Articoli

As Roma 1927 90 Anni…

“Dimmi cos’è”

la più grande storia mai raccontata.

Esce oggi in libreria il libro dei libri, il volume ufficiale per i 90 anni della Roma scritto da Tonino Cagnucci e Luca Pelosi

È la classica domanda che non dobbiamo mai smettere di porci, perché cercare la risposta è più importante che trovarla. È ciò che cantiamo dal 1983, anno di uscita di “Grazie Roma”, ogni volta che cantiamo la Roma. È il titolo del libro ufficiale sui 90 anni della Roma, da oggi in tutte le librerie della capitale (autori Tonino Cagnucci e Luca Pelosi, Skira editore, 350 pagine, 49 euro – ordinabile anche sul sito della casa editrice a prezzo scontato) e dalla settimana prossima in quelle di tutta Italia. È un viaggio fantastico attraverso la storia della Roma, lo è in tutti i sensi. Perché la storia della Roma è fantastica, checché ne pensino alcuni, e perché dalla fantasia degli autori e dalla matita di Fabio “Hot Stuff “Redaelli è uscito un modo di raccontarla mai usato prima. Un dialogo immaginario tra Agostino Di Bartolomei e un bambino, che nel fumetto iniziale s’imbatte nello storico capitano romanista mentre sta giocando a pallone in un parco e si fa guidare attraverso 90 anni di storia, dove il filo conduttore non è tanto il “dimmi cos’è successo” ma, appunto, il “dimmi cos’è”, perché la Roma non è solo partite, campioni, vittorie e sconfitte, ma è

soprattutto sentimenti, valori ed emozioni.

Infatti il racconto si snoda soprattutto attraverso i fatti e i personaggi che hanno fatto battere il cuore ai romanisti di ogni epoca e di ogni età. E, attenzione, questo è un libro adatto a romanisti di ogni età, perché a ognuno di noi è capitato, nella nostra esperienza di romanisti, di essere o il bambino che chiede o l’adulto che spiega cos’è la Roma. E non sempre lo abbiamo capito davvero.

Molti avvenimenti sono raccontati attraverso la lente d’ingrandimento dei tifosi e delle loro storie, quelle dei singoli e quelle delle straordinarie dimostrazioni di affetto di massa che hanno costantemente caratterizzato questo fantastico viaggio lungo 90 anni. Il Di Bartolomei immaginario naturalmente ha a che fare anche con le sue vicende personali e non a caso la narrazione resta quasi sospesa quando si arriva alla Coppa dei Campioni, capitolo in cui trovano spazio una poesia e tante immagini. Immagini che sono una parte fondamentale di un’opera che ne contiene tante in una: è il racconto a un bambino, ma non è un libro per bambini, è un libro storico ma non è enciclopedico, ha foto straordinarie ma non è un libro fotografico, ha illustrazioni significative e intense ma non è un fumetto. Di sicuro, oltre allo spunto narrativo scelto apposta per emozionare, si tratta anche di un libro di grande impatto visivo, sia per le vignette che ci mostrano non solo i personaggi del racconto, ma anche momenti della storia visti dalla geniale matita di Fabio “Hot Stuff” Redaelli, sia per le foto.

Da questo punto di vista la pubblicazione è un punto d’arrivo per la società, che per la prima volta utilizza solo foto di sua proprietà, frutto di un lungo lavoro di recupero portato avanti negli ultimi anni dall’archivio storico. Tante foto non solo non sono mai state viste prima, ma è sorprendente l’effetto che dà vedere tante immagini che sono ben fisse nei cuori e negli occhi dei romanisti viste da una prospettiva diversa rispetto a quella da cui le abbiamo sempre viste. È un libro da sfogliare almeno due volte: una per immergersi nel racconto e una per gustarsi al meglio le foto. Anzi, almeno tre volte: l’appendice statistica (quasi 4.000 partite, oltre 700 calciatori, allenatori, presidenti), che contiene anche una chicca sul settore giovanile della stagione 1927-28, è materiale preziosissimo per tutti gli appassionati. In verità, è un libro che forse va letto e riletto. Perché “Dimmi cos’è” è la domanda che guida un percorso ricco di emozioni fino a risolvere l’interrogativo solo nell’ultima pagina. Ma resta una domanda che non dobbiamo mai smettere di porci, perché non dobbiamo mai smettere di tuffarci nella Roma, di scoprirla, di viverla. È troppo bello. Perché la Roma è vita. Anzi, come spiega lo stesso Di Bartolomei al bambino nel racconto, «è una questione di cuore». E questo è un libro scritto col cuore.

La Redazione

Il Romanista

Scritto dalla Redazione Il Romanista

Le immagini sono dei rispettivi proprietari.

Solo una partita e due birre…

Questa è una storia vera.
E’ il racconto se cosi, lo vogliamo chiamare, di un gruppo di ragazzi di trenta anni che hanno in comune due passioni:
“la birra e il Dio calcio”.
Ho sempre giocato a pallone, sempre a livello dilettantistico, diciamo anche parrocchiale. La voglia di correre dietro alla palla non mi è mai mancata.  Non so spiegare bene il perché né il suo fine sociale, ma sentire il vento scivolarmi in faccia mi fa sentire libero di andare con i pensieri dove voglio, anche in mondi fantasiosi. Mi piace buttarmi per terra, usare le mani, gridare, volare in mezzo a qui 7,32 metri, solo per il gusto di andare a deviare una cosa tonda che viaggia a velocità e con traiettorie strane.
Il portiere…quando sei piccolino che si fanno le squadre, sei sempre quello scelto per ultimo, considerato quello che non serve a niente, quello che non sa giocare. Non sei il leader del gruppo, quello che dice: le squadre le faccio io.
Se visto dagli altri anche un “male”…queste le domande che leggi negli occhi degli altri bambini: perché mentre tutti corrono e sudano lui se ne sta bello e beato tra i pali?
Perché si fa la doccia a fine partita se non si stanca? Invece ti accorgi di essere fondamentale.
Ti rendi conto che i tuoi interventi rimangono scolpiti nella mente di tutti: amici e nemici. Sei chiamato poco in causa. Non puoi permetterti il lusso di sbagliare, perché da un tuo errore si decide l’esito di una battaglia. Tu difendi quei metri, non devi permettere a nessuno di oltrepassare quel confine che si chiama linea di porta e per evitarglielo devi danzare. La musica non ha sempre la stessa armonia. Varia, cambia di timbro e tu devi essere lì pronto a interpretarla. Quando hai imparato a seguirla, allora viene tutto più naturale: i movimenti, le valutazioni delle traiettorie, gli interventi, ti accorgi anche di essere diventato più bravo nel ballare. Cosi sono chiamato un settembre di un anno fa da un mio carissimo amico. Era da un po’ che non lo sentivo, ci incontriamo e siamo felici nel vedere che i nostri trentuno anni non ci hanno cambiato molto. M’invita a conoscere la sua squadra di calcio, mi dice che stanno cercano un portiere per un torneo, perché quello che hanno non da molta sicurezza. Cosi accetto. Sono entusiasta all’idea di giocare. La zona è situata nella periferia nord di Roma. La prima occhiata è per il campo. Non è il campo di quarta generazione, questo è all’antica; in terra. Ci sono dei piccoli sassolini che quando ti tuffi per andare a prendere un pallone all’angolino, ti lasciano il segno sulla pelle come se fossero tatuaggi effettuati con il metodo tradizionale Maori. Immagino subito che saranno partite dure e polverose .Mi presentano alla squadra, loro si chiamano Tori Rossi e giocano con la maglietta ufficiale dell’AS Roma. M’innamoro subito. Incrocio i loro sguardi, noto che non hanno  una grossissima fiducia in me. Penso anche però che se mi hanno cercato, l’altro portiere non sarà il massimo,  Mando via questo pensiero molto egoistico e mi reco verso lo spogliatoio. Mi avvicino alla panca, butto la borsa a terra e sento subito dire: la panca è tutta occupata- penso che possa cambiarmi anche appoggiando la mia roba a una sedia. Prendo una sedia e anche in questo caso sento dire:- maschio le sedie sono tutte occupate- allora con tono deciso, esprimo un concetto: secondo voi, dove mi posso cambiare? La squadra serena risponde: da solo nell’altro spogliatoio……è giusto così. Sono regole non scritte, di un rito d’iniziazione. Non puoi entrare subito in uno spogliatoio e fare come vuoi. Lo spogliatoio è un pochino come una caserma, dove gli opliti si preparano per scendere in battaglia. Ognuno ha bisogno dei suoi spazi e tempi, un novellino può solamente abbassare il morale della truppa. Avrò il mio posto ma come esige la democrazia, dovrò conquistarmelo. Sento dall’altro spogliatoio le urla dei soldati che si preparano, s’incitano, discutono come vincere. Loro si conoscono da molto tempo, hanno combattuto molte battaglie insieme, i loro movimenti sono coordinati. Tutta la falange è compatta, combattono come un sol uomo .Il campionato inizia e le prime scorribande sono molto veloci. Siamo molto forti e tecnici, giochiamo semplice alla mano, passaggi rapidi e corti…
Noto con piacere che attiriamo una discreta quantità di pubblico. Soprattutto due ragazze; Marta e Laura. Marta è molto bella bionda con gli occhi verdi e soprattutto esulta con grazia. Riesco subito a conoscerla. È scontato però che passo il mio tempo nelle retrovie. Scalpito dalla voglia di affondare il fendente nella carne avversaria. Purtroppo devo frenare i miei impeti e risparmiare l’energia per quando sarò chiamato in causa. Passano tre partite ed io sempre lì ad aspettare. Ti frega la cultura classica a pallone. Dalla panchina io vedevo i miei eroi: Agamennone, Menelao, tutti schierati sul campo di battaglia contro quei figli di Troia. Finalmente alla quarta arriva il mio momento. L’altro portiere  si fa male seriamente; il ginocchio si gira. Entro e prendo subito possesso della falange estrema. Impartisco ordini, direttive, vedo che i miei compagni mi seguono, si fidano di me.  Posso tornare a danzare tra i pali. I miei compagni rimangono sbalorditi della mia foga, il pubblico approva e applaude. Con meriti sul campo sono stato accettato dalla squadra, ho una panca ed una sedia insieme con loro. Arriviamo alla semifinale contro una squadra che si dice sia la più forte di tutte: i Diavoli Verdi. Ci prepariamo nel nostro spogliatoio. Sempre gli stessi movimenti per vestirsi, gli stessi indumenti. Si crede portino fortuna. Fuori piove, il campo se così si può chiamare è un pantano. Noto che sugli spalti ci sono una settantina di spettatori, quarantacinque secondo la questura. Vedo che c’è anche Marta, la saluto e lei mi manda un bacio. Schierati  al centro del campo di battaglia, Diavoli Verdi contro Tori Rossi…
Diavoli Verdi contro Tori Rossi… Penso! La rievocazione della battaglia di Cassino? Penso anche che noi fortunatamente non apparteniamo ideologicamente a nessuno di quei due schieramenti che si affrontarono nel 1943. Mentre m’incammino verso la porta che devo difendere, ripenso a questo piccolo corso e ricorso storico e mi accorgo che sono sotto la curva avversaria. Subito insulti partono verso la mia persona e il mio ruolo. Mischiati alla pioggia battente, sono parole che fanno male. Faccio finta di non sentirli. Mi concentro. La partita comincia, i due schieramenti si studiano per circa venti minuti, poi all’improvviso una palla innocua verso di me. Mi abbasso per raccoglierla. Penso! È la stessa danza che ha fatto milioni di volte.  Questa volta è diverso. La palla sottovalutata e offesa per questo, con il terreno bagnato mi scivola dalle mani…goal. Ho commesso un errore banale, ho portato in svantaggio la mia squadra, ho deluso i miei compagni e tutto questo l’ho fatto davanti agli occhi di Marta. Sono scoraggiato. Insulti pesanti piovono dagli spalti: portiere sei una schiappa… ahahahahah  hai spaperato, portiere cambia sport gioca a boccette. Questo mi colpisce a morte. La falange estrema è caduta. I miei compagni si accorgono del mio stato d animo e vengono a rincuorarmi. Fortunatamente il nostro capitano pareggia subito con un impetuoso colpo di testa. 1-1 palla al centro. Il mio riscatto arriva presto, inizio secondo tempo.  Francesco atterra in area un avversario. Arbitro fischia: rigore. Penso è finita, è finita, è finita…se lo paro, ce la possiamo ancora fare ma se segna, è finita, è finita. Mentre mi avvicino alla linea di porta, noto che il tiratore è un destro, quindi se non mi fa una finta, per sua natura, tirerà alla mia destra.
Io mancino D.O.C.: ho l’emisfero celebrale destro più sviluppato, quindi mi è più naturale buttarmi alla mia destra. Ci guardiamo negli occhi per un tempo infinito. Precisi gli ordini, sudore e rabbia. Facce scudi da opliti, odio di dentro come una scabbia si può percepire dai nostri sguardi. Sarà un duello senza esclusioni di colpi. Poi distolgo lo sguardo verso sinistra. Dagli spalti vedo poco più lontano, un pensionato e un vecchio cane, che guardavano un aeroplano, che lento andava macchiando il mare. Si rompe il tempo e l’attimo. Per un istante resta sospeso. L’arbitro fischia. L’avversario tira sulla mia destra, il tiro è potente ma non tanto angolato. Colpo di reni, allungo il braccio e devio il pallone in angolo….siamo ancora in ballo…Dopo il rigore parato prendiamo coraggio, giochiamo bene ma non riusciamo a concludere. È incredibile abbiamo più fiato ma non riusciamo a muoverci, ci hanno chiuso in una gabbia. 89”….a un certo punto la nostra ala destra: Gianluca fa la cosa più stupida che si possa fare da centrocampo: prende la palla e tira. Tutti pensano che sia impazzito, anche perché Gianluca non ha il piede fatato. Però la palla con il campo in quelle condizioni rimbalza sul tre quarti e prende una traiettoria strana. Ribalzando acquista forza e s’impenna. È un pallonetto, è goal. Bravo Gianluca Bravo –ma nooo niente- ma come niente io i falsi modesti li parerei vivi! Bravo Gianluca Bravo. L’arbitro guarda il cronometro, siamo in finale. Nello spogliatoio infialiamo a Gianluca il corriere dello sport acceso fra le gambe, e lui corre tutto intorno gridando: fiamma olimpica, fiamma olimpica, fiamma olimpica, finche non entra nella doccia. L’acqua della doccia è gelida, fuori piove tiepido. Marta e Laura ci aspettano. Ehhhh digli di venire dentro! Perché? Si bagnano fuori! Si bagnano ma si salvano! Vestitevi, andiamo al Pub di Andrea a festeggiare l’accesso in finale.
Il pub lo sconosco bene, ci ho lavorato sette anni, per tutta l’ università. È molto carino e tranquillo, si chiama mcqueen ed è situato in via Aurelia 77.
Ci dirigiamo verso il pub, siamo tanta gente, abbiamo voglia di bere bene e mangiare, volgiamo ridere e scherzare insieme agli amici. Al Mcqueen ci sono birre di gran classe……c’è anche la Gorgona del birrificio Policarpo. Quanto è buona! Sarà la sete post partita, sarà l’ora ma la Gorgona scende giù che è un piacere. Chiara doppio malto fruttata, alta fermentazione, cruda (non pastorizzata), Gradi alcolici 7,5% vol. Colore oro carico con riflessi quasi mielati che ne fanno indovinare i toni fruttati.
Questa birra è una grande espressione delle crude italiane, ideale per passare una buona serata e dire stasera ho bevuto una grande cruda.
Niente quella sera non c’è stato verso di accompagnare Marta da solo a casa. Tutta la squadra i Tori Rossi insieme… Ma non ci sono i tifosi avversari  che ci fanno gli agguati! Ehhhhh non si sa mai…….grazie! veri compagni. Cosi accompagnate le ragazze, ognuno di noi non voleva essere riportato per primo a casa, perché non si sa mai! Alle due di notte ci siamo ritrovati in piazza Eugenio Morelli quartiere portuense, a bere peroni gran riserva al chiosco di Mario.
A un certo punto abbiamo avuto un incontro ravvicinato con una pantegana fuori ordinanza, che secondo il nostro capitano era un nuovo pallone da calcio peloso. Secondo altri no, così abbiamo usato il metodo galileiano d’indagine per accurarlo. Ancora oggi la pantagena si chiede cosa volessero quegli undici pazzi che per quarantacinque minuti regolamentari l’hanno inseguita al grido di: pallone fermati. Finché infilatasi in un tombino, li ha sentiti discutere per altri quarantacinque minuti se si trattasse di autogoal oppure no. Quella serata è finita cosi. In finale ci siamo andati . Non vi sto raccontando com’è andata a finire. Anche Marta da quel giorno non è riuscita più a vederla. Ci rimane il ricordo però di un gruppo di amici che hanno coltivato insieme una passione per una palla tonda. Il solo scopo di divertirsi e di correre ci ha portati fino in finale. Non porta nessuna gloria né denaro, ma ci siamo arrivati. Sempre insieme siamo riusciti ad assaggiare una birra buonissima: la Birra Gorgona del Birrifici Policarpo. Il calcio è anche questo: ricordi, passioni, bevute, serate indimenticabili che non rivivrai mai più. Sei consapevole di questo e pensi: ne è valsa la pena? Direi proprio di sì. Se passate da Roma andate a visitare il pub, magari ci trovate anche i Tori Rossi a sorseggiare una buona birra.

Testi e Foto di Claudio Sargentini

partita1 partita2

“Una cacio e pepe, un giubbotto antiproiettile e addio Tony “cinque pance”…la mala a tavola”

“Una cacio e pepe, un giubbotto antiproiettile e addio Tony “cinque pance”…la mala a tavola”

mala1

Nessuno se ne sarebbe accorto, passando per caso nella zona Eur Fermi. Ma non sono più anni di sbirri in carne ed ossa, questi che viviamo.
Ai racconti di pallottole e vendette voglio ora sostituire i racconti di quei pasti, a volte frugali a volte meno, che hanno segnato la storia della cucina quando il cucchiaio di legno é in mano ai gangster…o alle loro madri.
Scena prima, atto primo…un romanzo criminale.

mala2

Il primo piatto è per celebrare un piatto di pasta simbolo di Roma: il cacio e pepe.

La scena é tratta dalla serie “romanzo criminale”. Qui troviamo i piatti sulla bara del libanese, gentile omaggio del Bufalo, che attendono i ragazzi della batteria della Magliana. Un addio sobrio ed elegante, preparato nel cuore della notte da un oste romano. Nessun fiore e nessuna lacrima, un crema di formaggio e pepe che avvolge le mezze maniche.

Atto secondo: la mafia italoamericana a tavola.

mala3

Il primo tributo è ovviamente dedicato al Padrino di Francis Ford coppola, le parole sono di Mario Puzo…ed il cucchiaio di legno sostituisce la pistola nelle mani di Clemenza : “«Può succedere che devi cucinare per una ventina di ragazzi un giorno.

mala4

Cominci con un po’ di olio e ci friggi uno spicchio d’aglio. Ci butti dei pomodori, un poco di conserva, friggi e fai attenzione che non s’attacca. Quando tutto bolle ci cali dentro salsicce e polpette. Poi ci metti uno schizzo di vino e un poco di zucchero. È il mio segreto».

….se avete il coraggio di andare contro Clemenza…
Il secondo piatto è servito invece da Scorsese e dai suoi Bravi Ragazzi:«In carcere la cena era sempre un grande evento……..

mala5

C’era sempre un primo di pasta e un secondo di carne o pesce» racconta Henry. Anche Paulie, come Clemenza, ha un suo segreto culinario. «Paulie si occupava dell’aglio.

mala6

Lo affettava con una lametta, così sottile che si scioglieva nella padella con un filo d’olio. Vinnie era incaricato del sugo. Secondo me ci metteva un po’ troppa cipolla, ma era un ottimo sugo. Johnny Dio faceva la carne, non avevamo la griglia e quindi cuoceva tutto in padella.
Affumicava tutta la prigione e i secondini soffocavano, ma faceva una bistecca fantastica.»

mala7

Alla prossima!
Scritto da Matteo Tassi

Atavolacon di Matteo Tassi

…. Sono molto emozionato nel preparare l’impaginazione di questo articolo di Matteo Tassi, tutti lo conoscono grazie al suo programma televisivo del Gambero Rosso Channel  “Serial Griller” ormai alla terza edizione, e non c’è persona in giro per il mondo che oggi non riconosce Matteo l’uomo del Barbecue Italiano.
Matteo gira l’Italia e il Mondo per far conoscere la sua cucina i suoi corsi di dedicati al Barbecue sono un successo di pubblico in tutta Italia, nel suo curriculum anche un libro stupendo intitolato: “IL BARBECUE” edita da Reed Gormet.

Quando ctasi1i siamo conosciuti la prima volta a Modena avevo un po’ di sano terrore, in televisione mi sembrava gigante anche se tra me e me mi dicevo è sempre  un po’ più piccolo di “Giorgione”, ma pur sempre un gigante…..
Ci siamo subito piaciuti e siamo entrati in sintonia dalla prima parola che Lui è riuscito a pronunciare in -romanesco-  “spero che sei daaa MAGGICA…..” , a quel punto è scattata una molla che ancora oggi è talmente forte che ci rende vicini anche se le nostre vite ci portano lontani uno dall’altro……

Avevo sperato che Matteo scrivesse sul mio Blog erano mesi che gli chiedevo di scrivere per NOI….

Nel profondo del mio cuore speravo che il suo primo articolo fosse proprio questo, quando me lo fece leggere una sera d’estate a Modena sono stato qualche munito con le lacrime agli occhi, perché per Noi Romani trapiantati fuori dalla Città Eterna solamente sentirsi vicino a persone che ci vogliono bene e che riescono tramite le parole e le immagini a catturare tutto quello che Noi ci portiamo dentro in religioso silenzio è qualcosa di unico e raro.
Matteo in un’altra vita era un poeta, un guerriero, un pittore, uno scultore, un filosofo, un musicista ROMANO e IO sono fiero di poter condividere con Lui tale sentimento……

Grazie Matteo un tuo carissimo AMICO……

tassi2

 

tassi22tassi18tassi21

 

tassi5

Trastevere e seggioline nella notte
Questo post non parla di cucina, non parla di barbecue e credo che, alla fine dei conti, non parli neppure…si esprime a gesti, come due amici che cercano di ordinare da bere in un locale rumoroso.
E’ una piccola fotocronaca di due emiliani a Trastevere.
Forse da piccoli avete visto qualche film, o cartone animato, dove c’era un americano che veniva spedito indietro nel tempo ai tempi della tavola rotonda, l’idea era di Mark Twain ma non è questo il punto.
Il punto è la scoperta, anzi la riscoperta, non di quello che Trastevere sia in realtà, ma la trasformazione dell’idea stessa di Trastevere nella mente, e attraverso una macchina fotografica, dei due emiliani in gita.
Le foto sono di Filippo Macchi, le parole provo a metterle io…l’atmosfera è quella di una Roma o di un idea di essa…e barista…2 gin tonic in fondo al bancone.

 

tassi17tassi15tassi13

 

 

tassi23La Roma che va di fretta e la Roma che aspetta con eleganza.

La Roma che lascia i feriti sul campo.

Quella che ama gli animali, sempre, e che a volte odia i padroni.

La Roma che di giorno non esiste.

Quella che fatica e spignatta per il cacio e pepe dei turisti.

 

 

 

tassi6…la Roma che si chiude in se stessa.

O che si apre come a respirare dopo un apnea di secoli.

La roma dei numeri pari sul lato dei numeri dispari…

…e la roma che accetta bene o male tutti, sia che cerchino fortuna in città…o in altre destinazioni…

 

 

 

tassi11La Roma spiata da una grata.

O vista dal basso come li cani…o li gatti.

La Roma con le seggioline dalla parte del torto, perché i posti di chi aveva ragione erano già tutti occupati.

La Roma di chi crede nell’amore.

 

 

 

tassi10…e di chi si artiglia ad un vessillo di fede.

La Roma di chi stà stretto in una piccola fessura.

…e di chi si gratta il sedere libero…senza vergogna e senza paura.

C’è la Roma di chi spera e parla del futuro.

E quella che il futuro lo vede piccolo e lontano.

 

 

 

tassi16…ma ancora lo vede…almeno.

A Roma, come in tutto il mondo, le scale hanno 2 vie…

…ma sembra sempre che  picchino verso l’abisso.

Ma se ci credi e hai fortuna, anche dietro l’angolo più cupo…

…una seggiolina dalla parte del torto la trovi sempre.

 

 

 

tassi3

 

Matteo Tassi (testi)

Filippo Macchi (fotografie)

 

 

 

 

tassi12tassi9tassi7

tassi19

tassi14

tassi24

tassi4

Happybeer di Claudio Sargentini

ROMA CAPITALE DELLA BIRRA

Da venerdì 27 a lunedì 30 Giugno, Roma è diventata capitale della birra artigianale con 4 giorni dedicati alle grandi marche Bionde, Rosse, Scure e al Cibo da Strada.

Dal 27 al 30 giugno, i giardini del Lungotevere Maresciallo Diaz (Farnesina), nel cuore di Roma, hanno aperto le porte al mondo della birra in tutte le sue sfumature.

beer2

Assoluta novità dell’edizione 2014 di Birròforum, è stata la presenza, all’interno del Villaggio di un vero e proprio festival del cibo da strada, che ha avuto come protagonisti i migliori artigiani della ristorazione romana.

Il festival ha ospitato 30 birrifici da tutta Italia: Almond ’22 (Abruzzo), Amiata (Toscana), B94 (Puglia), Baladin (Piemonte), BiRen (Emilia-Romagna), Birra del Borgo (Lazio), Birra dell’Eremo (Umbria), Birradamare (Lazio), Birranova (Puglia), Birrificio del Ducato (Emilia Romagna), Birrificio Italiano (Lombardia), Birrificio Pontino (Lazio), Birrificio Settimo (Lombardia), BirrOne (Veneto), Brewfist (Lombardia), Brùton (Toscana), Croce di Malto (Piemonte), Foglie d’Erba (Friuli-Venezia Giulia), Free Lions (Lazio), Karma (Campania), L’Olmaia (Toscana), Lambrate (Lombardia), Maiella (Abruzzo), Maneba (Campania), Opperbacco (Abruzzo), PBC (Toscana), Sorrento (Campania), Toccalmatto (Emilia-Romagna), Turan (Lazio), Turbacci (Lazio).

beer3

Una fra tutte: Federico II del birrificio Fea Gualdo Tadino (PG).

Birra chiara puro malto prodotta con malto d’orzo al 100%, dal gusto fresco, tendenzialmente amara e con retrogusto erbaceo dato dall’utilizzo di luppoli selezionati, schiuma compatta, cremosa e aderente.Non filtrata, non pastorizzata, con fermentazione alta in bottiglia e dal colore giallo intenso. Questi sono i suoi punti di forza, che permettono di provare sensazioni  uniche al palato.

beer4
Alla prossima!

Claudio Sargentini.
Foto: Massimo Fabiani

Musicismylife di Marco Sargentini

Dopo una serata passata con il colonello Jogorosky non è mai semplice alzarsi.
Ma oggi è il giorno giusto per farlo.
Il brivido che ci accompagnerà tutta la giornata, è iniziato.
Percorriamo le sacre strade di una città  inerme e rispettosa di fronte a quello che oggi sta per accadere.
Parcheggiamo lontano a Trastevere, per goderci ancora per un po il prima, come se non ci fosse un dopo.

music2

Ma noi siamo qui per il dopo.

music3L’isola Tiberina, il Tempio di Apollo, la Bocca della Verità sembrano irreali, la gente, le facce sono di plastica, metamorficamente modellanti intorno a noi.

In un attimo siamo dentro, voci che si rincorrono “Sembra Woodstock” anche se nessuno dei presenti probabilmente c’era sulla collinetta della contea di Ulster, “sembra quel rave a Zurigo” anche se la gente forse non c’è mai andata o non si ricorda di averlo vissuto, “sembra….” ma non lo è, non è niente di tutto questo.

Noi Siamo al Circo Massimo, qui c’è la storia, qui oggi ci sono The Rolling Stones.

music4

Gli internauti hanno scelto la scaletta, intenditori e nostalgici, Mick ha fatto il resto.
Ecco l’omaggio a Roma ed alla sua Grande Bellezza, con le note di una tenerissima versione di “Streets of Love”.
Gli scorci di una capitale ormai avvolta dalle ombre della sera, ma illuminata “one more time”, dal coro dei 70 mila presenti, hanno gli stessi colori, le stesse luci della pellicola di Sorrentino.
Quando non seguono il copione e si lasciano andare, gli Stones regalano, ancora oggi, a settant’anni, lampi di lucida follia che hanno reso immensa la loro carriera ed unica questa magia.

Il rito è compiuto. La felicità palpabile dei presenti e la cornice maestosa del luogo sono bellezza, una grande bellezza.

Marco Sargentini

music5