bere , ci brillavano gli occhi alla vista di quella carta dei vini che ci invitava a scoprire i sentori dei vitigni piemontesi, toscani , siciliani…

La salivazione era già alle stelle!

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Alla fine optiamo per un Terre More dell’Ammiraglia 2010 Marchesi de Frescobaldi 13,5°  leggermente tannico e non eccessivamente allappante ,  dopo un boccone di burroso cinghiale in salmì il sapore di questo vino è una piacevole scoperta.

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Bevo il primo sorso e ho un flash .. ciliegia!
Faccio per condividere con gli altri il mio pensiero  e la scena che mi si presenta è fantastica: siamo tutti li con il bicchiere al naso ,in silenzio a fissarci nell’attesa che qualcuno spari la prima cavolata!
Per fortuna la Delegazione Fisar Livorno puo tirare un sospiro di sollievo, dalle nostre bocche non è uscito niente di vergognoso, giuro!

Il secondo vino è un Ruit Hora Caccia al Piano 1868 vendemmia 2011 Bolgheri , 14° , 12 mesi di barrique che permettono al tannino di far sentire la sua presenza  non risultando però particolarmente entrante ma  gradevole e ottimo con l’entrecote ordinate ( strepitose)

Riferendomi al Caccia al Piano e alla carne che stavamo divorando chiedo alla persona vicino a me : “ Cosa ne pensi di questo abbinamento? ”
Risposta : “ Mah.. non lo so se ci sta bene , è buono il bisonte , è buono il vino , io gongolo!”

Siamo sommelier si sa , ma cosa c’è di più vero in una risposta del genere?

“W LA VITA”

Note:
Vorrei ringraziare il Ristorante: “Enoteca Coccolino” che ci ha permesso di passare una piacevole serata all’insegna del buon vino , dell’ottima carne ( la consiglio a tutti gli amanti della “ciccia” ) e dell’onesto rapporto qualità/prezzo .

Ringrazio inoltre i miei splendidi compagni di viaggio (e di bevute) che mi accompagneranno in tanti altri racconti……

Sara Tomei

Borgogna

Riflessioni scritte sulla mia Moleskine in treno durante uno dei miei innumerevoli viaggi…

È da qualche mese che Io e Francesco abbiamo deciso di iniziare questa collaborazione sul blog rivolta alla “Borgogna”, ogni volta che ci sentiamo al cellulare tra un km e l’altro mi ripeto sempre questa frase:

 -punto di approdo definitivo-

E’ per questo che sono rimasto affascinato dal suo lavoro e dalla sua passione per la Francia e in particolare della BORGOGNA, il nostro è stato amore a prima telefonata ( quando ci siamo sentiti la prima volta  al cellulare mi sembrava come se ci conoscessimo da anni, stesse idee, stesse passioni,  stessa voglia di cambiare il mondo enologico attorno a noi ), allora mi sono chiesto dai provaci, chiediglielo Massimo non esitare chiedigli di collaborare con Te sul Blog e non avere timore e Lui mi ha risposto: “SI”

Eccoci qui a condividere con tutti Voi la sua e la mia passione per una terra magnifica che ci ha cambiato la vita…
Buon viaggio a tutti!
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Oggi nasce ufficialmente il progetto “Borgogna Mon Amour”, dopo una gestazione impegnativa ma appagante; l’obiettivo (e l’auspicio) è quello di aspirare a rappresentare, nel panorama dell’offerta di questa tipologia di prodotto, una proposta strutturata, eterogenea e di contenuto informativo.

Voglio, a questo proposito, rivolgere il mio più caloroso benvenuto ai visitatori, sperando che vogliate intraprendere con me un lungo viaggio, che comincia da oggi; un percorso evolutivo che vorrei condividere anche con l’ausilio dei vostri suggerimenti, pareri ed opinioni, che potrete esprimere negli spazi interattivi presenti sul sito. Questa iniziativa nasce dalla fatale attrazione per una regione, la Borgogna, che costituisce una realtà vinicola unica al mondo, per la sua singolare capacità di donare vibrazioni spirituali e, nelle sue massime espressioni, note di puro lirismo a coloro che si accostano e si lasciano travolgere dalla magia dei suoi vini. Questa regione è innegabilmente un punto di approdo (definitivo?) per l’appassionato del mondo enoico; una terra promessa che, nel corso di mille anni di storia, l’uomo ha avuto il pregio di saper prima ascoltare, poi decodificare ed, infine, assecondare, declinando i mille sospiri di suolo e sottosuolo di queste terre. La sedimentazione secolare delle tradizioni, che ha permesso l’affinamento delle metodologie di vinificazione e l’asseverazione dell’unicità pedoclimatica di ciascun climat, mediante l’interpretazione dell’anima di ciascun lembo di queste terre, hanno scolpito il noto concetto di  “esasperazione del terroir”; è proprio questa la variabile che strega l’eno-appassionato, che si impossessa dei suoi sensi, spingendolo alla ricerca, all’approfondimento di questo microcosmo ed, infine, al periodico desiderio di richiamare alla memoria “quella matrice di pinot noir e quell’accezione di chardonnay in purezza”; la magia risiede proprio nelle loro interpretazioni, che rendono i lieu-dits un grande puzzle, in cui ogni appezzamento possiede una storia da raccontarci ed un’accezione gustativa unica e propria, che lo differenzia da quelle del climatimmediatamente adiacente; c’è qualcosa di sacrale in tutto questo. Un aspetto mi ha colpito più di altri nella ricognizione di questo mondo: l’efficace connubio tra la rigida tradizione e la nouvelle vague modernista di cui si fa promotrice la nuova generazione divigneron che si sta affacciando sulla scena; questa efficace fusione denota come i viticoltori di questo eldorado vitivinicolo rifuggano ogni forma di immobilismo, evitando la tentazione di arroccarsi sull’autorevolezza della propria storia: questa è una terra di uomini sempre in vivido fermento, dinamici e lungimiranti, che non dimenticano i dettami delle loro gloriose origini ma che guardano al futuro rilanciando, con coraggio, la propria sfida all’eccellenza.

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Una chiosa finale sulla scelta dei vini proposti in vendita: è orientata nella direzione di trovare un equilibrio tra i due estremi accennati, tradizione e modernità, bypassando, almeno per il momento, realtà apicali che hanno scavato un divario economico incolmabile con la media delle aziende della regione: mi riferisco, ovviamente, ai fuoriclasse diVosneRomanée (tranne un’incursione, ce la siamo concessa, negli Echèzeaux). Sono certo ci sia una Borgogna per tutti: ho optato per quella accogliente, ospitale, artigiana e rurale, che ben rappresenta l’essenza di questa meravigliosa terra.

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Un augurio di una buona navigazione.

Francesco Bisaglia
366.2924728
francesco_bisaglia@virgilio.it
www.borgognamonamour.it