Riflessioni prima di Pasqua – di Umberto Fabiani

Riflessioni prima della Santa Pasqua!
Sei anni dopo lo scoppio della crisi mondiale, iniziata nel 2008 con lo scandalo dei “sbprime” in America e, rimbalzata in Europa nel 2009, molte cose sono cambiate per i cittadini del Vecchio Continente.
Le politiche di austerità oltre a impoverire gli stati membri, hanno portato a un progressivo peggioramento della qualità della vita di molti cittadini europei, sopratutto nell’Europa del Sud.
Se la condizione generale ha mostrato evidenti peggioramenti sopratutto sul piano delle politiche sociali – e a partire almeno dal 2010 – i vari paesi si sono visti recapitare severi “compiti a casa” da parte della Bce e della Troika – Fmi-Ue-Bce – è sul piano delle risorse del mondo del lavoro che l’Europa sta mostrando tutti i suoi limiti.
Specificatamente alla grave crisi economico-finanziaria europea, sono state approntate  una serie di decisioni che hanno salvaguardato il “rientro economico” dei debiti pubblici – in reraltà pregressi e quasi ascrivibili a situazioni e “forme private” che, almeno a partire dal 2010, hanno messo a rischio la democrazia nel Vecchio Continente e, quasi del tutto stravolto le Costituzioni dei paesi sovrani con l’inserimento del “Fiscal compact”: un duro piano di “rientro” su base annua – in Italia per esempio entrerà in vigore a partire dal 2014 – del debito da coprire al 60%. Una situazione che ha reso l’economia stagnante e condannata alla recessione.
Una politica che è stata sospinta e imposta dalla Germania della Cancelliera Merkel ma, che in qualche modo, è stata anche imposta senza che i cittadini europei potessero in qualche modo esprimere il loro parere nelle urne dei varti paesi.
In questo quadro desolante – mentre l’America a paritire dal 2012 – riusciva a risalire la china e a creare nuovi posti di lavoro, da questa sponda dell’oceano si sono viste scene da dopoguerra. In Grecia ma non solo, le politiche d’austerity e a favore dei mercati e delle grandi banche hanno costretto milioni e milioni di persone a modificare, in modo drammatico, il proprio stile di vita.
Anche in Italia le cose sono sensibilmente peggiorate dal 2009 ad oggi. Un paese, l’Italia, in perenne ritardo in molti settori, non ultimo quello delle riforme che dovrebbero garantire lo snellimento delle lungaggini burocratiche che tanti guasti hanno procurato al “Sistema Paese” sia sul paino degli investimenti imprenditoriali sia per una buona e regolare “qualità della vita” dei cittadini. Nell’ultimo decennio in Italia, proprio a causa di politiche sbagliate e inefficaci, ad essere peggiorati sono proprio la qualità dei servizi sociali, in campi fondamnentali per la salute di uno stato moderno: la sanità, i trasporti pubblici e la pubblica amministrazione, il diritto all’istruzione pubblica di qualità.
In questo quadro desolante, in cui la classe dirigente del paese, ha vissuto in modo distratto, il progressivo sfarinamento di quelle certezze che bene o male, fino agli anni ’80 dello scorso secolo, avevano garantito alle aziende italiane di poter in qualche modo, competere ed essere protagoniste in alcuni settori a livello mondiale con le altre aziende straniere; a partire da quegli anni, in questo paese è iniziato un lento, costante, doloroso declino che ha ridotto quasi allo zero sia la competitività delle aziende italiane nel mondo sia i diritti e la dignità dei lavoratori nelle fabbriche tricolori.
-IL RAPPORTO CENSIS 2013
Partendo da questo dato e per meglio inquadrare la situazione e lo stato di salute della Repubblica italiana e del “Sistema Paese”, ogni anno, il Censis, scrive un rapporto dettagliato delle evoluzioni e dello stile di vita degli italiani.
Non vi è dubbio che via via che la crisi è diventata più aggressiva, raggiungendo settori della società italiana che almeno dalla fine della seconda guerra mondiale non conoscevano più la parola impoverimento; il quadro d’insieme italiano sia mutato in modo netto in questo ultimo anno, il 2013 forse, il più duro da quando la crisi economica-finanziaria ha iniziato a mordere alle caviglie delle famiglie.
Il rapporto Censis 2013 mette in evidenza la realtà “sciatta” con cuii si connota e si specchia il nostro paese. Inevitabilmente balzano agli occhi – secondo il rapporto – le colpe delle istituzioni e della politica sempre più auterenferienzale. Inoltre il Censis scrive un’accusa diretta, circostanziata, dai toni aspri, all’indirizzo di politici, banchieri, e, in generale alla classe dirigente rea di : “Usare annunci drammatici e manovre complicate per restare la sola titolare della gestione” della cosiddeetta congiuntura economica.
In questo quadro dunque il Censis riporta dati allarmanti su tutti i fronti sensibili: sopratutto il tasso di disoccupazione arrivato a cifre record, il drammatico calo dei consumi degli italiani, tornato indietro di dieci anni.
-QUEL DATO ALLARMANTE SUI CONSUMI DELLE FAMIGLIE
Il Censis – come abbiamo visto – lo scrive in modo chiaro: nel 2013 le spese delle famiglie italiane sono tornate indietro di oltre dieci anni, dato questo confermato anche dall’Istat nel suo rapporto, anch’esso annuale.
Gli italiani tagliano su tutto.
A partire dal supermercato: il 48,6% dichiara di aver mutato intenzionalmente abitudini alimentari con l’intento dichiarato  di risparmiare.
Se questo dato lo si raffronta con quello degli altri paesi europei: mentre gli italiani quando posano i loro piedi nei supermercati per fare la spesa si dirigono e si orientano sulle promozioni con il 76%, in Europa, i nostri concittadini europei sono il 43%. Una media alta ma decisamente bassa rispetto a quella italiana.
Durante tutto il 2013 – riporta il Censis – gli italiani hanno ridotto il consumo di benzina: il 53% ha sensibilmente ridotto gli spostamenti in auto e in moto, tutto questo – annota il rapporto – su base di 24 mesi. Con il progressivo avanzare della crisi le famiglie italiane hanno dovuto drammaticamente tagliare le “voci” che conducono agli svaghi: meno 68% per il cinema, il teatro o anche solo per una semplice pizza al ristorante.
Ancora più eloquente e inquietante è il dato del 72,8% delle famiglie che dichiara di vivere nel terrore di una improvvisa malattia che potrebbe causare un grave problema famigliare. un italiano su 5 è in difficoltà con pagamenti delle bollette.
-PREVISIONI 2014
Il rapporto Censis per il 2014 non lascia troppe speranze dato che : “Il 2013 si chiude con la sensazione di una dilagante incertezza sul futuro del lavoro in Italia”. Nel dossier si sottolinea: “Un quarto degli occupati è convinto che nei primi mesi del 2014 la propria condizione lavorativa peggiorerà, il 14,3% prevede un taglio della busta paga e un altro 14% teme di perdere il posto.
Il dato con cui si chiude il rapporto è del tutto negativo: sono 6 milioni di occupati italiani – secondo il Censis – che nell’ultimo anno hanno dichiarato di trovarsi in uno stato di “precarietà lavorativo”. Sarà anche per questo che le abitudini di un tempo sono ormai dimenticate: per l’imminente Pasqua, per esempio, una famiglia su tre, ha canditamente ammesso che non farà acquisti nè dei tradizionali “uovi di pasqua” nè delle colombe e, ancora di più saranno le famiglie che non effettueranno le consuete “gite pasquali”, si calcola che almeno una su due saranno le famiglie che rimaranno in casa.
-CONCLUSIONI
In generale il Paese tracciato dal Censis e dal rapporto Istat è un paese stanco, apatico, ripiegato su se stesso, impaurito e scosso dalla perdita progressiva del lavoro e della capacità d’acquisto delle famiglie.
Un paese che necessità di ristrutturazioni profonde e di dare una precisa sferzata verso il rinnovamento – in tutti settori produttivi – del “Sistema Paese” per cercare di rifar partire la competitività produttiva e la qualità della vita per i cittadini.
In tutto questo il settore enogastronomico ha avuto un calo vertiginoso verso il basso in tutti suoi settori da quelli della produzione fino ad arrivare al cliente finale, mentre sto scrivendo e ascoltando la radio mi rendo conto che per il settore c’è veramente bisogno di un cambiamento drastico capace di portare nelle tavole degli italiani il buon vino e dell’ottimo cibo, solamente creando una cultura dal basso si potrà avere in futuro di nuovo il piacere di parlare di successo e si qualità del Made in Italy…..
È per questo che Io e lo staff di Wine is Food 3.0 cercheremo di divulgare la cultura del buon cibo e del buon vino….
Auguro a tutti una serena Pasqua con le proprie persone care e perché no con un ottimo calice di bolle italiane e con un’ottima colomba artigianale…..
A presto ci vediamo in giro….
(Fonte.:ilsole24ore;larepublica/affari&finanza;corrieredellasera/economia;lastampa;ilfattoquotidiano;censis;istat)
Link
www.censis.it
www.istat.it
Umberto Fabiani

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