L’eleganza di essere Massimo Fabiani

Oggi è il 31 Gennaio e questo è l’ultimo articolo del mese… avrei voluto scrivere e raccontare tante tantissime cose, ma alla fine ho scelto di descrivere cosa intendo per: 

L’Eleganza di essere Me Stesso…

Avrei dovuto raccontare delle persone che hanno scelto e voluto lavorare con Me, ma preferisco farlo fare a loro,  a voi chiedo di andarle a cercare e scoprire chi sono, cosa fanno,  come vivono,  i loro amori le loro gioie, perché il mio è un contenitore di idee, è per questo che ho deciso di raccontare brevemente il bello di voi, perché senza di voi tutto questo non sarebbe possibile.

Il resto lo devono fare i lettori…

Non è facile oggi pensare all’eleganza senza trovarsi davanti al brutto che ci circonda e ci sovrasta…

Ogni minuto che scorre, ogni ora che passa, ogni giotno che trasorre le notizie i fatti e le immagini raccontano di un mondo che sembra essere ormai alla sua naturale conclusione, io sono sempre stato un sognatore un uomo che ha sempre amato il bello e per questo mi rifiuto di pensare al declino del mondo.

Chi sono Io?

Perché proprio Io devo parlare di eleganze e del bello?

Scusate tutti ma io mi sento così…

Sorry i’m different!!!

Mi piace mangiare bene, degustare meglio, vivere con stile, vestire elegante, osservare le bellezze del mondo, viaggiare, perché se nella vita si vuole vincere lo si deve fare in questo modo, amando il bello…

Sono un ragazzo fortunato, fin da piccolo ho la fortuna di vedere il mondo con occhi positivi è anche per questo che è difficile vedermi con il “broncio” oppure con “atteggiamenti negativi, con il morale sotto le scarpe, anzi ho sempre pensato che nella vita bisognava ridere e avere la forza di creare felicità e serenità…

Bisogna amare sempre…


Ecco chi sono i miei amici collaboratori…

Umberto Fabiani:

Mio fratello. Gli è sempre piaciuto scrivere e raccontare il mondo che lo circondava fin dai tempi delle Radio Libere dove da giovane lavorava e raccontava di musica, allora gli ho chiesto di raccontare l’attualità senza filtri senza pregiudizi e questo mi rende felice, è come averlo di nuovo vicino a Me come da piccoli quando andavamo in radio, oppure in sala prove a suonare. 

Volete saperne di più? Seguitelo su tutti i suoi Social come Bob Fabiani…

Giuseppe Garozzo Zannini Quarini:

Il Conte di Masterchef una persona unica un uomo che sembra essere venuto da un’altra epoca, un signore con la “S” maiuscola, lo conosciuto a Roma in estate e subito siamo entrati in sintonia sembrava che ci conosciessimo da sempre è stato amore a prima vista… Grande conoscitore delle materie prime un ottima conoscenza del vino insomma mi piace pensare a Lui come ad un’enciclopedia umana… Prenderà la sua stessa strada il figlio che diventerà in futuro un grandissimo Chef anzi tra i più grandi ne sono sicuro…

Per saperne di più potete seguirlo su tutti i suoi Social…

Flaviano Lenzi:

Il suo unico difetto? Gioca a Golf… Il suo unico pregio? Ama le bollicine più di sé stesso… 

Una persona speciale, è stato fondamentale per raggiungere quello che siamo oggi “La BelleEpoque”, non avrei mai potuto creare tutto questo senza il suo aiuto e senza i suoi consigli… Bisogna conoscerlo,  vivere insieme a lui le sue gioie e i suoi dolori per comprendere la sua persona e i suoi atteggiamenti. 

Flaviano in un solo concetto? Grande Costanza… Volete conoscerlo potete trovarlo dove trovate sempre delle ottime annate di Champagne…

Stefano Annicelli:

Ho conosciuto Stefano a 17 anni ero praticamente un bambino e mi ricordo come se fosse oggi di quello sguardo fiero e sicuro di sé stesso… Stefano  è stato sempre un ragazzo tutto d’un pezzo una specie di farò per tutti noi, certo la vita oggi è diversa ma Lui sa benissimo quello che io ho provato per Lui e continuo a provare ancora oggi, perché possono passare gli anni e cambiare il colore dei capelli ma non si possono cambiare i sentimenti…

È un grande onore per me sapere che lui c’è e il Blog ha reso la distanza più breve tra me e lui…

Marco Sargentini:

È uno dei miei fratelli adottivi dovrei scrivere un libro per raccontare tutto quello che provo e che abbiamo passato insieme in questi due decenni di amicizia… Marco è un ragazzo che è stato e sarà sempre nel posto che merita nella mia vita cioè nella parte “sinistra del mio cuore“, la vita ci potrà allontanare ma l’amicizia tra me e lui non potranno mai dividersi mai…

In una parola: “Genio” lui sa perché…

Claudio Sargentini:

È stato fin da piccolo la nostra Mascotte ma oggi Claudio è un’uomo… una persona eccezionale evidentemente il gene è quello, intelligenza e perseveranza grandissime capacità di vivere le situazioni e le persone…

Un aggettivo: “Ammirevole”…

Gabriele Verardi:

Una persona splendida una mente veramente eccezionale un’educazione civica direi disarmante, Gabriele è tutto questo all’ennesima potenza, potete chiedergli qualsiasi cosa è vedrete che se tutti lo fanno bene lui lo fa meglio… Da una scala 1 a 10 Lui vive, lavora, pensa, sogna per arrivare a 11…

Il suo più grande pregio? L’onestà merce rara nel XXI secolo…

Lorenzo Costa:

Genialità e Eleganza del resto basta osservarlo per capire di cosa sto parlando, ottime capacità artistiche e nello stesso tempo grandissima educazione al lavoro… Ha la capacità di tranquillizzare chiunque alla sua età ho visto poche persone nel settore Enogastronomico come Lui e sono fiero di poter collaborare con una persona come Lorenzo…

Mi piace pensare a Lorenzo con un aggettivo: “Tenace”…

Davide Prosperi:

Un genio assoluto, una mente sopra la media lo si vedeva fin da quando ero piccolo, se gli altri ragionavano e pensavano ad un concetto lui era già un passo avanti, è stato fondamentale per Me era una specie di traguardo da raggiungere un ragazzo che avrebbe potuto e voluto fare quello che voleva, infatti oggi porta in alto i colori di questo sbiadito paese che è l’Italia che manda in giro per il mondo le menti migliori le persone più belle… Anche se oggi vive e lavora tra gli Stati Uniti e la Cina per me ogni mese leggere le sue parole mi riportano indietro nel tempo e qyindi come se fosse di nuovo accanto a me…

Una grande persona…

Francesco Bisaglia:

Un professionista una persona di un’intelligenza diversa dalla media per Lui la Francia e la Borgogna rappresentano una parte unico e rara della sua vita e di questo immenso pianeta… Credo che oggi in Italia ci siano pochissime persone con la qualità e la professionalità di Francesco…

“CHAPEAU”…

Alessandra Lepri:

Una meraviglia della Natura una donna che sembra arrivare da un mondo parallelo, poche volte ho avuto il piacere di conoscere eleganza e professionalità sotto la stessa corazza e Alessandra è tutto questo…

La moda è il suo abito su misura e la sua eleganza morale il suo biglietto da visita…

Francesco Gattabria:

Un vero Barman un ragazzo che è stato capace di entrare nella mia vita in punta di piedi con perseveranza e grande costanza nel lavoro, mai una parola di troppo bensì qualche parole in meno… È un esempio per tutti quei ragazzi che partano dal Sud con una valigia di cartone e piena di sogni ma che riescono poi a raggiungerli. Sono felice che seguirà per Me la sessione Cocktail del Blog perché sarà in grado di farvi innamorare di questo splendido lavoro…

#Franceschino ma con un cuore grande grande…

Edoardo Ridoli:

Quando ho conosciuto Edoardo a Settembre a Campoleone per l’Inaugurazione di CantinAmena mi sono subito affezzionato a quel Gigante Buono “come lo soprannominato io…”, un ragazzo di una educazione morale disarmante, una grande professionalità che lo rende unico, è difficile non provare affetto e stima per un ragazzo così…

Io credo che sia difficile oggi trovare intelligenza e creatività in un essere umano alto 1.80 e questo è Edoardo…

IO:

Molti in questi giorni mi chiedendo perché non scrivo di vino e cibo.

E io cerco sempre di rispondere a tutti che per quello ci sono i professionisti….

Io mi sento come “un pesce fuor d’acqua”, mi piace pensarmi come un viaggiatore libero che decide i suoi viaggi da solo, mi piace poter esprimere tutto ciò che penso, senza però che qualcuno si aspetti sempre da parte mia un lieto fine… 

“Mi piace pensare di essere…”

È per questo che io degusto il cibo e il vino per un mio 

piacere personale” 

non voglio farlo diventare un lavoro, penso che ci siano persone molto più preparate di me, ognuno di noi vive l’attimo del piacere in maniera diversa e io non voglio far diventare quel momento magico un momento come tanti… 

Non vorrai mai doventare un “Critico Enogastronomico” io mi vedo così come Alberto Sordi mentre…

Ecco il mio viaggio si conclude qui, adesso i miei ricordi viaggiano nel tempo e ripenso a quando mia mamma e mia nonna cucinavano per tutta la mia famiglia, io scendevo in strada a comprare il fiaschione di Frascati dal Vinaiolo sotto casa “era più grande la bottiglia che io“, certo non avrei mai pensato di arrivare a girare il mondo per il cibo e per il vino…

A mia Mamma spero che tu sia fiera della mia Eleganza!!! A mio Papà sarebbe orgoglioso di Me che oggi giro il mondo per far conoscere il Vino di Roma…

Scritto da Massimo Fabiani 

Foto scattate da Me…

Tutti i marchi e i loghi riportati appartengono ai rispettivi proprietari.

Foto fonte: Wikipedia.

Il Conte di Masterchef!

​Ecco la mia prima Ricetta per Voi…

LINGUINE DI FARRO RISOTTATE CON RAGU’ LEGGERO DI RICCIOLA, VERDURE DELL’ORTO AL PROFUMO DI MENTA E PREZZEMOLO, OLIO EVO E PEPE LUNGO.

In una padella molto ampia mettere un cipollotto rosso e un quarto di costa di sedano triturati a stufare in olio evo. 

Aggiungete una brunoise di una carota e una zucchina. Appena le verdurine si saranno scottate inserire le linguine gocciolanti che avete messo a bollire per massimo 3 minuti. In un tegame fate del brodo vegetale (cipolla,carota, sedano e zucchina). 

Alzate un pochino la fiamma, fate andare per qualche secondo, inserite i pomodorini tagliati a piccoli spicchi, aggiustate di sale e poi aggiungete pian piano il brodo caldo come se si preparasse un risotto. Andate avanti in questo modo fino a quando raggiungerete la cottura desiderata (mi raccomando al dente!). 

Prima di servire, condire con prezzemolo, menta, una macinata di pepe e un buon giro di ottimo olio evo.
Per questo piatto ho deciso di abbinare un Lugana Doc dell’Azienda “Perla del Garda”…

Cosa dire di più buon appetito e buona degustazione a tutti…
Alla prossima ricetta!

Scritto da Giuseppe Garozzo Zannini Quarini.

Birra Perugia…

​Birra dell’anno 2016: 

“Risultati e commenti di Claudio Sargentini”.

Dopo una pausa di qualche mese #happybeer torna regolarmente operativo. 

Insieme a Massimo ho deciso di riprendere il #blog dall’evento “Birra dell’Anno“, il concorso indetto da Unionbirrai che da 11 anni incorona le migliori birre italiane divise per tipologia (oltre al birrificio migliore in assoluto). 

Certo ormai siamo vicini all’edizione 2017 ma non importa così a Gennaio a Firenze avrete le idee su come è andata l’anno precedente…

I risultati ormai sono di dominio pubblico, grazie all’ottimo lavoro effettuato dai tanti “cronisti” birrari presenti a Beer Attraction – in particolare segnalo l’utilissimo streaming video prodotto da Mondobirra. In questa sede abbiamo deciso di interessarci e commentare le varie medaglie assegnate durante il contest, perché quest’anno hanno riservato parecchie sorprese…

Partiamo allora con un riepilogo dei podi delle varie categorie:

Categorie 1:

Chiare, bassa fermentazione, basso grado alcolico, di ispirazione tedesca e ceca.

1 – Birrificio BiRen – Philippe

2 – Birrificio Rurale – 405040

3 – Birrificio Manerba – La Bionda

Categoria 2:

Chiare, alta fermentazione, basso grado alcolico di ispirazione angloamericana.

1 – Birra dell’Eremo – Nobile

2 – Birra Perugia – Golden Ale

3 – Crak Brewer – Mundaka

3 – Birra Perugia – Perujah

Categoria 3:

Alta e bassa fermentazione, basso grado alcolico, di ispirazione tedesca e ceca.
1 – Birrificio BiRen – Renazzenfest

2 – Birra del Doge – Dunkel

3 – Anbra Anonima Brasseria Aquilana – Black Diamond
Categoria 4: 

Alta e bassa fermentazione, alto grado alcolico, di ispirazione tedesca.

1 – Mukkeller – Devastator

2 – Birrificio 4 Mori – Pozzo 5

3 – Birrificio Italiano – Amber Shock
Categoria 5: 

Alta fermentazione, basso grado alcolico, di ispirazione anglosassone.

1 – Birrificio Doppio Malto – Rust Ale

2 – Birrificio Abusivo – Illecita

3 – Birrificio Alkibia – Agathis
Categoria 6: 

Chiare e ambrate, alta fermentazione, basso/medio grado alcolico, luppolate, di ispirazione anglosassone (IPA).

1 – Birra Perugia – Suburbia

2 – Birrificio Valcavallina – Alba Rossa

3 – Birrificio Mostodolce – Elio’s Fifty
Categoria 7:

Chiare e ambrate, alta fermentazione, basso/medio grado alcolico, luppolate, di ispirazione americana (APA, American IPA).

1 – CRAK Brewery – Guerrilla

2 – Foglie d’Erba – Babèl

3 – Eternal City Brewng – Urbe
Categoria 8:

Chiare e ambrate, alta fermentazione, alto grado alcolico, luppolate, di ispirazione angloamericana.
1 – Birrificio dei Castelli – Extrema Ratio

2 – Birrificio Menaresta – La Verguenza

3 – Mukkeller – Hattori Hanzo
Categoria 9: 

Specialty IPA.

1 – Birrificio della Granda – Black Hop Sun

2 – Eastside – Seranera

3 – Birrificio Rurale – Saison Quatre
Categoria 10: 

Strong Ale di ispirazione angloamericana.

1 – non assegnato

2 – Birrificio Artigianale Veneziano – Furia

3 – Birrificio Rubiu – Centesima
Categotia  11: 

Scure, alta fermentazione, basso grado alcolico, d’ispirazione angloamericana.

1 – Birrificio Mostodolce – Blackdoll

2 – Hilltop Brewery – Gallagher Stout

3 – Foglie d’Erba – Hot Night at The Village
Categoria 12: 

Scure, alta fermentazione, alto grado alcolico di ispirazione angloamericana.

1 – Birrificio dell’Aspide – Zarina

2 – White Dog Brewery – R.I.P.

3 – Birrificio dei Castelli – Calix Niger
Categoria 13: 

Alta fermentazione, alto grado alcolico di ispirazione angloamericana (Barley Wine).

1 – Birrificio Baladin – Xyauyù Kentucky

2 – Birrificio Birranova – Tensione Evolutiva 2014

3 – Piccolo Birrificio Clandestino – Fortezza Nuova pari merito con Birrificio Retorto – Malalingua
Categoria  14: 

Birre con frumento maltato, di ispirazione tedesca.

1 – Birrificio Statalenove – Zenit

2 – Batzen Brau – Weissen Bock

3 – Anonima Brasseria Aquilana – Weizen
Categoria 15: 

Chiare, alta fermentazione, basso grado alcolico, di ispirazione belga.

1 – Birra Flea – Biancalancia

2 – Birrificio Mezzavia – Lunamonda

3 – Birrificio Bibibir – Witaly
Categoria 16: 

Saison.

1 – Birra Barbaforte – Quadro

2 – Birrificio ‘A Magara – Saison Saison

3 – Birrificio di Cagliari – Meli Marigosu
Categoria 17: 

Chiare, alta fermentazione, alto grado alcolico, di ispirazione belga.

1 – Birrificio Manerba – La Rocca

2 – Birrificio Lungosorso – Fiamminga

3 – Birrificio del Forte – La Mancina
Categoria 18: 

Scure,alta fermentazione, alto grado alcolico, di ispirazione belga.

1 – MC-77 – Ape Regina in Inverno

2 – Birra Eretica – Balurdon

3 – Birrificio Giratempo – Yule
Categoria 19: 

Spezie, caffè e cereali, alta e bassa fermentazione.

1 – Birra Flea – Noel

2 – Birrificio Doppio Malto – Cacao Ipa

3 – Birrificio Un Terzo – King Enri
Categoria 20: 

Affumicate, alta e bassa fermentazione.

1 – Birrificio Beer In – Rata Vuloira

2 – Birrificio Lariano – Raku

3 – Birrificio Baladin – Xyauyù Fumè
Categoria 21: 

Affinate in legno, alta e bassa fermentazione.

1 – Birrificio Baladin – Xyauyù Barrel

2 – Birrificio Baladin – Lune

3 – Birrificio del Ducato – L’ultima Luna
Categoria 22: 

Birre alla frutta, alta e bassa fermentazione.

1 – Birra MOA – Pink Ale

2 – Birrificio La Fenice – Orceana

3 – Birrificio Via Priula – Morosa
Categoria 23: 

Birre alla castagna, alta e bassa fermentazione.

1 – Birra Aleghe – La Brusatà

2 – Birra del Borgo – CastagnAle

3 – Birra Dulac – La Maron
Categoria 24:

Birre Acide.

1 – Birra Perugia – Isterica

2 – Birrificio del Ducato – Beersel Morning

3 – Birrificio Baladin – Nora Sour
Categoria 25: 

Birre al Miele.

1 – Birrificio Agricolo La Diana – Ester

2 – Birrificio Rurale – Oasi

3 – Birrificio La Gastaldia – Melita Bio
Categoria 26: 

Italian Grape Ale.

1 – Birra del Borgo – L’Equilibrista

2 – Birrificio Brùton – Limes vendemmia 2014

3 – Birrificio Sorrento – Ligia
Birrificio dell’anno 2016 

Birra Perugia

Mai come quest’anno per i commenti occorre partire dalla fine, e cioè dall’assegnazione del premio Birrificio dell’anno. Per la prima volta da quando esiste questo riconoscimento, a trionfare non è stato un nome consolidato nel nostro ambiente ma un’azienda relativamente giovane: Birra Perugia. La vittoria è arrivata dopo un emozionante testa a testa con Baladin e si è risolta solo sul filo di lana, nonostante il maggior numero di medaglie ottenute dalla creatura di Teo Musso. Se i miei calcoli sono corretti, come lo scorso anno il nuovo regolamento ha costretto Baladin a fermarsi al secondo posto, perché per il conteggio finale conta solo il miglior piazzamento ottenuto in ogni categoria – in altre parole se in una categoria un birrificio riceve un oro e un argento, viene preso in considerazione solo l’oro.

Per “Birra Perugia” e la birraia Luana Meola si tratta quindi di un risultato straordinario, che conferma l’ottima strada intrapresa sin da subito da questo birrificio. È senza ombra di dubbio una delle migliori giovani realtà presenti in Italia, che insieme ad altri produttori ci fa ben sperare per il futuro di tutto il movimento. La vittoria è arrivata grazie agli ori di Suburbia nelle English IPA, 

e di Isterica tra le acide (personalmente una delle acide italiane che apprezzo di più in assoluto) e all’argento della Golden Ale nella categoria omonima (dove Birra Perugia ha ottenuto anche un bronzo con la Perujah). Personalmente sono molto soddisfatto per l’exploit di un birrificio che seguo con entusiasmo sin dalla sua apertura.

Considerazioni finali, come sottolineato da qualcuno è stata un’edizione in cui tutto il centro Italia si è ben distinto, dimostrando come la geografia della birra artigianale italiana stia cambiando e non sia più ad appannaggio soltanto del Settentrione. Tra gli oltre 220 birrifici iscritti a Birra dell’anno emerge una certa coerenza con i risultati delle precedenti edizioni, a dimostrazione del fatto che in fin dei conti gli assaggi alla cieca non sono poi così variabili. Per questo, l’assaggio alla cieca rimane lo strumento di valutazione più democratico in assoluto.

Chiudo complimentandomi ancora una volta con i ragazzi di Birra Perugia e a tutto lo staff Unionbirrai, che ancora una volta ha realizzato un evento di primissimo spessore con devozione e passione. 

Ci vediamo a Birra dell’anno 2017 a Firenze…

Scritto da Claudio Sargentini…

 

  

Range Rover By Overfinch: perchè TROPPO non è ABBASTANZA

Do il via a #luxurymotors: una nuova rubrica  nella quale ci divertiremo a scoprire o riscoprire esotismi, stranezze ed esclusività del meraviglioso mondo dell’auto e delle moto. Lo faccio presentandovi un azienda poco conosciuta qui in Italia che, come vedrete, ha qualcosa a che fare anche con liquide delizie del palato… ma iniziamo con una domanda:

La vostra Evoque ben accessoriata non riesce a competere con il Range Rover Sport del vostro vicino di casa?
A Leeds (UK) c’è qualcuno che può aiutarvi ad essere un tantino più… esclusivi.

 

“The Choice, as always, is yours”

Con questo motto da quarant’anni si presenta al mondo Overfinch: un’azienda specializzata nella personalizzazione, talvolta estrema, dei celebri modelli di casa Land Rover.

Ma guai ad accostare queste opere d’arte ai pacchiani lavori di altri specialisti del tuning, in particolare quelli “televisivi” d’oltre oceano, qui tecnica ed eleganza si sposano con lo scopo di ridefinire il concetto di “Bespoke”: fatto su misura.

Geremy Clarkson, Steven Gerrard, Coleen McLaughlin, Wayne Rooney, il Ministro della Difesa britannico sono solo alcune delle persone che hanno scelto di mettersi in garage uno di questi capolavori, ma se anche voi foste interessati all’acquisto sarà meglio che siate pronti a un generoso esborso. Ad esempio partendo dagli oltre 130.000 euro di una Range Rover Sport SVR se ne devono aggiungere altri 100.000 per una personalizzazione completa che include cerchi speciali, cofano in fibra di carbonio a vista, body kit, scarico in titanio e un tripudio di pelli di prima scelta lavorate a mano da Bridge of Weir, leader nella produzione di interni di lusso per automobili.

 

E se tutto ciò non fosse abbastanza?

Dal 1975 ad oggi il lavoro di sviluppo di Overfinch non si è limitato alla sola componente estetica delle vetture di Coventry. Dai primi esperimenti con carburatori Dell’Orto e i motori 4.4 V8 Leyland arriva nel 1982 la definitiva consacrazione con la realizzazione della prima trazione integrale a motore centrale: la Strange Rover (su carrozzeria Triumph TR7!)

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E se ancora non fosse abbastanza?

Tranquilli, la lista è ancora lunga e comprende una versione blindata, la Armoured Range Rover Project, creata su commissione del Ministero della Difesa britannnico, fino ad arrivare al capolavoro assoluto (di lucida follia): un mezzo che non stenterei a definire “diseducativo”:

The Holland & Holland Range Rover by Overfinch.

The Holland & Holland Range Rover by Overfinch was conceived with a single intention; to create the ultimate all purpose, all season luxury supercar for the discerning few.
The vision is a quintessentially English take on the Grand Tourer.

La Holland & Holland Range Rover by Overfinch è stata concepita con un unico intento: creare per pochi eletti l’auto di lusso polivalente definitiva.
L’aspirazione è quella di applicare la quintessenza britannica ad una Gran Turismo.

Ora immaginate un urto anelastico tra un enorme, veloce e costoso SUV di lusso, un fabbricante d’armi e… alcolici.

Lo scrivo di nuovo… piano:

  • SUV
  • Armi
  • Alcolici

No, non siamo in un film di James Bond (a proposito: leggetevi la Bond Choice scritta dal bravo Flaviano).

E per Alcolici si intende (direttamente dalla Press Release di Land Rover):

All cars sold in Europe will arrive from the factory full of Pol Roger Champagne, The Balvenie single malt whisky, Hendrick’s single batch gin, Ivan the Terrible luxury vodka and Willow Spring Water from the Lake District.

Che sbadato… dimenticavo l’acqua di fonte.

 

 

Questo è abbastanza?

Per qualcuno sicuramente no, ma se avete 280.000 euro che vi avanzano, ed avete deciso di umiliare il vostro vicino di casa, la scelta è quasi obbligata.

Vi lascio con il divertente video di Top Gear in cui mostrano lo splendido modello del 2010.

 

Giusto per invogliarvi: la fornitura di alcolici è “Self Replanish” per il primo anno 🙂

A presto!

Tutti i marchi e i loghi riportati appartengono ai rispettivi proprietari.
Foto fonte: Overfinch, Holland & Holland, Bridge of Weir, Land Rover Customer Forum

Champagne!

​Inzia così il mio viaggio con #bollicineedintorni nel #blog www.massimofabiani.com

Martini…agitato non mescalato…! 

Tutti sappiamo chi beve così il Martini: 

Bond… James Bond!

Ma 007 beve anche vini, Dom Perignon 1953, 1959, 1962,


Bollinger Grande Anné 1990, 

Chateau Angelus 1982…!!!

Questi sono solo alcuni dei grandi vini che il mitico James Bond ha ordinato nei suoi film…

Perché mai cominciare una nuova rubrica di vini dalla Bond’s Choice?

Perché se nell’immaginario collettivo i vini francesi sono legati ad una icona di superiorità ed esclusività, quale migliore inizio se non un Dom Perignon 1953… Forse un 1955…?!

Questa nuova rubrica vuole essere una finestra aperta su storia, avvenimenti, curiosità, degustazioni, di una realtà spesso idolatrata da molti appassionati (me compreso) eppure poco conosciuta.

Chateau Margaux, Mouton Rotschild, Lafite Rotschild, Latour, Haut Brion, chi non ne ha mai sentito parlare?! 

Fu nel 1855, anno dell’esposizione universale di Parigi ad opera di Napoleone III, che venne creata la classificazione dei Gran Cru di Bordeaux, graduatoria dei migliori vini Bordolesi in funzione del loro livello qualitativo e prezzo di vendita. 

Sono passati oltre 150 anni e questi vini sono ancora in cima alla lista dei desideri degli appassionati e collezionisti di tutto il mondo.

Domaine de La Romanée Conti. Nel 1232 furono i monaci dell’abbazia di San Viviant a Vosne ad iniziare a coltivare questo piccolissimo appezzamento di soli 1,8 ettari che oggi produce poche migliaia di bottiglie l’anno. Tutto Pinot Nero, ovviamente…

Dom Perignon! 

Monaco Benedettino dell’abbazia di Hautvillers, c’è chi dice abbia inventato la cuvèe, chi l’adozione dei tappi in sughero, chi invece affermi che per suo merito gli Champagnes siano diventati vini secchi da dolci quali erano inizialmente o chi, semplicemente, gli riconosce l’invenzione dello Champagne! 

Una cosa è certa: senza Dom Pierre Pèrignon oggi non avremmo la possibilità di godere di quello che a detta di molti è il Re dei Vini o il Vino dei Re che, guarda caso, venivano proprio incoronati nella cattedrale di Reims….

Curiosità, quesiti, chiarimenti?!

Contattatemi…

Scritto da Flaviano Lenzi flaviano@labelleepoque.wine

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Foto fonte: Wikipedia.

Apriti Cielo…

Ecco il nuovo singolo di @Mannarino #apriticielo 

“Apriti cielo”: invettive da Gandhi alle favelas.

“Il cielo l’ho guardato tante volte, soprattutto quando a terra tutto sembrava buio. Alzi lo sguardo, respiri, ed ecco che stai guardando una cosa che vedono miliardi di persone, al di sopra delle bandiere nazionali e delle diverse religioni. Così senti che la tua vita va oltre i palazzi, la cultura, i muri, le recinzioni, i problemi materiali. Senti che devi respirare, riempirti i polmoni di quel cielo così grande che di notte si perde fino ai segreti dell’infinito. Poi guardi avanti e continui a camminare per salvarti la vita giorno per giorno, per farcela in qualche modo. Abbassi lo sguardo sulla strada e ti metti in fila, ma tieni nascosto negli occhi quel cielo che hai visto, ovunque uguale e ovunque diverso, e ti ripeti che sei vivo e sei un essere umano, e la tua dimensione di libertà è quella, infinita, profonda, e se non te lo dimentichi: Apriti Cielo!” (Mannarino)

In una nazione che ha perso il piacere delle connessioni tra folk e la musica indipendente che tenta di elevarsi a cosa colta, “Apriti Cielo” di Mannarino rivendica la propria anima calda e godereccia.

A tre anni di distanza dal suo ultimo disco, il cantautore Alessandro Mannarino ritorna con un sound trascinante che lo ha reso uno degli artisti più amati della scena contemporanea.

Il suo quarto album, “Apriti Cielo” e contemporaneamente la canzone “Arca di Noè” è stata scelta come secondo singolo, il pezzo che dà il titolo all’opera è stato lanciato su Spotify ha raggiunto il 1° posto della classifica dei brani più virali, contando oltre 400.000 streaming e più di mezzo milione di views del clip che qui potete vedere. 

“Apriti Cielo” è un disco intenso e controcorrente nella sua genuina verità.

Ecco e 9 tracce:

Roma, Apriti Cielo, Arca di Noè, Vivo, Gandhi, Babalú, Le Rane, La Frontiera e Un’estate ma è specialmente su Gandhi che vi invito a riflettere con un ascolto attento. Il pezzo è assolutamente pronto per una recitazione da teatro-canzone alla Gaber e i cori (per i quali sono stati chiamati in forma anonima colleghi e artisti importanti) mi ricordono il primo Jannacci.

Il 25 marzo Mannarino si esibirà per la prima volta al PalaLottomatica di Roma (i biglietti sono andati già tutti esauriti), con quella che si preannuncia come una grande festa, ci sarà una seconda data, sempre al PalaLottomatica, in calendario per il 26 marzo.

Sono sicuro questo disco entrerà nella storia della Musica Italiana, buon ascolto a tutti…

Voglia di Sudamerica e World Music: è questa la miscela del nuovo disco di Mannarino…

Intervista di Giordano Casiraghi.

A proposito di Gandhi, una canzone per niente pacifica: anzi appare come un’invettiva contro un certo buonismo, come aveva fatto Gaber con “Il potere dei più buoni”. Con chi ce l’ha, Mannarino?

«Ce l’ho con le icone pop come Marylin Monroe ed Einstein, con la pace edulcorata di Gandhi. Vedo una sottile linea che divide il pacifismo dalla remissività e rassegnazione, perché a uno che passa la vita ad asfaltare strade sotto il sole cocente d’agosto non gli puoi insegnare il pacifismo, semmai lo subisce. Nei miei frequenti viaggi in Brasile, a Rio De Janeiro, ho visto tutte le contraddizioni di chi vive nelle favelas e di chi invece vive circondato dal lusso, costretto però a barricarsi nelle case. Dov’è la cattiveria del povero? Sarebbe utile rifondare il pensiero dell’essere umano. Ce l’ho con gli intellettuali che trovo totalmente astratti dalla realtà. Io non sono tra questi anche se ho studiato filosofia, faccio un lavoro manuale e mi sporco le mani come un operaio».

L’album apre con “Roma”, canzone dedicata alla tua città; cosa ne pensi di Mafia capitale e tutto quello che ne è derivato?

«Roma la piccola provincia dell’impero, oggi violentata, la canto in romanesco. Quella canzone l’ho scritta il giorno in cui il sindaco della città (Ignazio Marino, ndr) è stato esautorato attraverso le firme dei suoi consiglieri davanti a un notaio e dopo che il Papa ne aveva parlato, il vero re di Roma. E allora dico «apriti cielo», inteso come invocazione e nello stesso tempo auspicio per una via di fuga. Però questo è un disco che vorrebbe volare un po’più alto di questi discorsi, perché sopra di noi c’è un cielo che abbraccia il pianeta ed è uguale per tutti. Non sono pessimista, cerco spazi di libertà e credo nel percorso intrapreso, credo nell’arte come espressione di quello che un artista ha maturato come letture, viaggi e pensieri».

Ci sono molte arie sudamericane nell’album, chi sono gli ispiratori?

«Agisco nell’ambito di quella che è stata etichettata come World Music. Ho fatto vari viaggi in Brasile e ho scoperto un grande artista come Chico Buarque, a suo tempo costretto a usare metafore per eludere i controlli della censura: mi ha aperto un mondo nuovo, nella fusione tra Africa e Beatles. Per quanto riguarda l’Italia ho grande stima di De André, di Paolo Conte e Capossela».

Tratto da L’Unità Tv “Intervista” di GiordanoCasiraghi del 14.01.2017

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Foto fonte: Wikipedia.

Scritto da Massimo Fabiani e Marco Sargentini…

Evergreen…

Ingredienti:

4,5 cl di Gin “Bombay East”

1,5 cl di lime spremuto fresco

2 cl di Maraschino “Buton”

1,5 cl di sciroppo di basilico “Monin”

5,5 cl di ginger beer “fever-three”

In superficie spuma di falermun “fabbri” (precedentemente preparata in un sifone da panna) 

Bicchiere: double rock.

Decorazione: fiore di lime e amarena fabbri.

Procedimento:

Versare gli ingredienti a parte la ginger beer in uno shaker colmo di ghiaccio e agitare vigorosamente,

filtrare in un bicchiere tipo double rock pieno di ghiaccio e aggiungere la ginger beer e mescolare delicatamente, 

effettuare uno strato con la spuma al falernum decorare e servire. Si consiglia di bere assaggiando la spuma e il drink contemporaneamente.

Questo drink nasce dell’idea di rivoluzionario la richiesta del classico Moscow Mule, sostituendo la vodka al gin, arrichendolo di sapori mediterranei quali il basilico, un pizzico di acidità e freschezza del lime e del maraschino, la beer con suo lato speziato e la spuma di falernum che da una marcia in più al drink. Il falernum è un mix di scorze di lime, zenzero, chiodi di garofano e mandorla. Un drink fresco adatto alla stagione estiva. Eny time, adatto sia come aperitivo che come dopo pasto. 



Salute…

Chi sono:

Mi chiamo Francesco sono nato in Svizzera ma calabrese al 100%, Emiliano-romagnolo di adozione dal 2011. 

Barman Aibes, adesso di fissa dimora al “Pastis di Bologna” in via belvedere 7c.

La mia formazione parte dall’Istituto Alberghiero di Castrovillari (Cs), durante gli anni di scuola mi sono appassionato ai bar, nel mio paese ero solito “gironzolare dietro i banconi del bar” che c’erano in zona, da lì nasce la passione per i “drink“… 

Finita la scuola il mio sogno era lavorare in un bar elegante e di stile, quale meglio di un bar di piazza? Arrivato a Bologna ci provo e fortuna vuole che mi assumono in uno dei più prestigio bar di Bologna “Caffè Vittorio Emanuele” in Piazza Maggiore, il mio sogno stava prendendo forma…

Li ho avuto la fortuna di conoscere culture e idee di tutte le parti del mondo (dai contadini francesi allo sceicco degli emirati). In primis mi sono occupato della sala ma dentro di me esplodeva la voglia di conoscere il mondo della miscelazione….

Il mio futuro era il “Mixology“…

Non era facile anzi più tempo passava e più era difficile iniziare quella strada sia per mancanza di tempo e purtroppo anche per mancanza di “denaro“…

Alla fine la perseveranza e la voglia di arrivare mi portarono al mio primo corso da professionista nel 2014 con due maestri di Bologna a cui io sono estremamente riconoscente (Alessandro Virgili e Francesca Raviola). 

In quell’anno lì arruvai terzo alla loro prima tappa regionale (concorso Aibes) il primo e il secondo erano (e sono) barman di elevato spessore, mi sentivo al settimo cielo, quell’anno riuscì subito ad approdare al nazionale Aibes e mi piazzai al 7°posto. Nel 2015 studiai molto il mondo della merceologia e dopo poco tempo il mio titolare per la prima volta mi affido un compito molto delicato, gestire un banco bar nel posto dove attualmente lavoro il Pastis. Quella fu la mia palestra inizia a provare ricette ed a elaborare drink e nel 2016 arrivai nei 5 finalisti bargiornale per cocktail al caffè, mi presentai al nazionale Aibes dalle retro vie affrontando la last call, vincendo sia la last call che mi diede accesso al nazionale e sia il nazionale stesso, fui selezionato sempre dal “bargiornale” come giovane talento dell’anno e mi piazzai terzo, partecipai anche alle selezioni della “campari accademy“, insomma un anno strepitoso…

E non finisce qui…

Concludo semplicemente dicendo che io sono un ragazzo molto semplice e trasparente mi piace un tipo di miscelazione replicabile e non estremamente complessa, mi piace immedesimarmi nei gusti dei clienti, la mia domanda è frequente è sempre la stessa, ma io lo berrei? La mia gioia invece è quando un cliente ritorna e mi saluta, li capisco che ho fatto centro. 

Per me il drink inizia con un sorriso al cliente. Vi aspetto a Bologna per un drink!

Scritto da Francesco Gattabria

Donald Trump

Storia semi-seria della chiusura dell’ONU, ordinata da Donald Trump (con la complicità di Putin).

Che cosa potrebbe accadere se veramente l’ONU e il Palazzo di Vetro dovessero clamorosamente chiudere i battenti dopo le “sparate” del neoeletto presidente degli Stati Uniti?

Proviamo a immaginarlo andando all’origine della notizia dove, tutto ha avuto inizio.
Antefatto a un “colpo di mano”…
Gli ultimi giorni del 2016 hanno visto una insolita ‘guerra di posizione’ all’interno delle massime istituzioni americane. E’ accaduto che l’amministrazione uscente, guidata dal primo presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti, Barack Obama e, quella del presidente eletto Donald Trump praticamente dissentissero su tutto : sulla visione della politica ambientale su quella economica, senza tralasciare la politica estera da sempre, fondamentale per l’America. 

Capita poi, che i “due presidenti” abbiano visioni opposte sul Medio Oriente e, tutte le guerre drammaticamente lievitate negli ultimi quindici – venti anni.

Tutto ebbe inizio con la decisione drammatica, di un altro presidente repubblicano, Bush Jr, all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle di New York : era la mattina dell’11 settembre 2001.

D’imperio, il presidente conservatore impose (e l’occidente, compresa l’Europa accettò, sull’onda emotiva del momento) “l’esportazione della democrazia” con le armi e con le guerre colonialiste. 
Una scelta e una decisone che risultò perdente sin dall’inizio, come poi, impietosamente, si rivelò anche sul campo.

Una presunzione pagata a caro prezzo. In termini di vite umane e di spesa economica.

Obama e Trump, hanno anche una visione diversa su come gestire il conflitto infinito tra Israele e Palestina che, seppure del tutto sparito dalle prime pagine dei media occidentali non ha mai cessato di esistere. Del resto è proprio quel conflitto irrisolto la miccia che ha poi fatto divampare la totalità degli incendi in tutta la regione anche se ora, la situazione è più complessa dopo l’avvio e lo scoppio delle “Rivolte arabe” che i mass media in occidente, hanno sempre voluto chiamare “Primavere arabe”.
La realtà delle cose rende del tutto imprevedibile l’evolversi della situazione anche perché da quella esperienza, i vari popoli e cittadini hanno visto svanire del tutto la speranza e il sogno di conquistare la libertà, la democrazia e i diritti umani. 

Paradossalmente, quell’incendio e quella grande dimostrazione di impegno sociale ha prodotto il ritorno di drammatiche dittature come nel caso dell’Egitto oppure, nelle disumane monarchie del Golfo, non ha nemmeno consentito che si potesse scendere in piazza per protestare e per chiedere finalmente il riconoscimento dei diritti civili per i cittadini.

Ma tutto (almeno qui in Medio Oriente n.d.t) ha avuto inizio con il drammatico conflitto israelo-palestinese – datato ormai più di mezzo secolo prima – non appena si spense l’eco del secondo conflitto mondiale;   anche se poi, nei vari passaggi, ha finito con l’investire i delicati equilibri interni all’Islam finendo con il favorire la nascita di quell’”Islam Radicale” che alimenta la cosiddetta “Jihad Globale” che, ha caratterizzato tutto il “ribellismo musulmano” – certamente in Medio Oriente – ma anche arrivando a infiltrarsi in quasi tutta l’Africa e, lambendo (pericolosamente) le periferie degradate della civilissima Europa. 

Questo caos-geopolitico ha prodotto alcuni “fenomeni” di terroristi (se dobbiamo ragionare per forza con i parametri occidentali). Negli anni ottanta del Novecento e poi, nel decennio successivo, all’interno del “ribellismo islamico”, si andava affermando il “network” riconducibile alla guida di Osama Bin Laden che aveva saputo riunire le istanze dei musulmani : era nata ufficialmente Al Qaeda che avrà il suo apice negli attacchi alle Torri Gemelle a New York (2001). 

Il problema fu sottovalutato o non capito affatto e, la dimostrazione furono poi, le disastrose campagne militari – vere e proprie guerre colonialiste – che la coalizione guidata dagli Stati Uniti (più tutti gli altri, compresa l’Italia n.d.t) hanno reso il mondo un posto molto meno sicuro per milioni di cittadini. I disastri sono sotto gli occhi di tutti : oltre alla distruzione dell’Iraq (all’inizio della famosa “esportazione della democrazia” guidato da Saddam Hussein n.d.t), preceduta dalla guerra in Afghanistan, c’è stata prima la guerra in Libia (era il 2011 n.d.t) per liberare il paese nordafricano da Gheddafi e, quasi in contemporanea, la drammatica guerra civile fatta divampare in Siria e, quella nello Yemen, il paese più povero dell’area. Tutte queste crisi hanno due fattori coincidenti : la folle decisione dell’ex presidente americano Bush Jr e, il tentativo altrettanto folle di voler stanare il terrorismo jihadista praticamente in tutto il mondo. Ma anziché riportare l’ordine e la pace, questi drammatici errori commessi dai leader politici europei, americani, africani e mediorientali, senza ovviamente tralasciare l’Asia e, con essa la Cina e, uno dopo l’altro quei paesi dove i musulmani non solo sono la maggioranza come etnia ma occupano anche i primi posti per religione – paesi dove sono totalmente assenti i diritti umani e la democrazia – rappresentano la frontiera dove potrebbero divampare i prossimi incendi se, quei stessi leader non riusciranno a fare tesoro dagli errori di valutazione del recente passato.

Negli ultimi giorni del 2016, improvvisamente quel conflitto che vede contrapposti israeliani e palestinesi è tornato di drammatica attualità. Come spesso accade per decisioni prese (e stabilite dallo stato ebraico n.d.t) e dal primo ministro, Netanyahu.

All’interno di Israele e dell’opinione pubblica di quel paese, negli ultimi anni, ha preso sempre più piede, spazio politico e potere l’estrema destra – quella    più oltranzista, reazionaria – che sogna di cancellare i palestinesi dalle loro terre. Questa destra è potentissima anche all’interno del parlamento e, per soddisfare queste “mire colonialiste”, Netanyahu, ha varato un disegno di legge che autorizza i “coloni ebrei” a costruire sia a Gerusalemme est sia nei Territori Occupati sia in Cisgiordania. 

Si tratta – come poi ha ratificato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di “insediamenti illegali” – che non possono essere edificati su quella terra che non appartiene ai coloni. 

Questa clamorosa bocciatura di Israele è potuta passare con la storica astensione degli USA voluta da Obama.

La decisione dell’amministrazione Obama ha irritato il presidente eletto che, ha subito dato man forte, alle critiche (molto pesanti) del presidente israeliano, nei confronti delle Nazioni Unite; Trump però ha calibrato male il tono delle sue parole e, alla fine, ha finito con lo spingersi, come suo costume, molto oltre. 
Il giorno seguente al voto della risoluzione dell’ONU, il presidente eletto, usando i social e il suo account Twitter, un’ora dopo l’altra, iniziava a gettare “fango” con i suoi celebri “cinguettii” – prontamente riportati da tutti i siti di notizie e, praticamente, come hanno fatto tutti i quotidiani americani – all’indirizzo delle Nazioni Unite. 

Ne è venuta fuori una critica estremizzata e, per nulla consona alla figura istituzionale di un presidente di una super-potenza, seppure in declino, come quella americana : ma #TheDonald, non è tipo da guardare troppo alla “buona educazione istituzionale”, per lui queste, sono cose “superate”, di nessuna importanza egli, si sente in dovere di poter criticare e attaccare chi vuole, dato che è uscito vincitore dalle elezioni e dalla peggiore campagna elettorale di sempre.

Estremizzando la sua critica, Trump scrive : 

“Le Nazioni Unite sono un club dove la gente si ritrova a fare chiacchierare e a divertirsi”. 

Il finale è un crescendo : #TheDonald e la sua squadra di generali e potenti petrolieri, non hanno per nulla gradito che, il Consiglio di sicurezza ONU, abbia richiamato e condannato Israele e, si sia addirittura spinto a intimare l’alt agli “insediamenti illegali” ai danni del popolo palestinese. Del resto l’amministrazione Trump, ha già fatto intendere che non avrà alcun riguardo per il diritto di esistere della Palestina. All’interno dello staff presidenziale considerano i palestinesi alla stregua dei più efferati e pericolosi criminali nonché, dei fondamentalisti islamici pronti alla Jihad-Intifada e, quindi, in virtù di questo schema, #TheDonal si schiera preventivamente dalla parte di Israele e conclude : “Il Palazzo di Vetro ha un potenziale enorme” ma, lo “impiega male” e quindi giunge alle sue conclusioni “non ha futuro, meglio chiuderlo”.

Così parlò il presidente eletto.
Da queste frasi abbiamo provato a immaginare cosa potesse accadere se, dalle minacce si passasse alle “vie di fatto” e, in un colpo solo si chiudesse per sempre la sede storica del Palazzo di Vetro, nella città della “Grande Mela” e quindi si procedesse alla chiusura definitiva dell’ONU. 

Quali sarebbero gli scenari futuri?

“La Nuova Santa Alleanza”

Scopriamolo in questo racconto di fantasia ma che, presto o tardi.

Sede della Trump Ocean Club International Hotel & Tower (Panama) : Incontro segreto tra gli staff di Trump e degli uomini del presidente russo, Putin.* 

L’incontro era stato preparato stando bene attenti ai più insignificanti dettagli : il magnate della “Grande Mela” – alias New York – il grande imprenditore e anche uomo di successo del vorace mondo televisivo americano, quello più trash e dei talk show – dato ormai in grande ascesa, anche per l’altro mondo quello della politica, era stato categorico, come suo solito. 

Tra un impegno e l’altro aveva radunato tutti i suoi subalterni (come gli piaceva chiamarli negli slanci piuttosto rozzi e un tantino razzisti … affermavano i suoi numerosi detrattori sparsi, un po’ ovunque in America e chissà in quale altra parte del mondo dove, il magnate, il “palazzinaro” 

…come si usa dire dalle mie parti.

Il corruttore avesse un qualche barlume di interesse o, come egli stesso ama dire “affari”) e, una volta messi in fila indiana nella sala-conferenze della “Trump Tower” qui a Manhattan aveva iniziato a catechizzare, a uno a uno, i suoi collaboratori-subalterni.
-A che punto siamo con i preparativi? – domandò piuttosto di cattivo umore Donald Trump al suo braccio destro, colui che aveva il compito di tenere le fila con l’estero e, soprattutto con Mosca.

Lo zelante collaboratore di #TheDonald – come lo chiamavano anche importanti firme del giornalismo americano – tirò fuori il suo “i-pad” – una macchina perfetta per avere tutto il mondo a portata di mano e di click – e guardò rapido, a che punto fossero arrivate le “trattative” per un incontro al vertice con il potente “ nuovo Zar” di Russia, al secolo : Vladimir Putin.
Il magnate americano era un amico di vecchia data dell’”uomo forte” di Russia e, poi, negli ultimi tempi, era stato proprio #TheDonald con il suo grande impero e, a sua volta con tutta la “grande finanza” che conta – quella che in un attimo è in grado di muovere miliardi di dollari di investimenti – in men che non si dica, a tenere a galla la Russia, dopo i ripetuti embarghi voluti sia dall’Onu sia dall’amministrazione dell’odiato presidente “negro”, come era solito etichettarlo Donald J. Trump quando, magari si trovava, nel pieno di qualche cena d’affari oppure, in qualche pausa televisiva dei suoi innumerevoli appuntamenti televisivi con i quali, era riuscito a diventare familiare e popolare per milioni di americani. Non si limitava solo a sbeffeggiare il colore della pelle dell’attuale presidente americano ma, anni addietro, all’epoca del “primo mandato”, (il 2008) era stato uno dei primi, sicuramente il più attivo, nel suonare la carica allo sbandato, depresso partito repubblicano (“il vecchio Gop”, come lo chiamano qui in America sia chi lo ha sempre votato sia chi, e sono milioni, non hanno mai dato il loro voto per un esponente conservatore), riuscendo a indicare la strada con la quale indebolire, giorno dopo giorno, non solo e non soltanto l’esecutivo del “negro” ma lo stesso partito democratico … anche se poi, a ben vedere, qualcuno, in tempi non sospetti e, proprio a ridosso di questi fatti che vi sto narrando; aveva prodotto, inequivocabili dimostrazioni che, almeno per una lontana stagione, il magnate-newyorkese, avesse fatto persino parte dei democratici ma, poi, se ne era andato, capendo all’istante che, in quel partito non c’era alcun spazio per chi avesse in mente di sparigliare le carte… 

Dicevo, appunto, che #TheDonald era stato il primo a far capire ai conservatori (con la bava alla bocca per l’onta subita di essere stati battuti da un “negro”) come mettere in discussione la leadership del politico che aveva riacceso la speranza in tutta l’America, soprattutto quella della comunità afroamericana. Iniziò una campagna durissima. Intraprese una campagna “dell’odio etnico” che mirava a convincere gli americani (quelli che si lasciavano facilmente suggestionare) che Barack Obama, con quel “razza di nome”, diceva nelle prime interviste e apparizioni televisive, in cui sondava il terreno di quel che poi sarebbe accaduto, il semi-sconosciuto Donald Trump : uno dei tanti imprenditori di cui l’America ne è sempre stata costellata “non può essere un vero americano” e subito incalzava la telecamera e, il malcapitato giornalista che lo stava intervistando con epiteti irripetibili “ve lo dico io chi è Obama : è un’impostore. Andrebbe destituito. Non è il vero presidente degli Stati Uniti”.
Questo episodio sognò l’inizio di quel fenomeno che anni dopo, tutti gli analisti e gli esperti di comunicazione hanno chiamato con un nuovo neologismo : era nata la stagione della ‘Post-Verità’. Un nuovo-vecchio modo di “narrare” e di informare : un modo manipolizzante di imporre una “verità di parte”, assolutamente non veritiera ma in grado di fare breccia nell’opinione pubblica, compresa quella americana.

Il collaboratore di Trump stava osservando gli ultimi dati prima di rispondere al grande imprenditore. Passò ancora qualche minuto e, a quel punto #TheDonald, sbottò.

-Allora ce l’abbiamo una data o devo intervenire io?

-No Donald, stiamo attendo che “lo Zar” – così lo chiamavano nel “Clan Trump”, in quel periodo – ci comunichi quando è libero dagli impegni internazionali.

-Ma voi gli avete detto che voglio incontrarlo e che è urgente?

-Certamente!

Non appena l’uomo che curava i rapporti con la Russia disse quella semplice parola, uno dei telefoni portatili di #TheDonald, squillò.

Dall’altra parte della cellula telefonica la voce imperiosa di uno dei suoi tanti avvocati gli stava comunicando qualcosa di molto importante. Quella telefonata lo innervosì. Certo, non lo sorprese poi più di tanto ma, almeno inizialmente, la cosa lo infastidì, in modo indicibile.

I tipi come #TheDonald, imprenditori che muovono miliardi di dollari con i loro affari – quelli che i vari detrattori o peggio gli attivisti che odiano la “grande finanza” chiamano “sporchi capitalisti” – non amano essere colti di sorpresa. Preferiscono di gran lunga avere tutto sotto controllo e, tassativamente, amano avere l’ultima parola, quella decisiva.

Il giovane avvocato alle dipendenze di Trump lo convocò nella loro stanza off-limits.  

Era la stanza-studio dove Donald Trump organizzava i “summit segreti”. I fortunati che potevano metterci piede si potevano contare sulle punte delle dita. 

Con una scusa qualunque, il magnate ordinò il “rompete le righe” di tutti i collaboratori e, essendo quello un venerdì decise di concedere l’intero week-end libero a tutta la squadra.

-Ci rivediamo qui alla base lunedì mattina puntuali alle undici.

Dieci minuti dopo, Trump, si ritrovò nella stanza-studio della “Trump Tower” con tutta la squadra dei suoi legali. Intuì che ci fosse qualcosa di grosso che bolliva in pentola, del resto, non è che non avesse pendenze varie in giro per l’intera America ma, anche se così fosse, pensò tra sé, in quei momenti in cui la riunione non era ancora ufficialmente iniziata; nulla giustificava quella convocazione in fretta e in furia, tanto da fargli disdire tutti gli impegni già presi. 

Quando “Donald” (come lo chiamavano lo stuolo di avvocati che finivano sul libro paga che si onorava del prezioso autografo) si trovava di fronte ai suoi legali era, una delle rare occasioni che concedeva a qualcuno che non fosse lui, di dettare la linea della riunione. In una parola, non era lui il principale artefice del summit. Davanti a quegli “uomini di legge” capiva che doveva rimanere in silenzio anche se poi, a voler guardare in profondità; anche con gli avvocati era sempre #TheDonald a impartire gli ordini. Non del tutto però, capitava che qualche volta, anche il “grande palazzinaro” dovesse, accettare le regole e fare esattamente ciò che gli si chiedeva di fare. 

Mancavano esattamente sei mesi all’inizio della lunga cavalcata elettorale che dopo oltre un anno di sfide e duelli avrebbe condotti tutti a scegliere il nuovo presidente statunitense : colui o colei (si c’era la possibilità che fosse per la prima volta una donna a diventare il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti) che avrebbe preso il posto del “negro”. Finalmente. Si doveva passare prima dalle sfide per la leadership del partito di provenienza – stava spiegando il capo dei suoi legali – ma, in tutta franchezza, Trump, non capiva il perché stavano perdendo del tempo – sicuramente prezioso per qualche affare, in qualche posto d’America – addirittura parlando del “viatico che serve per arrivare a Washington e per entrare dall’entrata principale della Casa Bianca”, disse il grande avvocato, uno dei più importanti di New York. 

Donald Trump, era sempre impaziente quando si trovava catapultato in qualcosa che non era stato né organizzato né pensato da egli stesso, in prima persona. A un certo punto reclamò la possibilità di poter intervenire nella discussione.

Permesso accolto e concesso : in fin dei conti era pur sempre il “boss di tutti” quelli che si trovavano all’interno della stanza-studio, in quella storica giornata, quanto lo fosse, in realtà, non era in grado di saperlo neanche #TheDonald. 

Lo avrebbe scoperto di lì a pochi istanti e la svolta fu proprio alimentata dal suo intervento.

-Spiegatemi cosa sta accadendo : cosa significa tutto questo? Da quando in qua, ci interessa la macchina organizzativa delle elezioni presidenziali?

Rispose il capo del collegio-avvocati di #TheDonald. 

-Donald devi candidarti alle elezioni: il tempo c’è ma, non possiamo perdere neanche un istante. Devi decidere adesso. Ora.

-Che cos’è questo? Voglio saperlo! Se è uno scherzo, sappiate, che non è divertente : ma vi pare a voi che con tutti gli impegni e i progetti che ho, io posso perdere tempo per la politica?

-Non è uno scherzo, Donald – rispose perentorio l’avvocato penalista del magnate.

Non poteva crederci. Non voleva crederci : e poi, quella era una idea che non stava in piedi. 

-Scusate ma che cos’è questa novità?

A quel punto tutta la squadra di legali del magnate-newyorkese si adoperò per spiegare a Trump, il motivo principale per il quale se, avesse accettato di correre prima alle primarie e poi alle presidenziali : le proiezioni in loro possesso, lo davano addirittura vincente.

Ora, neanche per un personaggio sopra le righe come Trump che, apprende, in modo del tutto rocambolesco di dover “scendere in campo per le Presidenziali” poteva lasciare le cose immutate. Come se nulla fosse accaduto. Il fatto era presto spiegato : anche il magnate Donald Trump, non poteva paragonare quel momento, a qualcosa che avesse già vissuto, in precedenza. Ritrovarsi, improvvisamente, come il principale candidato a diventare presidente degli Stati Uniti, non può essere, una “notizia facilmente assimilabile”. 

Digeribile.

Donald Trump è perplesso. Stenta a credere a ciò che ha appena ascoltato dalle voci, tutte illustri del suo collegio di avvocati. 

-Va bene quanto tempo mi resta per prendere una decisione? – chiese il magnate rivolgendosi agli illustri interlocutori, tutti protagonisti delle arene dei tribunali di New York e del resto d’America.

-Al massimo entro la fine di questa giornata la decisione deve essere presa.

-Ma lo sapete che io non faccio parte di nessuno di dei due parti o forse, fate finta di non ricordarlo?

-No, non lo ignoriamo, anzi lo sappiamo benissimo ma credo che sia un problema facilmente risolvibile.

Trump guardò dritto negli occhi il suo legale di punta quello in grado di battere qualsiasi corte. Lo guardava non proprio in modo amichevole. Dal suo punto di vista, qualcosa, non tornava. Come poteva accadere che, da un giorno all’altro, lui, Donald Trump, potesse essere addirittura il candidato vincente delle prossime elezioni?

-Dimmi esattamente cosa sta accadendo? Cosa è successo per indurvi a venire qui da me, oggi, e, uscirvene con questa storia ridicola?

-Senti Donald la situazione è questa : tu sei l’unico in grado di fermare i democratici e il loro folle piano di portare alla Casa Bianca quella “corrotta” di Hillary Clinton!

-D’accordo risparmiami la favoletta. Non ne ho voglia di buttare milioni e milioni di dollari in una cosa senza senso.

L’avvocato a quel punto decise di rompere gli indugi.

-C’è bisogno di una svolta. Bisogna cambiare tutto. Bisogna stravolgere tutto. Farla finita con i migranti, i musulmani, i negri. Bisogna fermare la follia della politica della globalizzazione.

Quelle parole fecero capire a Donald che non aveva margine di manovra : doveva fare lo sforzo di buttarsi nella mischia e, il resto sarebbe arrivato di conseguenza.

-Va bene sono pronto se questo serve a invertire la rotta. 

L’avvocato fece un giro di telefonate, giusto il tempo che Donald riuniva parte della famiglia per dare la “notizia sconvolgente”.

-Ancora una cosa, Donald : ti candiderai con il Gop, il partito repubblicano – disse l’uomo di legge, alle strette dipendenze di Trump.

-Certo mi sembra l’unica cosa saggia che è stata detta fino a questo momento.

La risposta irritò l’avvocato che lo riprese duramente.

-Non pensare sia un gioco, Donald, perché non lo sarà! Sarà durissima, non penserai che si diventi presidente degli Stati Uniti senza metterci tutte le energie indispensabili per vincere … Perché tutto questo, ha un senso solo se vincerai … Mi sono spiegato, Donald?

-Perfettamente!

Mesi dopo, Donald, stava ripensando a quel lontano giorno e ora che era nel pieno dell’agone politico per la conquista del vecchio Gop e poi di guadagnarsi il diritto a giocarsi la possibilità di prendere possesso della Casa Bianca, il luogo dove si poteva guardare tutti dall’alto al basso : una cosa che gli era sempre piaciuta; in lui c’era un ghigno di soddisfazione, soprattutto se “quella certa cosa” che gli era stata promessa dagli uomini di punta dello staff che lo avrebbe portato, in pompa magna sul ponte di comando. 
La telefonata che tutto il “Clan Trump” stava attendendo arrivò puntuale : l’incontro segreto tra i vertici di Putin e quelli di Donald, si sarebbe fatto, a poche settimane dal voto di novembre.

  

Colloquio tra Trump e Putin…

Interno della suite esclusiva della Trump Ocean Club International Hotel & Tower di Panama : i due staff si danno appuntamento ventiquattro ore prima dell’incontro al vertice tra gli amici di vecchia data, Donald Trump e Vladimir Putin. Per l’occasione, il magnate da disposizione che, il suo hotel di super-lusso fosse chiuso al pubblico, in modo che entrambi i personaggi potessero parlare senza intralci e problemi.
Nella giornata che precedette il summit segreto, uomini della sicurezza privata, alle strette dipendenze di #TheDonald e, quella dei servizi segreti russi si trovano già a Panama. Il lavoro non manca. Bisogna setacciare praticamente ogni metro quadro per cercare di prevenire se, ci fosse qualche male intenzionato; qualche nemico giurato di dei “uomini in vista” e, se, in ultima analisi – lungo il percorso – ci fosse la presenza di qualche cimice o peggio di qualche ordigno pronto a brillare al passaggio del lungo cordone di macchine a vetri scure e di rappresentanza.

Panama, ore 10 del mattino : inizia ufficialmente il colloquio segreto tra Donald Trump e Vladimir Putin. 

-Benvenuto Vladimir – esordì il magnate piuttosto di buon umore e completamente a suo agio con il potente ospite. 
-Buongiorno Donald : è sempre un piacere ritrovarti e poi, devo ammetterlo, adoro venire qui a Panama.

-Lo sai sei sempre il nostro ospite di riguardo.

Entrarono subito nel cuore del discorso e del motivo per cui si erano dati appuntamento a ridosso del voto elettorale americano. Come era facilmente intuibile, quello, per #TheDonald, è un periodo di grandi impegni, praticamente non si fermava mai, nel suo dispendioso impegno di visitare, in lungo e in largo, quella parte di America che, a detta del magnate, era stata colpevolmente “messa da parte” dal Partito Democratico statunitense e, ora, questa stessa America reclamava attenzione e soprattutto, volevano tornare a “far sentire la loro voce”. 

Arrabbiata. Disperata. Una voce ostile.

A rompere gli indugi fu il presidente russo.
-Caro Donald ascoltami bene. La proposta che ti sottopongo se verrà accettata avrà dei vantaggi per tutti.

-Ti ascolto dimmi pure.

-Non sto qui a menarla troppo per le lunghe sul problema degli embarghi per il mio paese e per le sanzioni decise in seno all’Onu ma, se tu vorrai seguirmi allora, possiamo ribaltare tutto. Creando i presupposti per un “Nuovo Ordine Mondiale”.

Trump non si scompose. Sapeva esattamente quale fosse il “codice comportamentale” con il “nuovo Zar di Russia”. Consisteva in due semplice mosse. Bisognava stare in silenzio e ascoltare poi, eventualmente, se si veniva interpellati, allora e solo in quel preciso istante, si aveva la facoltà di poter prendere la parola.

Valeva anche per Donald Trump. 

Il magnate dunque si mise in una condizione di attesa e, nel frattempo, ascoltò attentamente il discorso-lezione di Vladimir Putin. 

A differenza di altre occasioni, l’”uomo forte” di Mosca, era in vena di fare clamorose rivelazioni. Come suo solito dava l’impressione di avere tutto sotto controllo ma quella, in realtà, non era una semplice impressione : esattamente era la realtà dei fatti.

-Insieme possiamo fare grandi cose. Nessuno sarà in grado di opporsi alle nostre decisioni, neanche quelli delle Nazioni Unite. Il passaggio fondamentale – disse a bruciapelo il presidente russo – sarà la tua elezione a presidente degli Stati Uniti. 

L’aria della suite di super-lusso dell’Hotel del magnate-newyorkese venne come squarciata da quelle parole – molto impegnative – appena pronunciate da Putin.

-Tu ti insedierai alla Casa Bianca con relativa facilità, non preoccuparti e, a quel punto possiamo dare inizio al grande “Risiko internazionale”. 

Nulla sarà più come prima.

Trump sembrava sinceramente impressionato dalle parole dell’illustre (e potentissimo) ospite ma, fu abile a non commettere errori. 
-La prima mossa da fare è quella di procedere con una serie di annunci che mirano al “Protezionismo” in campo economico … In questo modo farai capire all’elettorato che ti occuperai degli americani. Degli ultimi. Di quelli che hanno perso il lavoro. Questo di consentirà di avere “mani libere” nel far capire che l’America, d’ora in avanti guarderà principalmente in casa sua. Alle sue aziende. Alla sua economia. 

Incredibilmente – constatò Trump – quelle parole e quel programma d’intenti era quello che gli era stato suggerito dagli uomini più vicini al suo entourage. 

Era l’inizio di una nuova éra.

Il presidente russo era un “fiume in piena”. Ormai stava tenendo la sua personale “lezione magistralis” da più di due ore e, da qualche minuto stava trattando il delicato argomento della “geopolitica internazionale”. 
-Appena diventerai il nuovo presidente americano nascerà un asse inedito tra Mosca e Washington. Qualcosa che non si è mai visto. Tu detterai la nuova linea mentre io risolvo le annose questioni medio orientali. Mentre tu sei impegnato a ricostruire i rapporti con Tel Aviv, io insieme a Erdogan mettiamo “ordine” in Siria e in Iraq. 

A quel punto Trump fu invitato a intervenire nella discussione.

-Concordo in pieno c’è bisogno di un “nuovo Ordine Mondiale” tuttavia, dobbiamo creare i presupposti per far partire il programma – propose il grande imprenditore, nato a New York.

-Certamente. Abbiamo bisogno di un appiglio e di sottoscrivere un’alleanza segreta tra noi che ci leghi indissolubilmente, uno all’altro.

Era il prologo finale. Sarebbero passati soltanto alcuni istante, poi, Putin avrebbe scoperto del tutto le sue carte. A quel punto, la decisione sarebbe finita tra le mani di Trump. A lui spettava l’ultima parola.

-La Russia e io, Vladimir Putin, daremo un supporto decisivo alla tua vittoria elettorale alle prossime elezioni presidenziali ma, dobbiamo procedere con il “Piano di chiusura delle Nazioni Unite”. Se tu accetti saremo in grado di creare una nuova organizzazione che si occuperà di riportare “ordine e disciplina nel mondo”.

-Si questo è anche il nostro obiettivo e lo annunceremo direttamente dal “Trump world Tower”, il mio grattacelo alto 262 metri e che è composto da 72 piani. Si trova esattamente nello stesso quartiere delle Nazioni Unite. Ho sempre pensato che la sede ONU non incida più come una volta. Sono per chiuderla perché è una perdita di tempo. E io detesto perdere tempo.

L’alleanza era stata sancita e, mentre il mondo intero ignorava tutto quello che era stato stabilito, ora, i due grandi uomini-amici stavano affrontando un argomento delicato : la Cina. 

Non era un mistero per nessuno che Mosca, da molti anni, non aveva un vero e proprio “feeling diretto” con Pechino e, tutto sommato, non si opponeva (in via di principio) all’asse che si andava prefigurando tra Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud in chiave anti-cinese e contro, l’altra Corea, quella del Nord considerata sia da Putin sia a maggior ragione da Trump “una seria minaccia sul piano della guerra nucleare” sbandierata ai quattro venti dal leader Kim Jong-un, praticamente ad ogni occasione.

-Non resta che brindare – disse in modo cerimonioso e ufficiale il presidente russo – Brindo al nuovo Presidente degli Stati Uniti, brindo a Donald Trump!

A questo punto era la volta di Donald Trump di scoprire (per intero) le carte in suo possesso. Sapeva esattamente cosa dire e come dirlo davanti a Putin, in pratica, dalle retrovie del “Clan Trump” era stato ben catechizzato da personaggi molto in vista e, che a elezioni vinte, avrebbero fatto parte della sua amministrazione. 

-Ci vuole mano ferma e noi l’avremo – esordì #TheDonald in quello che, a tutti gli effetti, poteva considerarsi il vero “discorso di investitura” davanti e al cospetto dello sponsor più in vista : il “nuovo Zar di Russia” – Abbiamo le idee chiare di chi dovremo colpire. Migranti. Musulmani e nemici dell’America e del nostro profitto economico. Non consentiremo più a nessuno di fare ciò che vogliono. Renderemo l’America ordinata e daremo spazio e consensi ai bianchi. Nessuno potrà mettersi di traverso.

Non c’erano dubbi : Trump e Putin sapevano parlare la stessa lingua quella autoritaria e anti-democratica.

-Dal punto di vista della politica estera, la “Mia America” non si occuperà più di Medio Oriente ma tuttavia, chi non si sottopone ai “nostri dettami” dovrà pagarne le conseguenze. Anche la Cina. Anche l’Europa che non potrà più venire in America a vendere le proprie merci senza pagare dazi di entrata. Ma soprattutto nei primi cento giorni ci occuperemo subito di “espulsioni di massa” per gli immigrati clandestini – disse in crescendo un Trump perfettamente calato nella parte del “nuovo uomo forte d’America” – e, nei passi successivi ci occuperemo di Messico e della chiusura delle Nazioni Unite. 

E’ finita per tutti,

“l’era della pacchia”…

*Questo è un racconto di pura fantasia scritto da Bob Fabiani. 

Scritto da Bob Fabiani

Foto fonte: Wikipedia.
               

Lo Staff Presidenziale di Donald Trump

E’ tutto pronto in seno alla squadra che dovrà accompagnare #TheDonald nella sua avventura alla Casa Bianca. 

Ecco tutti gli “uomini del Presidente”, come recitava di un famoso film dedicato alle “questioni presidenziali”.

Mike Pence:

Vicepresidente. Favorevole alla privatizzazione della previdenza sociale, contrario all’uguaglianza dei diritti per gay e lesbiche.

Rex Tillerson:

Segretario di stato. Amministratore delegato Exxon – che ha lasciato dopo 42 anni e, con una buonuscita da 180 milioni. La compagnia petrolifera da lui guidata è la più grande del settore, in tutto il mondo e uno dei principali investitori stranieri in Russia. Vladimir Putin gli ha conferito personalmente l’ordine dell’amicizia, una delle massime onorificenze russe. 

Steven Mnuchin:

Guiderà il Tesoro. Produttore di Hollywood, per 17 anni alla Goldman Sachs. Ha accumulato miliardi di dollari durante la crisi immobiliare del 2008. 

James Mattis:

Titolare della Difesa. E’un generale in pensione, ha avuto un ruolo fondamentale in Iraq. Ha detto: “E’ divertente sparare a certa gente”. Soprannome che gli hanno dato i suoi soldati dopo la battaglia di Falluja : Mad dog.

Jeff Sessions:

Promosso alla guida della Giustizia. Ha dichiarato che i migranti sono un danno per i lavoratori statunitensi e chi è senza documenti dovrà “autoespellersi”.

Wilbur Ross: 

Commercio. E’ un miliardario, specializzato nel prendere in prestito soldi per comprare aziende sull’orlo della bancarotta. E’ stato definito “re del debito”.

Andrew Puzder:

Lavoro. Amministratore delegato di una catena di fast food. La sua azienda è stata accusata di violazione dei diritti dei lavoratori e di pubblicità sessiste.

Tom Price 

Sanità Ex medico, senatore, ha promesso di smantellare l’Obamacare. E’ contrario a ogni forma di copertura sanitaria per chi abortisce. Ha chiesto che i feti siano protetti dalla costituzione.

Besty De Vos:

Istruzione. Presidente dell’American foundation for children, un gruppo contrario ai fondi per le scuole pubbliche.

Michael Flynn:

Consigliere per la sicurezza nazionale. Altro generale in pensione voluto a tutti i costi dal presidente eletto. Sostiene che l’islamismo è un “cancro feroce” che va estirpato dal corpo dei musulmani. 

Rick Perry:

Guiderà il dicastero dell’Energia. Ex governatore del Texas. Nel 2012 voleva abolire il dipartimento che oggi è stato chiamato a dirigere.

Scott Pruitt: 

Agenzia per la protezione ambientale. Ha guidato le battaglie legali contro le iniziative di Obama in difesa dell’ambiente. Ha messo in discussione il cambiamento climatico. 

Linda McMahon:

Small business administration. E’ stato a capo di una grande azienda che si occupa di wrestling. Ha donato più di 6 milioni di dollari per la campagna elettorale di Trump. 

Mike Pompeo:

Guiderà la Cia. Ha chiesto al congresso di reintrodurre le intercettazioni di massa e un rafforzamento delle capacità di sorveglianza degli Stati Uniti.

Jay Clayton:

Guiderà la Sec. E’ uno dei vecchi lupi di Wall Street, avvocato che ha difeso i colossi finanziari come Goldman Sachs e Barclays, voluto a tutti i costi da Trump. Questa scelta è una beffa per tutti gli elettori che hanno pensato (e creduto) che #TheDonald fosse il presidente che avesse un occhio di riguardo per i lavoratori bianchi e impoveriti dalla crisi finanziaria prodotta proprio da quei colossi un tempo, difesi, strenuamente dall’avvocato. 
(Fonte.:politico;cnn;washingtonpost;thenation;usatoday;theguardian;nytimes)

Link

-www.politico.com/blogs/donald-trump-administrations/donald-trump-cabinet-memberslist-of-choices-picks-and-selections-so-far;

-edition.cnn.com/politics:

-https://www.washingtonpost.com/world/national-security/us-intercepts-capture-senior-russia-officials-celebrating-trump-win;

-www.thenation.com;

-www.usatoday.com;

-www.theguardian.com/technology/russia-election-hacking-hearing-congress;

-www.nytimes.com;

-trumpsworldtower.com;

-https://www.trumpshotels.com/panama

Scritto da Bob Fabiani

-bobfabiani.blogspot.com;

-twitter:@BobFabiani;

-facebook.com/profile/Bob Fabiani

      

 

                                                 

Aquarama

​#AQUARAMA

Nella mente di ognuno di noi anche se non appassionato di nautica esiste un’idea innata legata al concetto di barca, quest’idea ricalca una forma che abbiamo più o meno coscientemente visto e rivisto da circa cinquanta anni.

Correva l’anno 1962 quando sul lago d’Iseo dalla matita dell’ingegner Carlo Riva nasceva una barca destinata a riscrivere la storia della nautica da diporto mondiale. 

Riva disegnò non solo una barca estremamente bella ed elegante, ma progettò quella che a sua insaputa diverrà un’icona di stile, un riferimento sempre attuale che ancora oggi è possibile riconoscere nelle linee delle barche moderne.

Il successo globale di Aquarama trova fondamento nelle eccellenti qualità nautiche dello scafo, più di 50 nodi di velocità massima, nella ricercatezza dei materiali di costruzione, legno di mogano massello per fasciame e telaio, nell’attenzione maniacale dei dettagli stilistici e nelle linee che ne hanno fatto un evergreen, da tutti riconosciuto come modello di stile italiano anni 60’ inconfondibile e inimitabile ancor oggi. 

Tra gli armatori più celebri di Aquarama che hanno contribuito a costruirne il mito troviamo le star del cinema di Hollywood, le dive della dolce vita Italiana, e numerose famiglie reali.

Aquarama è protagonista ancora oggi nonostante abbia più di cinquant’anni di svariate pellicole cinematografiche, campagne pubblicitarie e set fotografici, a testimonianza del fatto che la sua linea senza tempo lo consacri come icona intramontabile.

Possedere Aquarama al giorno d’oggi, come allora, è segno di grande esclusività e ricercatezza, al pari di guidare una Ferrari 250 Gto o di indossare un Breguet Tradition Tourbillon.

Riva S.p.A.

Fondata da Pietro Riva nel 1842 a Sarnico 

Gruppo Ferretti S.p.A.

www.riva-yacht.com


Scritto da Edoardo Ridoli

Tutti i marchi e i loghi riportati appartengono ai rispettivi proprietari.

Foto fonte: Wikipedia 

Il Derby…

                                                            LA SETTIMANA CHE PRECEDE IL DERBY

Lunedì:

Sguardo veloce ai risultati del fantacalcio, letta a qualche diffidato “avversario” pensando «potevano ammonirlo, questo ci dà sempre fastidio», i tuoi li conosci, li hai seguiti durante la partita, sai che non potevano tradirti e sai anche che te non li avresti fatti giocare e rischiare quel dannato giallo.

Martedì:

Provi a non pensarci, sulla tua radio sintonizzi “RDS” e “Latte e Miele”, ma anche lì ti parlano di sicurezza, di orari, che di giorno siamo tutti più bravi.

Mercoledì:

Cerchi di non chiamare nessuno che te ne possa parlare, ricordare. D’altronde ci manca solo qualcuno che ti metta addosso altra ansia. Rispondi solo agli amici di sempre… loro capiscono, loro sanno, loro stanno come te!

Giovedì: 

Anche non volendo e anche se non te ne importa, ti inventi una scusa con te stesso e vedi quale è la persona designata a dirigere la partita. «Proprio quello che li ha aiutati l’altra volta!!! E che diamine!!!»

Venerdì:

Non resisti e inizi a rivederti vecchie cose e sentirti di tutto. Conduttori, inviati, giornalisti, opinionisti, ma nessuno ne parla come vorresti, stanno tutti a pensare al contratto di questo o a chi potresti comprare l’anno dopo o al bilancio che non si sa se sarà in positivo e c’è addirittura chi li chiama e ne discute. Dentro di te monta la rabbia, in primis verso te stesso (li hai voluti sentire te!), e poi pensi «Aho, domenica si gioca!!! Dobbiamo pensare solo a questo!!! Questi so’ tutti matti!!!» Allora chiami l’amico di turno che non ti risponde con il classico ‘Pronto’, ma dicendoti: Sto sotto casa che ti aspetto!!! La risposta è semplice: 5 minuti e passo dajeeee.

Sabato:

Monta la tensione. Cerchi di organizzarti più cose possibili cercando di non pensarci. Stai a contatto con persone alle quali non interessa niente di calcio per evitare di parlarne ma .. NIENTE! Il risultato è l’esatto contrario di ciò che avresti voluto: passi la serata in silenzio pensando alla formazione, al possibile risultato, anche alla strada che farai per arrivarci. E la cosa peggiore che ti capita è che invece di lasciarti in pace, nel tuo “religioso” silenzio, vieni anche chiamato in causa e non credi alla domanda che puntualmente ti viene posta: “ma che ci vai domani allo stadio? Secondo te come finisce?” Ma che domanda idiota mi fai! Certo che ci vado allo stadio, sono 25 anni che non vengo al tuo compleanno perché festeggi quando gioca la Roma e pensi domani non ci vado? Sorrido a mezza bocca cercando di glissare l’argomento con un “sì sì ci vado, speriamo bene”, ma l’insistenza non conosce limiti “ma si dai, speriamo sia una bella partita”. Ma quale bella partita!!! Magari finisce 10-0!!! E pensi: mai più prima di una partita, mai più con questo tizio.

LA DOMENICA…

Apro gli occhi e penso “daje che ce la facciamo”.

Vago per casa cercando di fare qualcosa per far passare il tempo; l’appuntamento è alle 12.30 e sono solo le 9!!!

Fortunatamente mia moglie mi conosce e mi capisce e mi lascia in pace, quasi sempre da solo (anche perché sono diventato insopportabile). Qualche gesto abitudinale. Due chiamate. Accendo la tv, ma non riesco a seguirla. Di mangiare non se ne parla, basta un caffè. Finalmente le 12.00, adesso li chiamo e vedo se partiamo. Proprio come mi aspettavo, in 5 minuti siamo in macchina! Ormai è fatta. La solita strada, il solito parcheggio, la solita camminata, l’ingresso, le scale… ci siamo!

Guardi dall’altra parte: non ti piacciono i colori, i modi di essere, le persone, tutto praticamente!

Le due ore che rimangono le passi lì in mezzo a chi ti capisce, che anche se per due ore non dici una parola e non riesci a sorridere per i nervi tesi, non ti chiede perché o per come, lo sa.

La partita passa tra alti e bassi, tensioni, sigarette e unghie mangiate; tra sguardi fugaci e sospiri di sollievo per un rischio superato; guardi costantemente l’orologio visto il risultato che vede noi in vantaggio di un goal su di loro. Non passa mai. Poi il fischio finale, sorrisi, abbracci e finalmente nervi distesi. Sai che non prenderai in giro nessuno perché non vuoi che lo facciano a te, ma ti guarderai gli sfottò sui social network, vedrai le interviste in tv, sentirai la gente parlare…

con il sorriso di chi ha vinto stampato sulla faccia. 

D’altronde basta quello…

Ed ora seduto sul divano, diviso tra “Domenica sportiva” e “Controcampo” pensi «mi sa che al ritorno richiamo il tizio di ieri e ci esco nuovamente , ha portato bene!»

Scritto da Stefano Annicelli

Foto fonte: Wikipedia.